La quotidiana dose di calma

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La quotidiana dose di calma
Oggi, finito il lavoro sono passato a fare la spesa in un ridente centro canavesano. Dato che non amo avere delle vetture vicino, scelgo sempre il parcheggio più defilato e libero da veicoli intorno. Dopo aver parcheggiato l’auto vicino ad un parcheggio di portatori di handicap vado a fare la spesa.  Quando esco, noto che un tizio con un fuoristrada, ha parcheggiato a fianco della mia auto, nel parcheggio dei portatori di handicap. Mi avvicino, vedo che una donna sta aspettando lì vicino che il marito scenda dal mezzo. Il tizio, BLAM, apre all’improvviso la portiera che batte contro la mia con un sonoro DENG metallico. A questo punto, cercando di mantenere la calma gli dico: "Se evita di segnarmi la portiera, mi fa un favore". Lui: "Che problema c'è? I paracolpi sulle portiere sono fatti apposta. E poi devo pur scendere dalla macchina, mica posso volare". 
 
Io rispondo: "Forse se avesse parcheggiato in un altro modo, sarebbe sceso dalla macchina senza appoggiarsi alla mia". La moglie come un’infuriata Erinni, interviene: "Vuoi l'assicurazione?" Il marito: "Macchè assicurazione! Non gli ho fatto niente, vada via, anche io ho la macchina tutta segnata". Con placida calma olimpica gli faccio notare che il parcheggio occupato era riservato agli invalidi. La risposta, che potrei sintetizzare con l’onomatopeico SGRUNT, si può riassumere così: “Ma cerchi grane, sei un vigile? No e allora che cosa vuoi?”. Con calma, la poca che mi era rimasta gli rispondo che non cerco ne grane e non sono un vigile urbano, ma che sta occupando un posto a qualcuno che se arriva ha bisogno. E non è bello, è un problema civiltà e non ha nessuna ragione”. 
 
Di rimando l’energumeno mi risponde che lui sa di non avere ragione ma non gli importa nulla di avere torto, intanto tutti fanno così e che la morale che gli sto facendo non serve a nulla. Saluto la coppia con un grande sorriso. Ritengo che sorridere sempre e ostinatamente è una delle poche armi rimaste di fronte a certi episodi di inciviltà. Una volta si diceva che noi italiani eravamo un  popolo di santi, poeti e navigatori. Negli anni però costumi ed attitudini hanno subito un profondo mutamento e con essi anche la popolare espressione, divenuta oggetto di rimaneggiamenti sarcastici. 
 
Una metamorfosi che ha modificato l’appartenenza ad una nazionalità ammirata nel mondo, perché portatrice di scienza e cultura, a sintesi e tripudio di maleducazione ed inciviltà. Forse le mie affermazioni sono solo dei luoghi comuni ingiustificati, ma molte volte mi viene da pensare che  abbiamo smarrito il senso civico ed il buonsenso. Nonostante l’amarezza dell’episodio sono sempre ottimista e ci sono tantissime persone, la maggioranza, che si comportano con educazione e garbo, ma purtroppo non fanno rumore e passano inosservati. Il garbo e l’onesta dell’animo sono la grande ricchezza, il grande motore che ci permette di avere uno sviluppo personale. Il carburante quotidiano che ci permette di valorizzare che cosa abbiamo e non quanto ci viene dato. Ed è la peculiarità che ci rende unici.
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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