Nel ricordo di De Gasperi

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Nel ricordo di De Gasperi
Il 19 agosto di 60 anni fa, nel 1954, Alcide De Gasperi, un  grande statista della nostra storia, moriva improvvisamente.  Fu una morte che commosse tutta l’Italia, le cronache del tempo, infatti, ci raccontano che il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché gli italiani erano accorso da ogni parte per rendere omaggio alla salma dell’uomo che ebbe la forza e le capacità necessarie per risollevare la Patria dallo stato in cui era stata precipitata dalla seconda guerra mondiale.

L’eredità di De Gasperi è senza dubbio una delle più ricche e proficue della nostra storia, al pari di quelle lasciateci da Don Luigi Sturzo, da Luigi Einaudi, da Benedetto Croce, Cavour, Garibaldi e Mazzini e proprio per questo ai giorni nostri, vista la pochezza degli attuali leader politici, la sua eredità viene rivendicata da molti. Personalmente mi sono sempre considerato un “degasperiano”, nel senso che la sua azione politica è la sintesi peretta di come intendo il servizio in Politica, un servizio al Bene Comune. La Politica, si quella con la P maiuscola dovrebbe realizzare, la Politica non come uno stipendificio ma una sincera passione,  una missione per il Bene Comune non per il profitto personale.

Oggi più che mai, infatti, il  pensiero sempre attuale di De Gasperi può essere una soluzione efficace per risanare la politica di questi ultimi tempi, famosa più per le urla che per il dialogo, più per i veleni che per il rispetto, più per i dossier che per le proposte concrete. Il pensiero dello statista trentino mi   ricorda poi la necessità di un rilancio della funzione politica dell’Europa, di un Europa che possa diventare una potenza politica ed economica capace di confrontarsi ad armi pari con Cina, Russia e USA, nel contesto sempre più irreversibile della globalizzazione e alle crisi che investono sempre di più aree vicine. Stiamo vivendo degli eventi dirompenti, carichi di incognite per il futuro dell’Europa, legati alla situazione nel Mediterraneo, nell’Africa settentrionale e nel Medio Oriente.

Nel momento in cui emerge la crisi internazionale che interessa direttamente l’Europa, tanto in termini di pericolosità diretta, intervento militare,  quanto indiretta, flussi migratori di eccezionali proporzioni, l’Europa e l’unità politica che dovrebbe rappresentare rivelano tutta la loro debolezza. Pur nella grande diversità dei tempi e dei contesti, il pensiero e l’azione di Alcide De Gasperi nel battere la strada della unità morale e politica tra i popoli e le nazioni europei risultano sempre un esempio di lungimiranza e realismo. Il suo pensiero mi fa riflettere di come  sia indispensabile riprendere la via maestra del cattolicesimo liberale, della sintesi efficace cioè tra i principi del cristianesimo democratico e del liberalismo e  l’esempio degasperiano dovrebbe stimolare alla ricerca di nuove modalità di selezione della classe dirigente.

Con regole che impediscano che questa si trasformi in “casta”; evitando ambigue contiguità tra classe politica, funzionari pubblici e amministrazione; limitando i meccanismi che generano e regolano i privilegi ed i vantaggi di chi è al potere, al fine che la convenienza non prenda un facile sopravvento sulla coerenza. Mi viene da porre una richiesta a chi,  nella politica, nell’amministrazione ad ogni livello, afferma di rifarsi a De Gasperi, un impegno a ricalcare il suo esempio anche sul piano dei comportamenti e sulla consapevolezza delle sfide che vanno affrontate.

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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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