Il mio Giro - Day 1: Barolo

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Il mio Giro - Day 1: Barolo
Guardo il cielo, verso Superga, storco subito la bocca e metto la giacca antipioggia nello zaino.

Ultimi controlli e si parte destinazione Barolo – ufficio accredito del quartier generale del Giro.

Lì mi aspetta il mio pass, la canottina verde: per averli devo fare su e già per le viuzze di Barolo, 500mt in più grazie ai solerti e inflessibili uomini della sicurezza che vigilano agli accessi: quando hai fretta di arrivare in sala stampa e ce l'hai a 30mt qualsiasi diniego con conseguente giro aggiuntivo diventa una giramento di scatole.

Alle 11 ho tutto quel che mi serve e vado in cerca di scorci vicini all'arrivo per i miei scatti:

Opto per i -2km dall'arrivo, trovo parcheggio, 2 panini, acqua e buon appetito … sotto le prime timide gocce.

Finisco il pranzo e metto la giacca a vento, intanto i primi atleti arrivano e vengono incornciati tra diversi scenari paesaggistichi.

Non siamo in alto come e Barbaresco, decisamente spettacolare ma nella conca sotto Barolo, ai piedi dei vigneti, sopra diversi casali e agroturismi dove ospiti (rigorosamante stranieri) risalgono i pendii in mtb per mettere le gambe sotto il tavolo e ridiscendere quando passeranno i top ten.

Gli scatti aumentano e le gocce pure, la pioggia aumenta quindi mi sposto verso degli alberi.

Da qui ho una buona visuale, gli atleti vengono immortaliti e a fr loro compagnia vi sono decine di punti grigiastri: sono le gocce di pioggia fotogeniche quanto civettuole e narcisistiche.

Verso le tre i tuoni hanno lasciato spazio alla pioggia scrosciante, i corridori affrontano la discesa con attenzione, le ruote lenticolari tra curve, controcurve e discese in picchiata sono difficili da gestire e le cadute possono essere molto spettacolari quanto rovinose.

Aumenta il numero di atleti che raggiungono quelli che li precedono, da due diventano anche tre.

I ristoranti-enoteche hanno preparato dehor e punti degustazione-vini accompagnati da pietanze varie, stuzzichini e altre bontà … Massimo pensa alla corsa, non vorrai mica vedere 2 Evans quando ne passa solo 1?

Arrivano i big così cambio punto di ripresa posizionandomi in uscita curva, l'ultima prima del rettilineo che porta all'arrivo.

Voglio vedere sulla loro faccia, fatica, rabbia, la faccia di Aru, Uran, Evans.

A dirla tutta il colombiano sembra non faticare, sà forse che lezione data a Evans gli porterà notevoli vantaggi, Evans non sa capacitarsi di cosa e perchè non ha funzionato, Aru vuole solo finire, la sua indole da scalatore deve lasciare spazio nel suo animo al cronomen, oggi se vuoi vincere qualcosa devi difendere e attaccare su tutte le specialità hai dalla tua ancora tanti anni per crescere e migliorare.

E Pozzovivo è lì dietro, troppo dietro ma è lì e si sa che sulle alpi tutto è possibile ma sembra che Uran e Evans da oggi siano protagonisti di una sfida da highlander, ne resterà soltanto uno ma è possibile che se ne aggiungano altri.

Rivarolo arrivo in volata, emozione forte, una mandria di bisonti e tu lì da una parte … spettacolo!

I love this sport!.

Massimo

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di Massimo Andreis
42 anni vissuti a San Francesco al Campo nella campagna che ama a far da proscenio alle Alpi Graie che adora ed al Monviso che lo saluta ogni mattino. Sposato padre di 2 figli ai quali comincia a trasmettere la passione per la fotografia, sportiva soprattutto, lo sci di fondo (da buoni figlioli son tali solo se contraddicono i genitori e preferiscono la discesa), l'amore per il ciclismo, come esempio e filosofia di vita (quello pulito che c'è e deve essere difeso) e dell'hockey ghiaccio sinonimo di forza, dinamicità, equilibrio gioco di squadra e rispetto per l'avversario e la fede granata, altro esempio di vita, dove nessuno ti dà niente e il raggiungimento degli obiettivi attraverso la sofferenza e il sacrificio forgiano il carattere.
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