Se piove a San Medardo...

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Se piove a San Medardo...
Eccoci a giugno, il mese che gli antichi Romani dedicavano alla dea Giunone, la dea delle donne, una delle tre divinità più importanti del Pantheon romano. Una delle divinità della potente  Triade  formata da Giove, Minerva e Giunone, appunto. Perciò questo mese veniva chimavato in latino Iuniu. Ai tempi di Ovidio non se ne conosceva la vera etimologia tant'è vero che il poeta dei Fasti elencava addirittura tre interpretazioni: sarebbe derivato appunto da Iuno, Giunone; oppure dagli iuniores, i giovani, in contrapposizione a maius, maggio, quale mese dei maiores, gli anziani.  
 
Ma ritengo carino pensare che derivi proprio dal nome della grande divinità femminile, anche perché,  se presto fede a Plutarco, costui consigliava  alle donne di sposarsi nel mese di giugno,  sacro a Giunone, la dea dei matrimoni, forse perchè era sposata con Giove. A giugno nella a memoria popolare, passati oltre quattro secoli, permane ancora la tradizione quando la ricorrenza liturgica dei santi Medardo e Barnaba cadeva a ridosso del solstizio d’estate. Alla fine del medioevo fino al 1582, quando entra il vigore il calendario gregoriano, che usiamo anche adesso, il solstizio d’estate non era il 21 giugno ma con il calendario giuliano cadeva tra l’otto ed il 10 di giugno, in questo calendario c’era una oscillazione di date data la sua imperfezione astronomica. Ecco allora l’origine del proverbio “Sa pióu a San Medàrd, quaranta dì na vó part”, vale a dire: “Se piove a San Medardo, 8 giugno, continuerà a piovere per quaranta giorni”, letteralmente: “quaranta giorni vogliono la loro parte. 
 
Per San Barnaba esisteva anticamente il proverbio: "Per San Barnabà il più lungo della ‘stà'” quando allora il solstizio d’estate cadeva 11 giugno, e che poi è stato riaggiustato con il detto: “Sa pióu a San Midàrd pa quaranta dì na vó part, ma i è Barnabè ca i cupa i pè”, ossia: “Se piove a San Medardo, continuerà a piovere per quaranta giorni, ma c’è San Barnaba, 11 giugno, che gli taglia i piedi”, nel senso che se a San Barnaba fa bello, s’interrompe il cattivo tempo, perché San Barnaba disfa quello che ha fatto San Medardo. San Medardo è il santo franco del bello e del cattivo tempo. Ancora oggi in Francia è considerato l’artefice delle piogge, patrono dei birrai.
 
Il nome Medardo ha origine germanica e trae la sua origine da Machthard, giunto in italiano tramite il francese Médard, composto dalle radici macht: “forza, possanza e hard, coraggioso, valoroso. Il significato complessivo può essere interpretato come “forte nel potere”, “governante forte”. Barnaba deriva dal greco Barnabas, a sua volta proveniente dall’aramaico, figlio del profeta o figlio della profezia.  Una cuoriosità nel romanzo di Italo Calvino: Il visconte dimezzato”, il protagonista di chiama il visconte  Medardo di Terralba. Come si vede i proverbi popolari con il loro fascino di sintesi, magari con belle assonanze fonetiche, se non addirittura con versi in rima fanno parte della nostra cultura e del nostro folklore. (blog di Giorgio Cortese)
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di Giorgio Cortese
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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