Se domani dovesse capitare a me

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Se domani dovesse capitare a me
Sono sgomento nell’apprendere dell’ennesima morte di una giovane ciclista in bicicletta a causa di un camion. Nel Bel Paese il ciclismo è lo sport più popolare dopo il calcio. Questo recente e scioccante lutto riporta alla luce un problema drammatico e troppo spesso dimenticato, quello che sempre più ciclisti muoiono a causa di incidenti stradali. In base alle tragiche statistiche, per chi va in bicicletta il rischio di mortalità è di 2,18%. Si tratta del più alto in assoluto dal momento che per i pullman è pari a 0,48%, per i camion a 0,67%, per le automobili a 0,7%8, per i motorini a 1,06% e per le moto a 1,96%. Per chi pedala la media è di un morto e quaranta feriti al giorno.

E' come se ogni anno scomparissero, a causa d’incidenti stradali, tutti i ciclisti che partecipano al Giro d’Italia e al Tour de France. Un dato davvero allarmante e paradossale se si considera che l’utilizzo della bicicletta viene incentivato in quanto si tratta, senza ombra di dubbio, del mezzo con il minor impatto ambientale. Purtroppo non sembra essere altrettanto sostenibile per la salute di coloro che la utilizzano. Il motivo è prima di tutto da ricercarsi nella mancanza di strutture adeguate: seppur negli ultimi anni si inizi a scorgere qualche piccolo passo in avanti. Siamo deficitari di percorsi ciclabili non così diffusi come all’estero e la viabilità non è pronta ad accogliere gli amanti della bicicletta.

Manca una sana cultura della bicicletta: quando siamo automobilisti manifestiamo un’insofferenza cronica nei confronti dei ciclisti e i ciclisti si sentono in costante pericolo dinanzi agli automobilisti. È senz’altro vero che gran parte degli incidenti avvengono per comportamenti indisciplinati alla guida da parte degli automobilisti: limiti di velocità non rispettati, manovre azzardate, precedenze non date. Ma anche i ciclisti, troppo spesso, non rispettano delle accortezze che sarebbero in grado di salvare tante vite: utilizzare e tenere ben allacciato il casco, procedere su unica fila nelle strade più pericolose, fuori dai centri abitati e in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano, mantenere libero l’uso delle braccia e delle mani ed altro.

Insomma, oggi più che mai, occorre un serio dibattito per tutelare i ciclisti sulle strade e punire chi trasgredisce le regole perché è bello andare sulle due ruote, simili a due pensieri tondi pieni di luce e di vento e non vivere sempre lo sgomento dell'ennesimo tragico incidente perché domani potrebbe capitare a me che scrivo o a chi mi sta leggendo in questo momento. (blog di Giorgio Cortese)

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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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