O internet o morte

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O internet o morte
Anno 2014. Alcuni nuovi residenti di Favria chiedono alla compagnia telefonica che gestisce la rete nazionale di potersi connettere a internet con la linea veloce adsl. Qualcuno ha anche provato ad affidarsi ad altre compagnie che, però, si appoggiano sugli stessi impianti. La risposta è uguale per tutti: «Non ci sono posti nella centralina telefonica che gestisce il traffico della zona. Provate tra qualche settimana».

Vecchi impianti e pochi posti disponibili. Altro che Canavese 2.0 o "terra dell'informatica". Ai nuovi residenti non resta che attaccarsi al... satellite (quando prende). Diversamente, seguendo il consiglio dell'azienda di telefonia, potranno rivolgersi in Comune per chiedere l'ampliamento della centralina (a carico dell'amministrazione, ovviamente). Qualche residente, in effetti, ha anche scritto all'ufficio tecnico del Comune ed è in attesa di risposta. L'altra soluzione, cinica e spietata (ma valida), è attendere che qualche residente ci lasci le penne. 

Già, se un utente già connesso alla linea veloce di internet, decede, lascia il posto al primo in attesa. Può sembrare assurdo ma è comunque, in estrema ratio, la risposta che diversi residenti di Favria hanno ottenuto dalla compagnia telefonica. E questo vale per le abitazioni del centro come per quelle in periferia, dal momento che la centrale internet è la stessa. La compagnia ha garantito solo la linea telefonica semplice (per intenderci, quella buona per le chiamate). Per il resto buio completo. In attesa di qualche funerale.

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di Alessandro Previati
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Alessandro Previati, classe 1982 (l’anno dei Mondiali), festeggia il compleanno il 24 giugno, quando a Torino fanno i fuochi. Ferrarese d’origine (e tifoso della Spal) ma nato a Torino, quattro anni fa è stato catapultato in Canavese. Collabora con il quotidiano La Stampa e il settimanale Il Risveglio, dopo aver scritto, per anni, su La Voce, Il Canavese e Sprint&Sport (da quando aveva 14 anni). Dal 3 ottobre 2013 è «direttore» di Qc. Tra virgolette. Perché guai a prendersi troppo sul serio.
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