Il mio Giro – Day 3 Aglič-Oropa

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Il mio Giro – Day 3 Aglič-Oropa
Si torna a casa, ripongo con cura l'attrezzatura in auto e partiamo.

Il mio amico Marco cerca di collegarsi alla Gazzetta con il tablet, ci riesce solo dopo essere scesi da Favaro a Biella, destinazione il Bar Canterino/Ferrua, scelto da Gambero Rosso per l'anno 2011 miglior bar d'Italia.

Che spettacolo il croissant alla crema! Se sono i migliori d'Italia una ragione ci sarà!

Ha vinto Battaglin!

Nel mio personale toto-ciclismo ho sbagliato nome ma non bandiera.

A dire il vero il mio pronostico è stato centrato 24 ore dopo a Plan di Montecampione.

E' uno dei miei preferiti, l'ho seguito quando era Under 23 con Barbin e Colbrelli.

“E' nata una stella!” Proclamavano nella telecronaca domenica pomeriggio.

Vedremo, ci vado cauto, ma obiettivamente il suo palmares non può lasciar dubbi: Giro della Valle d'Aosta e Giro delle Valli Cuneesi nel 2011, l'anno dopo, Giro della Valle d'Aosta.

Non si vincono queste 2 gare per caso, bissando il VdA.

Martinelli dice:”ha vinto come il mio Marco”

Era il ds del Pirata...

Agliè, ore 11, a passo spedito risaliamo la strada che porta al castello, dopo aver lasciato l'auto al parcheggio dei Bus delle squadre e delle auto al seguito.

Strano, nessun villino viaggiante dei team, ma il cerimoniale del foglio firma dovrebbe già esser iniziato.

Invece no, sul palco trovo lo speaker di radio 101, lo speaker del Giro Bortolotti ed una magnifica Cristina Chiabotto testimonial di Oxfam.

Tanta gente, tanto affetto per i corridori che alla spicciolata dalle 11.40 raggiungono il podio firma.

Vengono “agganciati” dai bimbi, nel percorso che devono fare per fermarsi davanti all'ingresso del Castello, per un autografo.

Qualche foto veloce veloce, poi tutti per i flash dei fotografi, qualche domanda veloce a Canola, Felline, Rosa e Longo Borghini i pedalatori Piemontesi.

Chi si porta i due figlioletti, richiamando come api sui fiori i fotografi che gironzolano sotto al palco, chi saluta con simpatia come Evans persona a modo, chi accenna un saluto veloce come Uran, chi come Quintana vorrebbe essere da un'altra parte, con la faccia di chi gli è morto il gatto o, meno ironicamente, non ha ancora assorbito le botte della caduta, o come la maggior parte, non si degna di salutare tutte le persone che stanno applaudendo si e incitamenti, visto che difficilmente nel corso accidentato della propria vita vivranno una giornata simile.

Pronti, partenza, via! Le ombrelline (sorelline delle girls della pit lane) hanno lasciato i quattro detentori delle maglie rosa, blu, bianca e rossa e si defilano, il gruppo a bassa andatura raggiungerà il km 0.

Noi raggiunta, la mia macchina, partiamo, uscendo a fatica da Agliè.

10 minuti di coda prima di lasciare il paese per prendere l'autostrada, ma abbiamo tutto il tempo dalla nostra.

Mai manovrato così per parcheggiare l'auto, tra la lamiera della portiera ed il palo della luce ci passava Fassino dopo il pranzo di Natale.

Favaro è un paesino di mezza montagna, 700m o qualcosa di più.

Stradine strette, sentierini, una casa sull'altra e qualche villa stile anni 20' 30' quando dalla città si raggiungeva questi borghi per villeggiare, la via lattea era la nostra galassia e non il comprensorio sciistico piemontese, il quale era solo nei sogni di Agnelli quando cominciava a pensare a quelle poche casette del Sestriere.

Dopo il tratto duro in pavè tra le case i girini hanno cento metri circa per rifiatare prima di una curva a destra con la strada che subito và sopra il 12% di pendenza quando mancano 5km per arrivare al santuario.

Continua a salire gente a piedi a passo cadenzato, bici che ondeggiano vistosamente, sguardi mangiati dalla fatica, una ragazza sale con passo leggiadro sospinta dall'incitamento della folla, bambini che chiedono al babbo quanto manca, che ci fa uno alto buffo con una maglietta strana verde con un numero davanti e dietro un cappello da pescatore e 2 macchine foto in mano, quando passa la carovana (qui ne discuterò alla fine del giro), se c'è Nibali, vecchietti ben contenti di non passare un pomeriggio a giocare a briscola, nonni coi nipotini, a qualcuno poter vedere il giro ricorda loro altri anni, altra vita,  Coppi e Bartali, Gimondi e Merckx.

Gente attrezzata con tavole e  sedie, carne alla griglia e barbera (tanta), una cosa accomuna quella folla disomogenea: la passione per Ciclismo.  

Mancano 2 ore ed il muro umano, le ali di folla, invadono la sede stradale, le auto dell'organizzazione strombazzano anche e soprattutto quando non ce n'è bisogno, scatenando la reazione del serpente umano con fischi e grida.

I commenti sono unanimi quando passano le jaguar del team sky: “saran pur belle ma la frizione sabato urlerà di dolore”  “vorrei vederli martedì sul Gavia o sullo Stelvio sotto la neve”

(Dalle informazioni che ho le strade sono pulite ma ai lati ci sono 5m di neve, se non peggiora il meteo, la vista sarà di incomparabile bellezza!)

Marco segue sull'ipad la tappa ma il segnale è ballerino.

Sempre davanti Timmer con il duo tra cui Cataldo ad inseguire.

Il gruppo si sta frazionando ed allungando.

La luce va e viene, comincio a provare il settaggio migliore, arrivano le prime moto: via alle danze.

Come un terremoto arriva la spinta sonora di applausi ed urla a sostenere tutti, nessun escluso, perchè in quel momento si incita sia il proprio beniamino sia l'avversario più ostico e pericoloso. 

Timmer lo vedo sofferente, dubito che ce la possa fare, dietro salgono a tutta, “vuoi vedere che Cataldo lo riprende” penso, cerco Aru lo vedo indietro peccato, non penso a Battaglin che è nel gruppetto dopo Cataldo.

La gente si restringe dopo si allarga e dopo si restringe, diventa parte della sofferenza degli atleti.

Ondate di applausi si infrangono come una mareggiata su questi sventurati ma nel medesimo momento sospingono i medesimi verso l'arrivo.

Arrivano Evans poi Uran, Aru, Battaglin, Pozzovivo, a seguire quelli che hanno lavorato duramente per i propri capitani ed ora non si affrontano ma procedono di pari passo.

Cominciamo a scendere poi ci fermiamo, la folla si riporta ai lati della strada perchè passano altri atleti che con le salite hanno poca dimestichezza, preferiscono chi le volate, chi le crono, chi le lunghe fughe, chi è un passista dichiarato, chi deve trascinarsi  chili di muscoli che servono in altre situazioni ma non su una salita: sono gli sprinter, raggruppati dietro la maglia rossa Bouhanni procedono al loro passo facendo però attenzione a non finire la tappa oltre il tempo massimo.

Le ultime vetture che proteggono il gruppo con l'auto di fine gara ci sfilano accanto, è il segnale che ci invita a rientrare a casa.

Mi Giro come a voler ancora far parte di questo mondo in Giro e vederlo girare lontano, salire, arrivare.

Scendiamo cautamente verso valle tra gente che a piedi o in bicicletta ritorna verso l'auto.

Entriamo in Biella destinazione il Bar Canterino/Ferrua.

Che caffè! Gusto eccezionale

Che croissant! Senti la differenza dal primo voluttuoso morso.

Solo uscendo dal tuo piccolo mondo quotidiano puoi accorgerti di quante piccole o grandi cose ti può offrire questo pianeta sia che giri il primo angolo, sia che sorvoli un oceano.

L'essere curioso e interessato muore di noia se non evade ogni tanto e raggiunge luoghi, persone, ambienti naturali o ambienti creati dall'uomo cercando di capire e non solo guardando distrattamente.

 

La scoperta di dolci colline o piccoli paesini di montagna con le loro storie, personaggi, tradizioni, cultura permettono di ampliare le conoscenze e dare motivazioni, suggerimenti, idee ed ampie vedute per interpretare diversamente le situazioni che si ripetono ogni giorno.

Domani non saremo a Montecampione, Val Martello, Vittorio Veneto, Zoncolan, Trieste.

Incrociamo altre vetture della carovana che pendono direzioni opposte alla nostra.

L'autostrada come via di comunicazione che ci obbliga ad allontanarci da ciò che vorremmo seguire.

Si chiacchiera, si ripercorrono i momenti vissuti, le situazione osservate.

Ogni volta che entri nel Giro e ne fai parte attiva lo vivi e respiri, ti senti a tuo agio.

Osservi chi e cosa c'è intorno ad un gruppo di 200 ragazzi che girano in bici.

Osservi questi ragazzi che inseguono una maglia rosa, solo uno la indosserà alla file e leggerà il suo nome inciso sull'ultima alta spira del trofeo senza fine, ultimo arrivato in un club esclusivo, a fianco di uomini che hanno scritto pagine epiche di questo sport.

Ne esci con un misto di malinconia e felicità, allegria e nostalgia.

Attendi il prossimo Giro, programmi un giro nel Giro, sei impaziente di catturare nuove facce, momenti, azioni, riflessioni, gioie e dolori, felicità e sconforto.

Osserverai  vivrai l'ultima parte del Giro dicendoti “ci potevo essere anche io” “Guarda che folla in delirio sullo Zoncolan!”

 

Porto a casa il mio amico di avventura in Giro.

La macchina è in garage, tolgo l'adesivo con logo sponsor e numero della vettura.

Carta speciale con superficie adesiva ad alta resistenza da tirare via con due mani … visto quanta gente in questo week end ed anche prima blaterava, urlava, insultava … ne tappavi di bocche ed anche per un bel pezzo, scusate il salto in un altro giro, molto sporco, più del mondo della bicicletta.

Ogni volta e così, ti si chiude lo stomaco, sorridi, corri con la mente dietro ai tuoi sogni.

Loro corrono dietro al loro.

Tutti e due sono tinti di rosa.

(Tutte le fotografie sono di proprietà di Massimo Andreis e la riproduzione è vietata)

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42 anni vissuti a San Francesco al Campo nella campagna che ama a far da proscenio alle Alpi Graie che adora ed al Monviso che lo saluta ogni mattino. Sposato padre di 2 figli ai quali comincia a trasmettere la passione per la fotografia, sportiva soprattutto, lo sci di fondo (da buoni figlioli son tali solo se contraddicono i genitori e preferiscono la discesa), l'amore per il ciclismo, come esempio e filosofia di vita (quello pulito che c'č e deve essere difeso) e dell'hockey ghiaccio sinonimo di forza, dinamicitŕ, equilibrio gioco di squadra e rispetto per l'avversario e la fede granata, altro esempio di vita, dove nessuno ti dŕ niente e il raggiungimento degli obiettivi attraverso la sofferenza e il sacrificio forgiano il carattere.
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