Ricordiamo una lezione che non dobbiamo mai dimenticare

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Ricordiamo una lezione che non dobbiamo mai dimenticare
Oggi, l’anniversario del XXV Aprile, ci invita ad unire tutti le nostre forze per superare le difficoltà del momento, per garantire a tutti gli italiani di vivere un presente ed un futuro in una nazione libera e democratica. Questo 74simo anniversario è un valore che ci riconduce al sacrificio di quanti hanno concorso a renderci liberi, di donne e di uomini che hanno contribuito a riconquistare la democrazia in questo Paese. L’anniversario della Liberazione ci deve ricordare a tutti noi l’impegno ad essere, insieme a coloro che governano e amministrano, garanti e promotori di una serena e pacifica convivenza civile, nel rispetto dei diritti di tutti e di ognuno.
 
Oggi festeggiamo la festa della liberazione, della libertà ritrovata dopo la dittatura fascista. Ma che cos’è la libertà? In generale si pensa che la libertà indichi la possibilità di fare ciò che si vuole senza subire controlli esterni.  Tuttavia, a contrastare questa definizione da vocabolario, è la consapevolezza che la nostra personale percezione di libertà finisca nel momento in cui inizia quella degli altri. Se si prendono per buone entrambe le considerazioni, allora, fondamentalmente, la libertà non è mai esistita e non esisterà. Eppure , la libertà è un valore insito dentro ognuno di noi. A lei ci affidiamo e desideriamo raggiungerla, sentirla dentro, nelle cose e nelle persone che ci circondano. A lei sono stati dedicati gesta, opere artistiche, ideologie sociali e ancora esercita un grande fascino non appena la si sente nominare. La si invoca in ogni circostanza, sempre e, a volte, anche a sproposito. Ma la libertà vuole dire solo che basta ottenere un bel lavoro, avere una bella casa, uno stipendio fisso?
 
Credo che la libertà del fare e la possibilità di avere qualsiasi cosa venga, in un qualche modo confusa e tende a diventare nulla più di un prodotto vendibile sul mercato. Personalmente mi rifiuto di credere che la libertà si riduca a questo e, pur non negando l’importanza di guadagnarsi da vivere onestamente, mi inquieta sentirla associata al denaro, all’interesse, al potere e a quant’altro. In questi contesti credo sia preferibile lasciar in pace la libertà e rispolverare, sempre con cognizione di causa, il termine di dignità e riflettere di più su entrambe. Ma questa liberta è stata riconquistata con il sangue e sacrificio di chi per due lunghi e dolorosi anni dal 1943 al 45 ha combattuto in montagna, nei paesi, nelle case e nei posti di lavoro. Allora un esercito molto più numeroso dei combattenti, ma silenzioso ha combattuto questa battaglia giorno per giorno, mi riferisco alle donne e  agli anziani che lavoravano nelle fabbriche o che accudivano nei campi  e nelle case.
 
Ricordiamoci oggi che il presente è frutto di un passato sofferto e di tanti persone, molte giovanissime che hanno contribuito anche con la vita a costruire una nazione, uno Stato, un futuro. In questi tempi difficili e complicati, la forza per andare avanti e uscire dalla crisi ci deve arrivare dall'aiuto reciproco, dalla condivisione delle difficoltà, dal superamento delle stesse attraverso un impegno comune, di tutti. La libertà si consolida con una Politica che abbia come punto di riferimento la società e i suoi bisogni che abbia come fine aiutare le persone, in quanto esseri umani e non giocare sulla crisi per mettere gli ultimi contro gli ultimissimi! Bisogna dare voce a chi non ha voce!
 
Oggi viviamo la minaccia  di un nuovo fascismo che risorge maligno, sotto altre forme come l’incitazione all’odio verso i diversi sotto ogni forma: migranti, rom, omosessuali, che si esprime in modi, luoghi e forme diverse, ma è espressione di un risorgente fascismo e non sempre riceve le giuste condanne, sia che provengano dagli stadi con i buu razzisti, sia con l’impedimento ad una famiglia rom di prendere possesso di un alloggio legittimamente assegnatole, sia con una politica anti immigratoria che in tutta Europa non tiene conto che chi fugge ha subito torture, stupri ed ogni angheria. Ricordiamoci che a forza di costruire muri imprigioniamo la nostra libertà! Ricordare è un bisogno essenziale, perché senza il ricordo di cosa compirono i nostri fratelli 74 anni fa, corriamo il rischio di abbandonarci all'indifferenza, alla perdita di entusiasmo, alla freddezza o al disinteresse verso noi stessi e verso la nostra Comunità.
 
Cari Favriesi l’unica cosa che dobbiamo detestare è la quotidiana indifferenza, l’apatia. Se vogliamo vivere veramente, dobbiamo partecipare alla vista sociale, altrimenti viviamo nell’indifferenza che è indolenza, parassitismo,  codardia. Diamoci ogni giorno una scossa di vita, destiamoci dagli smartphone che  cancellano i nostri sinceri sentimenti, fermiamoci a riflettere e chiediamoci: se avessi fatto anch'io il mio dovere,  se avessi cercato di far valere la mia volontà,  se avessi accettato di vivere interessandomi della cosa pubblica, oggi forse vivremmo in una società che non rincorre più i bisogni! Anzi, probabilmente saremmo una società più libera dal bisogno e dalle paure. L’indifferenza la si vede nei comportamenti scorretti o francamente illegali, ma anche nei gesti più piccoli e apparentemente insignificanti.  Chi non rispetta le regole, anche quelle più piccole e di convivenza, chi degrada e sporca le pareti della nostra Comunità e vandalizza manufatti pubblici. Chi getta la carta per terra anziché usare il cestino,  chi getta i rifiute per le strade ed inquina come un novello maiale, chi lascia l’auto in divieto di sosta,  chi non rilascia lo scontrino fiscale ed evade le tasse.
 
Se tutti facessimo la nostra piccola parte nella società, se odiassimo l'indifferenza, vivremmo in una società più giusta per tutti.
Ecco che contro l’indifferenza quotidiana vengono in aiuto i valori degli alpini che oggi come gruppo compiono i 95 anni di fondazione, una associazione che ha fatto sua dei valori che forse abbiamo perduto o mi auguri solo oggi dimenticato.
Gli Alpini hanno imparato a rispettare la natura, sentendosi parte di essa fino all’ultima goccia di sangue, e a tenere duro sulla meta prefissata, costi quello che costi. Gli Alpini,  hanno capito che nella vita quello in difficoltà potevo essere lui e che per chiudere il cerchio doveva aiutare chi lo era più’ di lui! Gli Alpini, hanno dentro di loro il sentimento che il valore di un uomo non si misura dal denaro, potere e fama e successo, ma dalla sua umanità! Ecco allora che il  25 aprile deve essere per noi ogni anno, naturalmente, anche un giorno di festa e di memoria, in cui ci ripromettiamo di lasciarci alle spalle l’odio per chi ha una pelle diversa dalla nostra, la violenza dell'intolleranza, la dittatura del più forte, le disuguaglianze sociali.
 
Ecco oggi ho un sogno,  vorrei che fosse il giorno in cui ci lasciamo alle spalle anche l'indifferenza. Il 25 aprile non è solo una ricorrenza o un giorno di festa: è il giorno in cui, ricordiamo le nostre comuni origini di combattenti liberi e tenaci e facciamo sempre nostri i principi lasciati in eredità dai nostri nonni e dalle nostre nonne. Servono a noi per ridare sostanza e colore al nostro passato, per ricordarci ora e sempre da dove proveniamo, ricordiamolo sempre! Ricordiamo sempre  questa data, il sacrificio di quanti hanno combattuto per la Libertà  nella quotidianità di tutti i giorni, il nostro quotidiano  scudo morale!
Prima di concludere permettetemi  di dire che  sarebbe doveroso dedicare una via cittadina alle donne che hanno combattuto per la nostra attuale libertà. La Festa del XXV Aprile vuole dire anche questo, mai dimenticare ed onorare i nostri morti ogni anno. Permettetemi di concludere con la riflessione sempre attuale  del pastore luterano  Martin Niemoller, arrestato per l’opposizione al regime nazista e internato nel campo di sterminio di Dachau: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”. Per impedire questo sono morti 74 anni fa dei nostri fratelli!
 
Oggi, quando gli ultimi vengono messi contro gli ultimissimi, dobbiamo come non mai ricordarci dei nostri Partigiani: per la libertà lottarono persone di idee molto diverse, ma non discriminarono chi la pensava diversamente da loro, tutti uniti contro la dittatura nazifascista, per la libertà!. Questa è la lezione che non dobbiamo mai dimenticare. Grazie a tutti!
Buona festa della liberazione a tutti Voi. Viva i Favriesi, viva la Repubblica ,evviva gli Alpini, W  il XXV Aprile! (blog di Giorgio Cortese)
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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