Siamo tutti ebrei, migranti, curdi... ma non dei maligni perdenti

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Siamo tutti ebrei, migranti, curdi... ma non dei maligni perdenti
Ho letto o con malinconia nell'animo quanto è successo in Sassonia, del solito “maligno perdente” di turno che ha cercato di fare una strage e poi si è detto perdente perché non è riuscito a togliere la vita a troppe persone. Questo episodio ci deve fare riflettere che dovremmo pensare alle nostre comuni origine umane e riflettere che la diversità è sempre sinonimo di vita, in tutti i campi: in campo biologico è la biodiversità che permette alle diverse specie di vivere sulla terra. 

Il pluralismo, come riconoscimento del diritto di esprimere e sostenere idee diverse, che sta alla base della democrazia, come anticorpo contro ogni possibile dispotismo. L’intercultura intesa come dialogo fra le culture che ci ha portato quello scambio di idee, scoperte, invenzioni che abbiamo ricevuto come feconda eredità culturale nel corso della storia. Oggi il seme della paura, dell'avversione al diverso fomenta un nuovo antisemitismo che si aggira per l’Europa specialmente nell'Europa Orientale che per paradosso qui, la presenza degli ebrei dopo la seconda guerra mondiale si è ridotta e quasi alla scomparsa.

Ma, purtroppo è nei momenti di crisi, quando cresce la paura che si alzano i muri e, non vengono colpiti solo gli immigrati, ma torna anche il “nemico incolpevole”' di sempre, l’ebreo! Troppo simili e insieme considerati diversi, gli ebrei inquietano cuori e menti chiusi nei propri timori. Nel dopoguerra, dopo la Shoah, è stata eretta una sorta di barriera per impedire il discorso razzista e antisemita, ma oggi, assistiamo a una sorta di liberazione della violenza verbale e della denigrazione, dell’insulto del pregiudizio, insomma dell’ostilità verso il bersaglio di sempre. Cimiteri profanati, scritte ingiuriose, cori allo stadio e attentati con l’intento di compiere delle stragi. 

Il web diffonde messaggi che confermano l’avversione. Cresce in Italia e in Europa questo odio sottile, banalizzato e diffuso che può portare in ogni momento a gesti o atti criminosi. Ma dietro questi attacchi contro gli ebrei si nasconde un vero antisemitismo? La questione è molto complessa e tante, troppe cose, permettono alla malapianta dell’odio di mettere nuove radici in culture politiche di diversa estrazione della nostra società! Sono frastornato nell’animo nel vedere questo odio verso gli ebrei, immigrati e cinismo nel lasciare i Curdi al loro destino. La lotta contro ogni forma di razzismo richiede qualcosa di più di una formula giuridica che impedisca ai negazionisti di dire che non è vera la memoria della Shoah, che le donne vengano uccise, l’ostilità contro gli immigrati e l’indifferenza verso la tragedia dei Curdi, esigono  un impegno sociale e culturale che inizi nella scuola, nella formazione delle nuove generazioni, prosegua nel campo della ricerca perché siano portati alla luce i massacri e gli stermini che in tante parti del mondo sono stati perpetrati, dai nazisti sugli ebrei, quelli staliniani, quelli Turchi contro gli Armeni, quelli di Pol Pot in Cambogia, ad altri che possono verificarsi nell’epoca segnata dal sorgere di fondamentalismi che colpiscono per motivi di religione comunità intere di persone nel Vicino Oriente e in Africa.

Questo impegno non può essere supplito da una semplice legge e dalla condanna dei Governi attuali, ma chiama in causa la coscienza di ciascuno di noi e chiede alla scuola, alle istituzioni, alla società nel suo insieme di accertare la verità storica e impegnarci tutti contro la violazione della dignità della persona in ogni parte della terra per togliere terreno fertile alla mala pianta dell’odio che può diventare un male oscuro per le nuove generazioni, perché siamo essere umani nel rispetto tra di noi e per tutto il creato che ci circonda e non dei maligni perdenti. (Blog di Giorgio Cortese)

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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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