«La mafia č una montagna di merda». Non solo a Rivarolo e Cuorgnč

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«La mafia č una montagna di merda». Non solo a Rivarolo e Cuorgnč
Sta succedendo a Feletto, da qualche settimana a questa parte, qualcosa di assolutamente grave. A un anno dal rogo (doloso) che ha distrutto la bocciofila (proprio mentre il Comune stava predisponendo il bando per la sua cessione), un potenziale acquirente/gestore della struttura è stato pesantemente minacciato. Qualcuno sta cercando di convincerlo a lasciare perdere. La bocciofila del paese, o la gestisce qualche volto noto, oppure non la deve gestire nessuno. Piaccia o no, questi sono metodi mafiosi. Di quelli che, altrove, scandalizzano schiere di attivisti, politici e quant’altro.
 
A Feletto, no. Nonostante la notizia delle minacce (e del rogo dell’anno scorso) abbia fatto il giro dei media locali, contrariamente da quanto avvenuto altrove, nessuno ha pensato di intervenire su questi gravissimi fatti. Non una manifestazione, non un attestato di solidarietà, non una presa di posizione. Quasi che, in Canavese, se non avvengono a Rivarolo o Cuorgnè, le minacce e gli atti intimidatori non fanno parte del variegato mondo mafioso, ben radicato, purtroppo, in gran parte del territorio anche se, spesso, chiamato con altri nomi.
 
Comprendo che Feletto non ha l’appeal di Rivarolo, parlando di ‘ndrangheta, perché non è mai stato sciolto per mafia e nessuno ha mai scavato tra gli appalti del Comune. Però il silenzio di queste settimane sui fatti che hanno coinvolto la bocciofila e l’amministrazione, meriterebbero ben altra attenzione. Perché, una volta tanto, c’è un Comune che NON ha nessuna intenzione di piegarsi a queste logiche malavitose. E, per questo, andrebbe sostenuto. Un esempio da seguire di fronte a un evidente ricorso a metodi mafiosi per fare in modo che il paese non possa più usufruire della bocciofila e del centro sportivo.
 
Lasciare che episodi di questo tipo passino sotto traccia, è un’occasione persa per far vedere che la battaglia per la legalità si combatte ovunque. Non solo dove c’è l’attenzione dei media o delle procure. Peppino Impastato diceva bene: «La mafia è una montagna di merda». Dappertutto. Senza distinzioni.
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di Alessandro Previati
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Alessandro Previati, classe 1982 (l’anno dei Mondiali), festeggia il compleanno il 24 giugno, quando a Torino fanno i fuochi. Ferrarese d’origine (e tifoso della Spal) ma nato a Torino, quattro anni fa č stato catapultato in Canavese. Collabora con il quotidiano La Stampa e il settimanale Il Risveglio, dopo aver scritto, per anni, su La Voce, Il Canavese e Sprint&Sport (da quando aveva 14 anni). Dal 3 ottobre 2013 č «direttore» di Qc. Tra virgolette. Perché guai a prendersi troppo sul serio.
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