Tasi e paga, Pantalone!

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Tasi e paga, Pantalone!
Certo non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole e confesso che rimango sempre di più disorientato dalla  frenetica *giga, da questo ballo di acronimi per indicare sempre nuove tasse. Passiamo dalla Tares, Tarsu, Trise, Tari e Tasi. Ma qualcuno ci capisce qualcosa? Ogni quotidiano o telegiornale fa a gara nel pubblicare quadri riassuntivi, specchietti concisi dove si tenta di spiegare le varie sigle con relative aliquote, ciascuno in modo diverso dall'altro. L’unica cosa che ho capito, nella mia profonda ignoranza è che hanno fatto finta di toglierci l'IMU sulla prima casa, per poi metterci di colpo tre o quattro altre tasse alla volta. 
 
Mi sembra di assistere a quella famosa pubblicità sui fustini detersivi per lavatrice, ma al contrario. A Carosello facevano vedere che ne pagavi uno e ne portavi via due, adesso invece i nostri italici fenomeni,  fingono di scontarmene, una, l'IMU, per poi rifilarmene ben quattro o cinque alla volta. La tassazione immobiliare non lascia, ma raddoppia, anzi no, triplica! Nasce  infatti, il nuovo tributo sui servizi, Trise, a sua volta suddiviso in due parto, la Tari sui rifiuti e la Tasi sui servizi indivisibili. Che sostituiranno la Tares e l'Imu sulle prime case non di lusso. Imu che invece resterebbe sull'abitazione principale di pregio e sulle seconde case. Tari e Tasi non differiranno solo per una consonante, ma per l'intera struttura. La prima sarà una tariffa e sarà commisurata alla superficie calpestabile già utilizzata per pagare fin qui Tarsu, Tia 1 e Tia 2. Per poi trasformarsi più avanti in Tarip, una tariffa puntuale e commisurata alla quantità e qualità di rifiuti prodotti. La Tasi invece sarà un tributo con un'aliquota di partenza dell'1 per mille che utilizzerà la stessa base imponibile dell'Imu. 
 
E le più  “bastonate” sono sempre le famiglie meno agiate, quelli che prima della crisi erano il famoso ceto medio, ma che se continua  così diventeranno i futuri paria. Speriamo che dall’embrione della “Jobs act”, nasca un costruttivo dibattito come quella relativa alla proposta di introdurre: “assegno universale per chi perde il posto di lavoro”.  Ma se la crisi continua le risorse fino ad ora destinate alla cassa integrazione, risorse che si stanno sempre di più assottigliando, verranno divise anche a chi fino ad oggi ne era escluso, l’idea è buona ma i soldi da dove usciranno, da una nuova tassa dal nome fantasioso? Purtroppo, una  massa enorme di persone, però, continuerà ad essere ignorata e non avrà nessun diritto, sono le persone già disoccupate, che continueranno ad essere semplici numeri utili per compilare statistiche. 
 
Persone senza volto e senza voce che continueranno ad essere l'immagine di sfondo nella rappresentazione teatrale nella quale sono protagonisti i lavoratori occupati ed i loro rappresentanti, i quali continueranno a parlare di disoccupazione soltanto come possibile problema di chi già lavora. Una guerra tra poveri, senza nessuno sbocco, speriamo con la Jobs act”, si trovi una soluzione e lodevole è quello di accettare i contributi esterni e non presentarlo come un prodotto già preconfezionato, sempre dando questi soldini sotto forma di qualche servizio per la Comunità di appartenenza, perchè la pura beneficenza, il dare soldi senza pretendere nessuna prestazione di lavoro è per conto mio immorale. Per ora  tasi e paga, pantalone!
 
*La giga è un tipo di ballo popolare antico diffuso in innumerevoli varianti in molte regioni d’Europa, deriva dal tedesco "geiger" che significa violinista, in inglese è chiamata  jig, in francese, gigue. In occitano gigo.
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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