Il pensiero della morte

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Il pensiero della morte
La morte di un giovane venticinquenne strappato dall’affetto dei suoi cari per una malattia fulminante non può ridursi a un fatto di cronaca. Non si può allontanare in questo modo un mistero che ha invece bisogno di raccoglimento e di silenzio. Un silenzio abitato da una parola sul senso della vita, perché la morte di un giovane è contro natura, dovrebbero morire prima gli anziani e non i giovani che hanno davanti una vita da vivere pienamente.

Ma l’idea di morte sfugge ad una comprensione completa tramite la ragione, la morte come concetto astratto infatti non esiste, ciò che ha concretezza è solo la morte dell’individuo, o meglio, è solo l’individuo che muore. A differenza però di altri fenomeni della vita umana, noi non possiamo avere esperienza diretta della morte, pur vivendola, in quanto, come diceva Epicuro, “quando siamo noi non c’è la morte; quando c’è la morte, non siamo più noi”.

Oggi la nostra nostra società esorcizza il timore della morte con atteggiamenti contraddittori, quali il silenzio, l'uso di eufemismi che addolciscano la realtà e  un'ostentazione di immagini, come è possibile rilevare nei films, ma anche in alcuni servizi giornalistici televisivi. Tutto questo provoca una svalutazione del fenomeno non solo a livello emotivo, ma anche razionale, poiché la ‘morte spettacolo’ rende spesso passivi e non stimola a cercare il significato che tale evento ha. Ogni società, nel corso dei secoli, si è confrontata con questo tema che rimane  li a ricordarci che tutti i nostri affani tutti i progetti svaniscono in un  attimo di fronte alla morte  che è sempre improvvisa ed inattesa e non guarda se sei giovane o vecchio, ricco o povero.

Non è la morte che mi fa paura, ma la vita adesso che devo curare  e rendere serena. La vita dei  niei cari, la vita dei miei amici, la vita delle persone che incrocio per caso una sola volta nella vita, la vita delle persone che non ho mai conosciuto. Ed in vece ogni giorno invece di pensare che forse quello che compio potrebbe essere l’ultimo atto della mia vita cedo all’egoismo, alle ambizioni, alle arrabbiature,  insomma il comportarsi sempre senza rendermi conto che gli altri  hanno una loro vita che vivono senza di me e che li renderà sereni o tristi non per ciò che hanno vissuto con  me, ma per ciò che loro assumono come stile di vita. (blog di Giorgio Cortese)

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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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