La famiglia Belier

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La famiglia Belier
Credo che ci siano almeno due modalità per approcciare questo film. Quella del cinico, che lo vede come un “Xfactor” o un “Amici” vissuto dietro le quinte. Siccome ho una certa età, dovrei forse dire un “Saranno famosi”. Quindi una trama che fila sui binari dritti del Frecciarossa, con emozioni strappate a colpi di dejà vu e un finale che per immaginarlo basterebbe leggere i fondi del pop corn.
L'altra modalità è quella dello spettatore che dimentica a casa qualcosa. Il telefono? No, anzi, quello lo perde proprio al cinema quella sera. La carta d'identità? No e del resto non servirebbe, perché il film non è vietato e perché non ha ancora diritto alla riduzione per anziani. Un'età di merda la sua. Gli occhiali? Sì, ma quelli servono solo per leggere. Lo schermo lo vede benissimo. Che cosa ha lasciato a casa, allora?
Ha lasciato proprio il cinismo. E vuoi perché ha fatto giardinaggio ed è smarronato, vuoi perché non aveva nemmeno tanta voglia di uscire e andare al cinema, vuoi perché il film, diciamolo, è fatto bene, si siede impreparato e si becca tutta la storia con le difese abbassate. Finisce che ride come un matto per le situazioni comiche, si tiene ai braccioli quando c'è tensione e cerca qualche scusa per giustificare gli occhi umidi e la voce strozzata alla fine dove... quando... perché... Insomma saranno poi cazzi suoi. Da vedere.

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di Aldo Costa
Aldo Costa, torinese, si trasferisce a Favria con tutta la famiglia nel 2002. Il suo lavoro di copywriter freelance gli consente di lavorare ovunque ci sia una connessione internet. Scrive per mestiere, ma anche per passione. Nel 1995 ha pubblicato la raccolta di racconti Ultimo Grado nella collana I licheni, Vivalda e nel 2008 è uscito il suo primo romanzo, L’Inviato di Dio, per Baima & Ronchetti. Poi c'è la trilogia, che comincia con Non è vero Piemme 2014, continua con Giulia dorme e si completa con Destini incrociati. Scrive, ma soprattutto legge molto: una quarantina di libri all'anno. La cattiva notizia è che li commenta tutti. La buona? Non c'è.
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