Morire di mobile vulgus!

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Morire di mobile vulgus!
Il lemma mobbing è nato per descrivere comportamenti animali e venne coniato agli inizi degli anni settanta del XX secolo dall’etologo Konrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento aggressivo tra individui della stessa specie, con l'obbiettivo di escludere un membro del gruppo. In etologia, particolarmente in ornitologia, mobbing indica anche il comportamento di gruppi di  uccelli di piccola taglia nell'atto di respingere un  rapace loro predatore.
 
Successivamente un medico svedese nel 1972 P. Heinemann lo utilizzò il termine, come sinonimo di bullismo. Negli anni ’80 uno psicologo, anche lui svedese, H. Leymann, definì il mobbing nel significato attuale, come una comunicazione ostile, amorale, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo individuo. Questo lemma è un gerundio sostantivato inglese derivato da "mob", inventato nel 1688 dall'espressione latina "mobile vulgus", che significa "gentaglia mobile", ovvero una folla grande e disordinata", soprattutto dedita al vandalismo e alle sommosse, corrispondeva all’equivalente  all'italiano "plebaglia".
 
Oggi  questo lemma indica la spregevole e abbietta condotta di essere umani che si comportano peggio delle bestie con  vessazioni e violenze psicologiche su dei colleghi di lavoro, e molto spesso  umiliano la persona presa di mira, escludendola e rimproverandola per qualsiasi cosa pur di demoralizzarla.  Sono storie che molto spesso leggiamo con maggiore frequenza nei giornali, storie  di ordinaria violenza.
 
Il fenomeno del mobbing un tempo trascurato, adesso, viene segnalato con crescente attenzione per la  imponenza che ha assunto e con la preoccupazione di approntare, per l’appunto, validi strumenti di prevenzione e di difesa per chi presta la propria opera in un contesto in continua evoluzione. Leggendo dell’ennesima morte di un essere umano per  mobbing non posso rimanere in silenzio ma domandarmi se per gli istigatori di questa tragedia la dignità se n'è sia andata definitivamente ma forse non è mai non è mai esistita, persone che nel loro animo è solo passato l’aratro dell'imbecillità lasciando un desolante vuoto di valori, che per invidia o per noia rovinano la vita di un altro essere umano, mi auguro che la voce della  coscienza anche se sottile che forse cercheranno di soffocarla li giudichi ogni giorno perché la voce della coscienza è così pura che è impossibile confonderla. Nella società veramente umana la sofferenza di qualcuno è sentita come sofferenza di tutti, così come accade per la gioia e la felicità, e forse è inutile spiegarlo a dei subumani!
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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