Recensione del film "American Sniper"

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Recensione del film "American Sniper"
Quando un uomo con un fucile da cecchino incontra un uomo con un Kalašnikov, l'uomo col Kalašnikov è un uomo morto. È un po' la sintesi di “American sniper” prodotto e diretto da Clint Eastwood, ambientato in Iraq durante la guerra.
Tra bello e fatto bene? Fatto bene. Ambiente ricostruito con cura, dialoghi che si fanno ascoltare senza banalità. (non li ha scritti Renzi) Montato con buon ritmo: la tensione non molla mai e durante certe azioni di guerriglia, diventa anche difficile da tollerare. Soprattutto, Eastwood si tiene a distanza di sicurezza dai luoghi comuni. Per esempio evita con cura una scena di parto. Ho un'avversione per i parti nei film (non parliamo di quelli veri). Non so perché, ma le attrici che fingono di urlare, sudare, soffiare e tutto quanto mi danno fastidio. Qui la scena stacca quando la futura madre sente le prime avvisaglie e riprende quando è già a casa.
Dove cade il film, allora? Non cade. Però non vola nemmeno. Intanto non si vedono mai le tette, poi è un film che non arricchisce, non lascia niente; è puro spettacolo. Una presa di posizione contro la guerra io non ce la vedo. Gli americani sono sempre i soliti bravi ragazzi pronti a far valere ovunque gli interessi degli Stati Uniti, pronti a uccidere e a farsi massacrare. Ma lo sapevamo già.

Ricordate Black hawk down di Ridley Scott? Quello dell'elicottero abbattuto in Mogadiscio? Uguale. Due storie vere raccontate bene: eroismo, amor di patria, spirito di corpo, fratellanza, onore, ecc. Basterebbe credere in questi valori per uscire dal cinema e poter dire di aver visto un capolavoro. A me non riesce.

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di Aldo Costa
Aldo Costa, torinese, si trasferisce a Favria con tutta la famiglia nel 2002. Il suo lavoro di copywriter freelance gli consente di lavorare ovunque ci sia una connessione internet. Scrive per mestiere, ma anche per passione. Nel 1995 ha pubblicato la raccolta di racconti Ultimo Grado nella collana I licheni, Vivalda e nel 2008 č uscito il suo primo romanzo, L’Inviato di Dio, per Baima & Ronchetti. Poi c'č la trilogia, che comincia con Non č vero Piemme 2014, continua con Giulia dorme e si completa con Destini incrociati. Scrive, ma soprattutto legge molto: una quarantina di libri all'anno. La cattiva notizia č che li commenta tutti. La buona? Non c'č.
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