Quos Deus vult perdere, dementat prius

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Quos Deus vult perdere, dementat prius
«A coloro che vuol perdere, Dio prima toglie il senno». Inizio questa mia riflessione con un adagio poco noto di origine probabilmente greca. Questo proverbio si perde nella notte dei tempi, ed è stato poi utilizzato in diverse formulazioni di epoca romana, quindi riesumato in una polemica politica dell’Inghilterra nella prima metà del 1700 utilizzando Giove (al posto di Dio). Mi pare che l’attuale protesta di piazza, detta dei forconi, rappresenti  una vera follia collettiva che non porta altro che alla rovina e allo sfascio.
 
Certo che con una politica in perenne stato di disordine mentale, è evidente che la protesta contro la pressione fiscale letale per chi ancora riesce ad avere un lavoro e poi per un’Europa, tanto cavillosa e pedante sui decimali quanto di vista corta sulla crescita, possa far presa negli animi di molti concittadini. Oggigiorno siamo immersi in una pesante crisi economica e sociale, e solo il senso di responsabilità dei sindacati ha acconsentito finora che le tensioni fossero sempre e comunque ricondotte nell’alveo della giusta protesta democratica e di una normale dialettica sociale di una società come la nostra che si dice democratica. 
 
Ma allora si fa presto a dire “arrivano i forconi”, ma chi sono? Le persone che veramente protestano al netto degli infiltrati e facinorosi pronti a sfasciare vetrine, minacciare con metodi squadristi e violenti, sono dei cittadini che sono esasperati dalla globalizazione che ha creato una società senza regole certe e paletti che prima davano un certo senso di sicurezza economica e sociale. Sono contro questo attuale modello di Europa visto come asettica e lontana dai loro problemi reali e contro l’euro, considerato da molti di loro come la causa dei mali attuali. Ritengono di non sentirsi rappresentati e l’attuale legge elettorale certo lo li aiuta e vogliono una nuova legge elettorale per scegliere i loro rappresentati. Sentono calpestata la loro dignità  dalle attuali politiche di austerità economica. I leader fuori dal governo dalle locuste pentastellate ai novelli italoforzuti cercano di cavalcare questa tigre delle protesta. 
 
Se ci fosse il lavoro una protesta del genere si spegnerebbe come un fiammifero nel vento, ma il lavoro scarseggia  e le pance di molte persone incominciano a rumoreggiare ormai da troppo tempo, e a pancia vuota si ragiona molto male. E allora al grido “Fermiamo l'Italia” un disparato popolo di tutto il mondo del lavoro e di idee politiche contrapposte, va avanti nella protesta adottando il simbolo dei forconi, in quanto è il simbolo del lavoro che ricorre spesso nella storia delle rivolte popolari. Infatti un volta quando la gente non ne poteva più, impugnava i forconi. 
 
Non si può in nome della protesta impedire ad altri di alzare le serrande e di lavorare. Le dittature sono iniziate così, le Istituzioni devono essere presenti e rigorose con tolleranza zero verso i violenti e facinorosi. Per loro, al posto del forconi, tanto per rimanere nella storia passata, un catena al piede con una pesante palla di ferro. Democrazia vuole dire rispetto per chi ha idee diverse dalle mie non cieca e ignobile violenza da vandali, altrimenti Giove ci ha fatto perdere il senno per rovinarci del tutto!
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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