Un semplice paio di scarpe

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Un semplice paio di scarpe
Prima di spiegare di cosa si tratta serve una premessa. E’ necessario che racconti, almeno in breve, gli eventi di quel periodo storico, così come l’ha vista con i suoi occhi questo mio caro amico e come io poi l’ho immaginata nella mente, attraverso gli aneddoti che ho ascoltato. Una storia bellissima, credete a me. Questo mio amico negli anni cinquanta aveva quello che le generazioni successive, compresa la mia, non hanno mai colto dal loro vissuto, l’umiltà e la felicità per le cose semplici. Non era alla ricerca di un bel nulla, ma la sua generazione uscita dall’atrocità della guerra credeva nel futuro e lavorava con fatica ed operosità. Una generazione che credeva  a valori semplici ma eterni e pensava  al futuro dei nipoti praticamente ancora prima che nascessero.
 
La storia inizia da un racconto di un episodio avvenuto nel lontano 1959. Pensate che in quell’anno questo mio caro amico era stato destinato per lavoro,  per una importante fabbrica di automobili italiana in Polonia, precisamente nella zona industriale di Breslavia In quell’anno a Cuba  il dittatore Fulgencio Batista abbandona l’Avana e Fidel Castro entra nella capitale cubana in testa alle sue truppe, pochi mesi dopo emana la legge agraria espropriando i  terreni dei possedimenti agricoli degli statunitensi.  La Cina invade il Tibet con la successiva fuga del Dalai Lama. La Polonia di quegli anni era reduce dalla rivolta del 1956 che aveva portato il regime a divenire leggermente più liberale, scarcerando molte persone dalle prigioni ed espandendo un poco le libertà personali. Questo anche perché con la morte di Stalin e l’avvento di Kruscev era iniziata una prima fase di distensione delle relazioni internazionali, culminate proprio nel 1959 con l’incontro a Camp David in Usa tra  il presidente americano  Eisenhower e il leader bolscevico.
 
Questo era il quadro sommario di quell’anno quando questo mio saggio amico, come lui racconta andò appunto per lavoro in Polonia. Quando arrivò nella zona di Breslavia, situata nella regione storica ed industriale della Slesia venne in contatto con il suo interprete, un giovane ingeniere polacco. Allora in Polonia, le ferite degli edifici della seconda guerra mondiale non si erano ancora rimarginate e le rovine erano ancora presenti con la povertà dignitosa della popolazione che  si trovava sotto un regime dittatoriale. Il mio amico, sempre nel suo racconto alloggiava in una scuola dismessa a parecchi chilometri dalla fabbrica meccanica dove prestava la sua opera.
 
Partendo dall’Italia si era comprato una paio di scarpe nuove, perché magari pensava che se ci fosse stato qualche ricevimento ufficiale le avrebbe usate. Ma le scarpe erano rimaste a fare bella vista vicino al tavolino da notte, nuove ed inutilizzate. Alla fine del periodo di lavoro, in procinto di rientrare in Italia, l’ingegnere polacco gli chiese timidamente se le scarpe le vendeva a lui. Si sa che le scarpe italiane  hanno sempre avuto una buona nomea per il design ed il confort ed allora, oltre cortina di ferro, come si diceva per i paesi del patto di Varsavia, blocco comunista, erano una rarità molto apprezzata. Di fronte a questa richiesta il mio amico, e quando lo racconta gli si illuminano gli occhi di nostalgia per quei lontani anni, pensò che lui non era ricco, le scarpe è vero le aveva pagate care ma in coscienza non se la sentiva di speculare su di una persona che stava peggio di lui e allora gli regalò le scarpe. A questo punto per chi ha avuto la pazienza di leggere fino a questo punto, direte che la storia si chiude qui. E no, anni dopo il mio amico aveva fatto un piccolo salto di carriera giungendo al ruolo di impiegato ed era stato mandato da una importante azienda Piemontese sempre in Polonia alla Fiera internazionale  di Poznan.  
 
La più grande Fiera industriale della Polonia, una Fiera nata nel lontano 1921, e ancora oggi di fama internazionale ma allora era la vetrina dei prodotti e di scambio con il paesi dell’Europa Orientale. Il mio amico, ancora adesso ha nel viso lo stupore che ebbe allora quando arrivato in aereo, trovò ad attenderlo l’ingegnere a cui aveva regalato le scarpe anni prima. Questo ingegnere nel frattempo aveva fatto carriera nel meccanismo dei piani quinquennali, all’interno dei Gosplan che era la commissione statale per la Pianificazione. L’ingegnere dopo i calorosi saluti di benvenuto gli disse che leggendo l’elenco delle persone occidentali che arrivavano in Polonia per la Fiera aveva riconosciuto il suo nome e cognome e grato per le scarpe ricevute in regalo era andato ad accoglierlo.
 
Ma oltre a questo gli facilitò gli affari aiutandolo a fare carriera nell’azienda in Italia, in quanto interlocutore privilegiato per diverse industrie polacche. Questo breve racconto mi insegna che ogni azione che compio nella vita mi si apre davanti un bivio, la strada dell’indifferenza e del male o quella del bene. La prima sembra una discesa, durante la quale non pedalo e non fatico, ma con il rischio concreto di cadere. La seconda assomiglia tanto a una salita, durante la quale sudo e dietro ad ogni tornante si nasconde l'insidia di mollare. Arrivato in cima provo nell’animo la  sensazione di aver fatto un'impresa, di aver portato a termine qualcosa di grande, anche come questo mio saggio amico di aver regalato un semplice paio di scarpe, perché nella vita tutto ciò  che merita di essere fatto, anche le piccole azioni, meritano di essere fatte bene. (blog di Giorgio Cortese)
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Impiegato bancario, dal 1978, i miei hobby ed interessi sono la famiglia, scrivere, leggere libri di Storia, giardinaggio. Donatore di sangue dal 1981, abito a Favria, con sincera passione innamorato del territorio in cui vivo
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