I baby-vandali del parco di Favria si autodenunciano. E' un gesto che fa ben sperare...

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I baby-vandali del parco di Favria si autodenunciano. E un gesto che fa ben sperare...
Abbiamo chiesto, l’altro giorno su QC, “pene esemplari” per i vandali che hanno devastato il parco a Favria. E lo faremo sempre, in qualunque circostanza e in qualunque paese, perché se c’è una cosa che proprio non riusciamo a digerire, è il vandalismo fine a se stesso. Che si concretizza, troppo spesso, in devastazione gratuita delle cose degli altri. Più precisamente delle cose di tutti che, alla fine, «tutti» sono costretti a ricomprare (con le tasse). 
 
A Favria, dopo 24 ore di indignazione a partire, giustamente, dalla casa comunale, i vandali (baby in quanto minorenni) si sono costituiti. Insieme ai genitori sono andati in Comune, dal sindaco Serafino Ferrino, e hanno chiesto scusa. Le famiglie si accolleranno i costi delle riparazioni (qualche migliaio di euro). I ragazzi, probabilmente, andranno a lezione di educazione civica dalla polizia municipale. In questo modo eviteranno la denuncia penale al tribunale dei minori. Tutto bene. Anzi, benissimo. 
 
L’autodenuncia, grazie a genitori con la testa sulle spalle, e il relativo “condono” da parte dell’amministrazione, sono quanto di meglio potesse registrarsi in questo inizio d’anno. Se il miglioramento della nostra società, del nostro mondo, del nostro bel Canavese, passa anche dai piccoli (grandi) gesti, quello che è successo a Favria in questi giorni rappresenta, in una botta sola, quanto di peggio e quanto di meglio il territorio può offrire. D’accordo, c’erano le telecamere. Forse gli agenti della polizia municipale sarebbero comunque risaliti ai sei autori del raid vandalico di Favria. Ciò non toglie che, una volta tanto, il senso civico abbia preso il sopravvento. E le cronache sono piene di baby-vandali che non hanno fatto passi indietro, nonostante l’evidenza delle prove a loro carico. 
 
Certo, l’autodenuncia non cancella l’errore. Ma lasciateci sperare (e anche credere) che il rimorso provato da quei giovani sia la “pena esemplare” che abbiamo invocato qualche giorno fa. A volte fare i conti con se stessi è più difficile che affrontare il codice penale. Per i ragazzi sarà comunque una lezione di vita. Un segnale che, forse, qualche valore è rimasto. Ed è su quello che dobbiamo basare il nostro futuro.
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di Alessandro Previati
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Alessandro Previati, classe 1982 (l’anno dei Mondiali), festeggia il compleanno il 24 giugno, quando a Torino fanno i fuochi. Ferrarese d’origine (e tifoso della Spal) ma nato a Torino, quattro anni fa è stato catapultato in Canavese. Collabora con il quotidiano La Stampa e il settimanale Il Risveglio, dopo aver scritto, per anni, su La Voce, Il Canavese e Sprint&Sport (da quando aveva 14 anni). Dal 3 ottobre 2013 è «direttore» di Qc. Tra virgolette. Perché guai a prendersi troppo sul serio.
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