Non siamo un paese normale

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Non siamo un paese normale
Non siamo un paese normale ma andiamo avanti con il vento in faccia
Uscendo dal lavoro ho potuto assistere al campionato italiano di Handbike. Una disciplina nata per tutte quelle persone che pur avendo difficoltà di difficoltà di mobilità o che non possono utilizzare gli arti inferiori, pertanto,utilizzano sogli arti superiori,  utilizzando proprio lo stesso principio della bicicletta attraverso due manovelle, trasmettono energia alla catena che fa girare la ruota anteriore, avendo queste la stessa funzione dei pedali nella bicicletta. Le ruote posteriori consentono di stare in equilibrio e dare stabilità, permettendo al mezzo di andare sempre avanti.

Alcuni di loro con paraplegia alta o tetraplegia  che hanno non attivi  tutti i muscoli dal punto della lesione alla parte bassa del corpo,  si posizionano con una guida semi sdraiata, tale da offrire meno resistenza all’aria e riducendo il al minimo il dispendio di energia. Per altri che non hanno gli arti inferiori la posizione è stata concepita in maniera tale da poter sfruttare al massimo la spinta sia delle braccia e sia di tutti i muscoli del busto fino ai glutei con uno sforzo fisico decisamente superiore ed è per questo che vengono divisi in due categorie e quando corrono nel crono raggiungono discrete velocità.

Da normodotato non posso che elogiarli per l’impegno e la determinazione che mettono nell’affrontare la competizione con la stessa determinazione che affrontano le quotidiane sfide, senza mai mollare e sempre con il vento dei problemi, architettonici e falso bounismo che devono affrontare ognin giorno. Sono esseri umani come me, per i quali il destino è stato matrigno ma che non per questo demordono pedalando controvento ogni giorno per affermare la loro umanitàe la loro voglia di vivere rispettati come esseri umani e non compatiti.

Proprio come noi normodotati che ogni giorno dobbiamo affrontare le strade dei paesi sia come pedoni che come ciclisti.  Siamo un paese "nemico" di chi ha problemi di barrirere architettoniche, dei pedoni e dei ciclisti.  Ogni giorno chi va a piedi o in a bicicletta, cammina o  pedala per lavoro o per hobby deve lottare contro la cronica mancanza di marciapiedi, e piste cliclabili che non fanno consenso e  continuiamo a farlo a rischio e pericolo quotidiano schivando buche o incroci mal segnalati, con dossi simili a trampolini dasci d’acqua e pedalando sui marciapiedi preso per pista ciclabile.

Queste ultime mancano ed i ciclisti, mettono a rischio i pedoni in una guerra tra deboli utenti della strada. Ma si sa i dossi, gli eventi ludici e sportivi fanno audience un po come il panem et circensens dell’Antica Roma, i marciapiedi e le piste ciclabili no, non danno lustro ma verrebbero lustrate dal passaggio di migliaia di persone nel corso dei decenni li utilizzano per lavoro e svago.

Fermiamo questa strage infinita di pedoni, professionisti, amatori o semplici cittadini che  vanno a piedi o che inforcano la bici per i loro spostamenti quotidiani che sono gli utenti più vulnerabili, il vaso di coccio che troppo spesso finisce schiacciato da auto di ferro e mezzi pesanti, travolto a un incrocio, superato a distanza ravvicinata e fatto cadere come un birillo dall’indifferente dosso che rallenta le auto ma rischia di fare cadere i ciclisti.

Dietro le burocratiche e fredde  cifre dei morti ci sono vite spezzate di persone, fermiano questa litania di morti degna di un bollettino di guerra. Dicono che la passione muove le montagne e allora mi auguro che la passione smuova gli animi dei locali amminsitratori  e si pensi a piste cilcabili intercomunali  e marciapiedi che uniscano Comunità, questa è secondo me un bella prova di coesione e di fare una volta tanto aggregazione, dire squadra no perché po finiscono per discutere chi porta la fascia da capitano ed i lavori non partirebbero mai!

Giorgio

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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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