La calligrafia

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La calligrafia
Un ultimo tocco di pennino, una scrollatina alla pergamena et voilà , la lettera era pronta per essere consegnata con le sue eleganti “C”, le “O” tonde. Quando mi capita di leggere vecchi documenti  rimango sempre meravigliato e stupefatto della precisone con cui scrivevano nei secoli passati, senza avere il computer e relativa stampante. Forse adesso abbiamo molta tecnologia ma siamo arretrati rispetto a chi,  ancora prima dell’avvento della macchina da scrivere, registrava su libri tutta la contabilità, promesse di matrimonio con relativa dote, con una scrittura, che pare stampata e che le attuali stampanti, pur ricche di vari stili di scrittura non si avvicinano per niente.  
 
Oggigiorno siamo convinti dalla superbia tecnologica che basta avere uno smartphone per essere arrivati e molti pensano che la calligrafia fosse allora una necessità vista l’arretratezza, e oggi un passatempo salottiero da condividere all’ora del tè. Non era e non è così, scrivere a mano facilita l’apprendimento, allena la volontà, sollecita l’immaginazione, insomma mi fa pensare meglio. Una volta c’era nelle scuole italiane l’uso d’insegnare agli studenti ad avere una “bella scrittura. Con molta pazienza e a volte con molto rigore gli alunni sino dalle scuole elementari erano sollecitati dai maestri di calligrafia ad imparare a scrivere bene prima in brutta copia e poi sui quaderni di bella copia. Inizialmente riempivano le pagine di aste, di cerchi, per poi passare alle lettere tonde, miste con gambe verso il basso e prolungamenti verso l’alto. In uno sforzo costante di rendere “bella” ed elegante la scrittura. In un’epoca in cui vi erano già le macchine da scrivere, ma molto era ancora scritto manualmente e doveva presentare delle caratteristiche di leggibilità ed estetica codificate.
 
Certamente l’utilizzo del pennino e delle prime stilografiche non permetteva una scrittura molto veloce e pertanto era più facile che fosse accurata, con le facili macchie di inchiostro, personalmente mi ricordo che i mei quaderni erano ogni tanto personalizzati da repentine macchie di inchiostro.  Poi con l’avvento delle economiche penne biro, negli anni ‘60, la  scrittura è divenuta più veloce si è iniziato ad avere meno cura della propria scrittura. Si persa la bella scrittura, al riguardo mi ricordo in prima elementare quando la maestra scriveva nel mio quaderno una prima riga di lettere ed io scolaro con grembiule blu scuro ed un fiocco azzurro, dovevo ripeterle molte volte cercando di copiarle dignitosamente. E poi come punizione, se parlavo e disturbavo, scrivere almeno 50 volte la medesima parola sui quaderni a righe. Adesso da adulti, ciascuno di noi,  ha una grafia diversa dagli altri ed un modo diverso di scrivere e non potrebbe essere altrimenti. La scrittura si compone infatti di un aspetto grafico, di un aspetto psicologico e di un aspetto linguistico. Anche se il modello è stato uguale, inevitabilmente con il tempo ognuno ha preso delle strade diverse, adottando dei metodi differenti.
 
Certo questo dipende anche dalle condizioni in cui scrivo, se di fretta o con maggiore cura. Tutti elementi che vanno ad influire il mio modo di scrivere e lo personalizzano. Oggigiorno, con l’arrivo dei mezzi informatici, non sono più abituato a scrivere a mano, e noto che lo scrivere in modo leggibile è sempre più una rarità non solo in età scolare ma anche per gli adulti “diseducati” che hanno difficoltà nell’atto della scrittura. Oggi malgrado e-mail, sms e notebook, insomma c’è ancora bisogno di stilografica e biro. Le nuove tecnologie non possono diventare l’unica forma di comunicazione, perché così si corre il serio rischio di creare un scrittura standardizzata, poco personale, mentre scrivere a mano emergere la personalità.
 
Scrivere a mano mi permette di interiorizzare meglio la lingua, in una  parola mi fa pensare meglio. Nessuna voglia di far tornare indietro le lancette della storia però, nessuna bocciatura di tastiere e telefonini. Solo la consapevolezza che la forma delle lettere non può essere separata dai contenuti e che insieme formano un tutt’uno con la personalità dell’essere umano. Per dirla con Nabokov: “quel che si scrive con fatica, si legge con facilità”, e forse davvero, aiuta a pensare meglio, a capire  chi sono e dove vado.
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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