Recensione: La Foresta

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Recensione: La Foresta
Un pulp western, il primo che leggo, che se mi fossi reso conto che si trattava di un western prima di accorgermi che era un pulp, non sarei andato avanti. E avrei fatto male. Tra merda e sangue, Lansdale si rivela macellaio esperto nel raccontare l'anatomia umana invisibile, quella che viene alla luce soltanto quando una scarica di pallettoni la spalma contro una porta dietro il corpo del bersaglio. 
 
Se non fossi pigro avrei letto almeno una volta le istruzioni del mio Kobo e adesso saprei come si fa a mettere un segno su un ebook, perché di segni ci sarebbe stato bisogno, per sottolineare delle frasi davvero gustose.
 
Ho riso non una volta sola mentre mi godevo l'avventura del ragazzino Jack, alla ricerca della sorella rapita dai peggiori farabutti del Texas con l'intento di "spanarla".
 
Cito a memoria da uno dei buoni: "non cercare indicazioni nella vita, ragazzo: Dio è un'idea e il diavolo siamo noi". Ecco, con motti di questo genere si va avanti sicuri nella foresta di pagine.
 
Lansdale dà profondità ai personaggi usando il maglio. Usa ripetere le frasi, proprio per dare l'idea di comunicazioni vere tra uomini veri. Anche le donne sono uomini veri, come Sue, la giovane mignotta che ragiona e si muove come un maschio. C'è anche un maiale selvatico che segue la comitiva ed è l'elemento autorizzato a sconfinare nell'inverosimile, a ricordare che si tratta di un pulp e di un racconto pervaso da grande e sottile ironia. 
 
Il finale è la parte più debole. Bene il climax, ma il post climax sarebbe stato accuratamente da evitare, "come rimanere a lungo sul cesso dopo aver cacato". (cit mia) Per cui un consiglio: leggetelo senza pensarci due volte, ma appena finita la resa dei conti, non finitelo: alzatevi e usate le ultime sei o sette pagine per pulirvi il culo. Se anche voi avrete usato un kobo o un kindle, vedrete le stelle. Contatele e mettetele su, che saranno quelle giuste.
 
Per me 3,5 su 5
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di Aldo Costa
Aldo Costa, torinese, si trasferisce a Favria con tutta la famiglia nel 2002. Il suo lavoro di copywriter freelance gli consente di lavorare ovunque ci sia una connessione internet. Scrive per mestiere, ma anche per passione. Nel 1995 ha pubblicato la raccolta di racconti Ultimo Grado nella collana I licheni, Vivalda e nel 2008 è uscito il suo primo romanzo, L’Inviato di Dio, per Baima & Ronchetti. Poi c'è la trilogia, che comincia con Non è vero Piemme 2014, continua con Giulia dorme e si completa con Destini incrociati. Scrive, ma soprattutto legge molto: una quarantina di libri all'anno. La cattiva notizia è che li commenta tutti. La buona? Non c'è.
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