La speranza ci guida

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La speranza ci guida
Secondo gli antichi  Romani “Spes ultima de”’, cioè la Speranza è l’ultima Dea, perchè è l’ultima divinità a cui rivolgersi, questo detto romano derivava dal mito greco del vaso di Pandora. Secondo il mito raccontatoci da Esiodo, Zeus aveva affidato a Pandora, la prima donna forgiata da Vulcano, un otre che non doveva essere aperto perché conteneva tutti i mali. Ma Pandora, per troppa curiosità, lo scoperchiò e i mali si diffusero sulla terra. Solo la Speranza rimase nel vaso e quindi tra gli uomini.  In realtà il mito è il rimaneggiamento di un mito più antico, quello della Dea Pandora, la quale  aveva affidato a tre sacerdotesse dei cesti di fichi e in uno solo di questi era posto un serpente.
 
Tanto è vero che nell’antica  Atene avveniva ogni anno una processione di sacerdotesse che portavano le ceste col serpente nei sotterranei del tempio. Marra il mito che dove  c'è un serpente c'è una Grande Madre, e la sacerdotessa che aprendo il cesto trovava il serpente era la preferita, e poteva oracolare in nome della Dea. Mi è venuta in mente questo mito sulla speranza vedendo sui media e sui giornali la tragedia dell’albergo travolto dalla slavina. Vedere  negli occhi dei soccorritori la  luce della speranza di ritrovare altre persone in vita, il vedere quel freddo e glaciale varcato scavato con la fatica dell’uomo dove anche la tecnologia è impotente, perché possiamo avere tutta la tecnologia che vogliamo ma di fronte alla furia degli eventi naturali, terremoto e smisurate nevicate i telefoni non funzionano, i motori tacciono, i cingoli si fermano, e i mezzi di soccorso si accodano fermi e muti.
 
È impressionante la debolezza dell'umanità nei confronti delle forze della natura. La neve, il terremoto, il fuoco, l’acqua in pochi minuti si impadroniscono della nostra vita. Ciò che più mi colpisce è infine la velocità con la quale le vittime e questi dolorosi eventi verranno dimenticate per restare come ombre sullo sfondo del comune dolore coperti da altri terribili eventi. L'animo umano è così? Si infiamma, si spegne. Passa da una disperazione che giura sarà eterna, ad uno stato di silenzio del dolore fino a credere sia necessario compagno dei nostri giorni. Anche quando si ha bisogno di ascoltare il proprio dolore, di non perderlo, il tempo mi sembra nemico perché asciuga le lacrime e mi ruba i ricordi.
 
Ma quello che mi consola e mi da  fiducia è che ogni giorno la speranza è la stella Polare che ci guida nell’uscire dal freddo e glaciale tunnel della crisi, la speranza che non è cocciutaggine ma la forza quotidiana di andare avanti nello scavare di fronte alle avversità anche con i  badili quando la tecnologia non funziona di prendere in braccio i vecchi ed i bambini e nel non lasciare nessuno indietro. Di non arrenderci mai nonostante tutto e  quando va male e tutto sembra crollare che si riconoscono gli esseri umani dagli animali che per istinto scappano. Perché la quotidiana speranza è un sogno che aspetta di essere raggiunto, anche una matita spezzara può continuare a disegnare. (dal blog di Giorgio Cortese)
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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