Il silenzio imbarazzante di Torino dimostra che Borgaro ha ragione

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Il silenzio imbarazzante di Torino dimostra che Borgaro ha ragione
L’altra mattina in tv, è stato messo alla gogna il sindaco di un piccolo Comune della cintura torinese (il più piccolo di quelli che confinano con Torino) perché qualche giorno prima, per provocazione o forse perché lo pensa davvero, ha chiesto insieme a un suo assessore, di “sdoppiare” i pullman che dalla città arrivano al suo paese. Bus continuamente presi d’assalto dai rom del campo di strada Aeroporto. Perché il servizio di trasporto pubblico, per un motivo ai più sconosciuto, da anni ha piazzato una fermata proprio di fronte al campo nomadi (pur sapendo che da quei passeggeri non incassa il becco di un quattrino).
 
Ora: il sindaco di Borgaro, l’altra mattina, è stato accusato delle peggio cose. Forse perché è del Pd (e il suo assessore addirittura di Sel) e questo ha fatto storcere il naso a qualcuno in più. Se fosse stato un leghista, avremmo risolto la questione con la solita bordata di insulti al razzista di turno. Nel delirio generato dalla proposta del sindaco di Borgaro, con fior di parlamentari e sociologi che si riempiono la bocca di frasi fatte senza nemmeno conoscere il problema, l’unico che avrebbe avuto titolo di parlare e, invece, è rimasto zitto, è il sindaco di Torino, Piero Fassino. Che fa rima con Gambino (il sindaco di Borgaro) ed è anche dello stesso partito. Al momento di discuterne in consiglio comunale, la discussione è stata rinviata alla commissione…
 
Dimentica, il sindaco Fassino, che il campo nomadi di Strada dell’Aeroporto (un ghetto costruito tanti anni fa per non rendere pubblica la vergogna dei rom) si trova sul territorio comunale di Torino. Il primo cittadino di Borgaro lo ha rimarcato, inutilmente, per giorni. Ovvero: toccherebbe a Torino prendere dei provvedimenti. A Borgaro, in questi trent’anni, il campo nomadi ha portato solo guai ma è stata la classica “patata bollente” scaricata al primo Comune sfigato dell’hinterland. Geniale fu, allora, la scelta dell'amministrazione di Torino che decise di ghettizzare i rom in un campo… praticamente sul confine di Borgaro. 
 
Da allora, sono passati decenni. L’integrazione è una parola che, per un motivo o per l’altro, in questo caso non funziona. Ma serve per riempire la bocca di qualche politico e le tasche di qualche associazione. Alcuni progetti, nel recente passato, hanno dimostrato che qualche passo avanti, in quella direzione, si può fare. Ma in piccoli nuclei famigliari. In situazioni che non hanno nulla a che vedere con i rom di strada dell’Aeroporto. In Italia abbiamo il brutto vizio di mettere la testa sotto la sabbia per non vedere quello che succede davvero (in questo caso non solo sui bus della linea 69). Solo per avere la coscienza pulita (!) e poter dare del razzista al sindaco di Borgaro. 
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di Alessandro Previati
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Alessandro Previati, classe 1982 (l’anno dei Mondiali), festeggia il compleanno il 24 giugno, quando a Torino fanno i fuochi. Ferrarese d’origine (e tifoso della Spal) ma nato a Torino, quattro anni fa è stato catapultato in Canavese. Collabora con il quotidiano La Stampa e il settimanale Il Risveglio, dopo aver scritto, per anni, su La Voce, Il Canavese e Sprint&Sport (da quando aveva 14 anni). Dal 3 ottobre 2013 è «direttore» di Qc. Tra virgolette. Perché guai a prendersi troppo sul serio.
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