Rispettare le regole

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Rispettare le regole
Quanto volte sentiamo dire o affarmiamo, siamo italiani e non osserviamo le regole. Spesso le regole si percepiscono come  un impaccio. Mi rendo conto, pur ritenendo di carattere molto conforme alle regole che fatico ad accettare che certi comportamenti ci siano imposti o vietati. Certo vorrei fare sempre quello che mi piace o che mi fa comodo, senza il fastidio di sottostare, per esempio alla disposizione di sottoporre a revisione la mia vecchia auto. Ma regole ci sono ed esistono perché senza di esse non ci sarebbe la legalità del convivere civile. Ma che cosa è la legalità, la convenienza a rispettare la legge per evitare effetti dannosi per me e per i miei simili, ad esempio se passo con il rosso al semaforo rischio di avere uno scontro, di investire delle persone, insomma di fare del male a me stesso e agli altri. 
 
E poi rispettare le regole ha un secondo effetto positivo, che per me è importante: vivo serenamente pensando al semaforo ed al codice della strada, se fosse rispoettato da tutti, ma proprio tutti, staremmo tutti molto meglio. Senza regole e legalità si vivrebbe sopportanto le prepotenze dell’arrogante di turno, avremmo i servizi in base alla simpatia personale e non in base alla regola. Insomma la legalità non è una guerra tra guardie e ladri, quello era un gioco che facevo nelle sere d’estate da bambino ma la legalità vuole dire migliorare la qualità della vita di ognuno di noi. Per evitare come detto prima, che i prepotenti e i prevaricatori prevalgano sui deboli, e questo sta a noi nel nostro quotidiano. 
 
Al riguardo del rispetto delle regole vi voglio raccontare un significativo epidodio accaduto ad un mio caro amico tanti anni fa: era in un ristorante al mare e, come spesso capita, ad un certo punto ha dovuto accompagnare i figli piccoli al bagno, e fateci caso, normalmente lo chiedono esattamente quando è arrivato il tuo piatto, ma questa è un’altra storia. Sebbene si trattasse del classico ristorante per famiglie e non di una bettola di infimo ordine, sulla porta del bagno non mancavano firme e scritte di vario genere, la figlia maggiore osservò la porta ornata e chiese, un po’ provocatoriamente: “posso mettere anche la mia firma?”.
 
Ecco, i bambini, le giovani generazioni ci mettono sempre alla prova per vedere come reagiamo. Il mio amico disse di no e la bambina di rimando: “metto una firma anche io, piccola, piccola, che problema c’è se ne aggiungo una in più?”: la risposta, anche se può sembrare un poco retorica fu questa: “Il  problema c’è, perché se abbiamo delle regole, ed una di queste dice di non sporcare i muri, la si segue anche se altri non la seguono e anche se nessuno ti osserva e ti sanziona se lo fai”. Questo episodio mi fa riflettere che l’ambiente familiare e sociale e la cultura nazionale in cui si passano gli anni più formativi della propria vita, quali l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza, anni che plasmano il carattere delle persone in modo quasi definitivo. 
 
Pertanto, il rispetto delle regole, così come il rispetto per gli altri, va insegnato e coltivato sin dalla più tenera età sempre usato come stella polare e non in base alla convenienza del momento. Se già da piccoli si impara a imbrogliare, a non rispettare le regole, da grandi si darà per scontato e per normale evadere le tasse, passare con il rosso, cercare raccomandazioni, saltare la fila agli sportelli, non allacciare la cintura di sicurezza in automobile, portare a passeggio il cane e non raccoglierne le deiezioni con l’apposia busta. Ricordiamo che se governa la legge del furbetto chi è onesto paga due volte, la prima perché viene danneggiato da chi imbroglia, che danneggia anche se stesso, e la seconda perché viene anche deriso per averlo fatto. 
 
Personalmente non è questa la società in cui voglio vivere e lasciare alla future generazioni, dobbiamo tutti, ma proprio tutti iniziare a cambiarla anche nelle piccole cose. Certo esiste l’eccezione che se le regole sono ingiuste, leggi ingiuste, e in certi periodi storici ci sono state, durante la dittatura fascista che auguro a nessuno di sperimentarla mai, nonostante adesso alcuni sprovveduti ne parlino a vanvera. Contro le leggi ingiuste la disobbedienza, il non conformasi, il non obbedire è giusto perché dove prevale la prepotenza ed il soppruso è giusto ribellarsi, costi quel che costi!
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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