Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori

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Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori
Mare nostrum, dal titolo altisonante, era stata presentata come l'operazione che avrebbe salvato tante vite umane, ridotto lo sfruttamento dei migranti presenti sul territorio libico, mostrato all'Europa che cosa sa fare l'Italia, e quindi indotto l'Ue a prendersi carico della questione. Mare Nostrum è una grande operazione umanitaria e di pace, con strumenti militari. Ma è accaduto esattamente l'opposto. 
 
Con l’operazione Mare Nostrum, l'avanzamento della linea delle nostre unità navali nel Mediterraneo, per raccogliere i migranti in prossimità delle acque territoriali della Libia, al di là delle intenzioni, ha prodotto come paradosso che per  salire su una imbarcazione, gestita dagli scafisti i novelli negrieri, costa molto meno perché il tragitto è più breve,  se poi a questo aggiungiamo l’affidabilità delle navi italiane fanno sì che le barche degli scafisti siano ancora più precarie, e ciò aumenta la possibilità di affondamenti e, purtroppo di morti in mare. Per la nostra Patria i costi sono cresciuti esponenzialmente, senza che  l'Ue si senta chiamata in causa.  
 
Ritengo che sia importante non  perdere questa grande possibilità che è stata dimostrata dall’Italia, di fare del Mediterraneo un canale umanitario per salvare e per accompagnare tantissime persone. Ma Mare Nostrum, scusate il gioco fo parole fa acqua da tutte  le parti. L’Europa non è assente soltanto in questa operazione, ma è assente anche in una politica internazionale che tante volte vede due grandi blocchi ancora decidere le soluzioni dei Paesi al confine con l’Europa. Per l’efficacia di Mare Nostrum si dovrebbe fare una  riflessione diversa su come è presente l’Europa in quei Paesi del Nordafrica che hanno visto una rivoluzione. Come è presente in Medio Oriente, in una guerra che è ripartita in maniera impressionante. 
 
Come è presente l’Europa nella stessa Europa in  Ucraina, perché non dimentichiamo che l’Ucraina è un altro confine importante che potrebbe creare un esodo di migliaia di persone. Questi aspetti chiedono assolutamente una politica. L’Europa non può essere assente da questa realtà. Allora il vero  problema è qual è il tipo di governo che l’Europa sceglie e si è scelta. Se l’Europa sceglie la democrazia come governo, la democrazia chiede la tutela dei diritti dei sui cittadini,  dei richiedenti asilo, dei diritti dei rifugiati, dei diritti di chi è in fuga da situazioni di persecuzione religiosa e politica. In gioco di fronte all’emigrazione, oggi, non è semplicemente un discorso di accoglienza o di non accoglienza, in gioco è qual è il modello di democrazia che noi vogliamo scegliere, se vogliamo continuare, come abbiamo scelto dagli anni Cinquanta in poi, a ritenere che il diritto d’asilo è uno strumento importante di una Europa democratica. 
 
In gioco, di fronte a questa migrazione forzata che sta avvenendo, è: se l’Europa vuole diventare una "cittadella murata", chiusa o se vuole dimostrare la sua capacità democratica di rispondere a un diritto di persone che lo chiedono. E in questo caso è un diritto di asilo e di protezione umanitaria.. E l’annuncio della sospensione potrebbe anzitutto intensificare l’arrivo di altri profughi e di altri rifugiati, e dall’altro lato potrebbe portare ancora indietro di un anno, a quel 3 ottobre, in cui oltre 350 persone hanno perso la vita e farci tornare a piangere su dei morti perché non siamo in grado di presidiare un mare che è nostro e che è il nostro confine, non solo come Italia, ma come Europa. Concludo con le parole di Italo Calvino: “se  alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori!”
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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