Recensione del libro "La vita davanti a sé", di Romain Gary

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Recensione del libro "La vita davanti a sé", di Romain Gary
Come una promessa di Renzi. Devo dire altro? Deludente come quando Tiziana mi disse no, come quando non mi fecero giocare nemmeno nell'ultimo minuto, a partita abbondantemente vinta.
 
Forse mi aspettavo troppo. Mi aspettavo che Gary in questo libro superasse addirittura il suo "Biglietto scaduto" che è il mio libro dell'anno 2014, invece ho impattato contro questa storia senza freni, perché la fiducia li aveva disinstallati. Il racconto ha la voce di Momò, un orfano algerino di 10 - 14 anni che vive insieme ad una vecchia puttana a Belleville, circondato dall'affetto di amici di tutte le etnie e di tutti i sessi.
 
E' probabile che Pennac abbia letto questo libro e vi abbia attinto senza scrupoli per creare il ciclo della famiglia Malaussene, dal momento che racconta la stessa storia e la ambienta nella stessa cittadina ma, come diceva il mio vecchio direttore creativo, chi copia per migliorare è sempre perdonabile. In altre parole, se volete leggere una bella storia di periferia, leggete Pennac, se invece volete sapere qualcosa di importante sui sentimenti umani, e maschili in particolare, leggete "Biglietto scaduto". "La vita davanti a sé" potete lasciarla indietro.
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di Aldo Costa
Aldo Costa, torinese, si trasferisce a Favria con tutta la famiglia nel 2002. Il suo lavoro di copywriter freelance gli consente di lavorare ovunque ci sia una connessione internet. Scrive per mestiere, ma anche per passione. Nel 1995 ha pubblicato la raccolta di racconti Ultimo Grado nella collana I licheni, Vivalda e nel 2008 è uscito il suo primo romanzo, L’Inviato di Dio, per Baima & Ronchetti. Poi c'è la trilogia, che comincia con Non è vero Piemme 2014, continua con Giulia dorme e si completa con Destini incrociati. Scrive, ma soprattutto legge molto: una quarantina di libri all'anno. La cattiva notizia è che li commenta tutti. La buona? Non c'è.
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