«Chiedo scusa alla mia città»

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«Chiedo scusa alla mia città»
Quando parliamo del commissariamento di Rivarolo non stiamo parlando di giustizia o di garantismo. Non è una questione della macchina della giustizia ma della macchina amministrativa. Il Comune di Rivarolo Canavese è stato sciolto da un atto politico. Da una delibera del consiglio dei ministri presentata dal ministro degli interni di allora, Anna Maria Cancellieri. E quando la politica fa degli errori è giusto che poi la politica adotti quegli strumenti per evitare il ripetersi di questi errori. Sono consapevole che si possa chiedere scusa a Rivarolo ma non verremo mai ripagati del danno che abbiamo subito.
 
La politica può sbagliare, così come può sbagliare qualsiasi altra istituzione. Però possiamo adottare degli strumenti che responsabilizzano la politica. Sono convinto che la legge che permette lo scioglimento dei consigli comunali sia una legge giusta. Sacrosanta. Perchè serve ad impedire che un'amministrazione infiltrata possa continuare a gestire una città. Questa è la logica della legge che, ovviamente, non può attendere i tre gradi di giudizio per agire e permettere a un sindaco mafioso di amministrare. 
 
Per quello che è successo a Rivarolo, però, ci sono diverse interpretazioni. Bertot ha voluto giocare sporco ed è andato vicino ad ambienti mafiosi quindi è colpa sua; Bertot è un cretino e probabilmente non si è accorto di essere circondato da mafiosi; Bertot in buona fede è stato vittima di un tranello politico. Ci sono numerose interpretazioni e spiegazioni per quello che è successo. E ognuno è libero di dare la propria. Ricorre un elemento: Bertot sindaco di Rivarolo. Quindi ritengo giusto, in qualità di sindaco di allora, chiedere scusa alla città. E le prime scuse sono le mie perchè ero il sindaco che non è stato in grado di difendere la città da un commissariamento ingiusto.
 
Sono il sindaco che per colpa di una campagna elettorale che mi ha portato al parlamento europeo ha comunque toccato probabilmente ambienti mafiosi. E' vero: c'è stato un pranzo dove sarebbe stato meglio non andare. Ma non è questo il motivo dello scioglimento del consiglio comunale. Se fosse stato quello il problema ne avrei preso atto e mi sarei dimesso anche prima. In questo contesto, però, avrebbero dovuto sciogliere altre amministrazioni: dal governo nazionale al Comune di Roma, fino ai Comune di Ciriè e di Chivasso. 
 
Quello che è certo è che a Rivarolo, per quanto riguarda il Palazzo comunale, la mafia non c'è stata, non c'è e non ci sarà. Ce l'abbiamo nel nostro Dna l'antimafia, non abbiamo bisogno del ministro Cancellieri. Per la mia visione dei fatti sono convinto che la politica abbia bisogno di riappropriarsi del proprio ruolo. Non possono essere tre funzionari, dipendenti pubblici che prendono lo stipendio regolarmente il 27 del mese, indipendentemente dal loro servizio alla macchina dello Stato, decidere se un Comune deve essere sciolto o meno. La politica così non si assume le sue responsabilità. Delega a dei funzionari. Se come penso sia giusto, si vuole riflettere sul rivedere questa legge, prevediamo un passaggio nella commissione bicamerale antimafia che abbia il diritto di ascoltare i coinvolti. In questo modo responsabilizziamo la politica senza delegare tutto alla macchina burocratica.
 
Sono consapevole che se oggi la politica si rivolge a Rivarolo è perchè anche in Parlamento si è acceso il dibattito su questo argomento. Spero questa possa portare a una riabilitazione per Rivarolo che la città ha sempre meritato di avere, indipendentemente dagli errori del suo sindaco.
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Imprenditore sposato 3 figli Già consigliere provinciale, Sindaco di Rivarolo, parlamentare europeo, esperto politica estera. Presidente fondazione KiAn
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