Le Roi du Tour Vincenzo Nibali senza la ì

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Le Roi du Tour Vincenzo Nibali senza la ì
Gli occhi velati, lucidi.
La bocca si apre per emettere uno sbuffo d’aria.
Il naso inspira l’odore degli alberi che alle sue spalle chiudono la prospettiva sull’arc du triomphe.
Un nastro giallo alle sue spalle traccia le curve di un’immaginaria tappa di montagna.
Lui è lì sul palco, sul gradino più alto, accanto ai due francesi: un trentasettenne e un giovane di belle speranze.
La maglia gialla è di un italiano però, Vincenzo Nibali l’ha indossata per l’ultima volta, adesso la metterà in valigia e la porterà a casa.
Con il trofeo che è assegnato al vincitore in una mano e nell’altra il mazzo di fiori guarda verso il palco, guarda la sua bimba in braccio alla signora Nibali.
Sorride alla mamma e al papà che partiti da Messina ora son lì a Parigi sotto il palco dove il picciriddu ha realizzato il suo sogno.
Un sogno inseguito da quando aveva quattordici anni, poi anche lui emigrante dal sud sino in toscana per correre nel GS Mastromarco categoria under 23.
Entra nel mondo dei pro con la Fassa Bortolo di Ferretti ma le sette stagioni nella Liquigas gli rimarranno nel cuore, la sua squadra, quella che l’ha portato a vincere la Vuelta nel 2010.
I grandi team lo vogliono, lui capisce che è ora di lasciare la famiglia adottiva senza rimpianti ma con tanta riconoscenza.
Incomincia una nuova vita, una nuova avventura nella kazaka Astana.
Il Manager dell’Astana Vinokourov gli prepara una squadra su misura e i risultati sono notevoli: la Tirreno Adriatico 2013 il Giro d’Italia 2013.
A proposito, Vino: dov’è la lettera di richiamo firmata di tuo pugno 3-4 mesi orsono dove la proprietà accusa il vincitore del Tour 2014 di scarsi risultati, poche vittorie nell’anno 2014 a fronte di notevoli investimenti su di lui?
Dai dillo, siamo tra amici, lo stipendio di Vincenzo è troppo alto e Aru sta cominciando a farsi vedere (non a tener testa a Quintana, Rodriguez, Froome Contador e battagliate con Bardet, Thibo-Pinot ecc ecc), meglio puntare su di lui, fargli una nuova squadra e dire a Vincenzo che si cerchi un nuovo team.
Vino … sai che così per uno-due anni non si batterebbe chiodo? Occhio che la insofferente proprietà stavolta chiederebbe la tua testa.
L’inno di Mameli lo prende allo stomaco ed all’improvviso “lo squalo dello stretto” si sforza di trattenere le lacrime ma non c’è la fa, non oggi.
21 giorni sempre concentrato, determinato, attento, vigile e pronto a leggere la corsa scritta metro dopo metro su quel particolare libro che si chiama asfalto a volte diverso dal solito, fatto di paveè e polvere se picchia il sole e di paveè e fango quando piove, ad aprile, mese delle classiche “dell’inferno del nord” e della “Redoute”.
Non si fa fregare dalla prima settimana di corsa dove il gruppo è nervoso i ritmi sono subito alti e le squadre dei velocisti dettano legge: sanno che non avranno molte tappe per loro non vogliono lasciar andare via fughe bidone.
Primo arrivo in volata e primo colpo di scena, la corsa perde dopo una caduta il re dei velocisti Mark Cavendish: è ufficiale, il campione dell’isola di Man lascia lo scettro degli uomini sprint al tedesco Marcel Kittel.
Il Tour perde la sua prima star ma con l’onore delle armi: caduto a poche centinaia di metri dall’arrivo, in piena bagarre-volata, si rialza, risale in bici e taglia il traguardo con la spalla lussata e interessamento dei legamenti.
Gli inglesi si riversano sulle strade, tifano con calore, riscaldano i cuori degli atleti sotto la pioggia.
Nibali capisce che le stradine possono intasarsi, creare dei coni di bottiglia, le buche ti rovinano la corsa e le curve sono un dritto garantito ed è un lusso se dopo l’uscita c’è un prato verde e non una riva di qualche metro.
Fuglsang, il compagno di Nibali toglierà gli ultimi cerotti a Parigi, troppe cadute e quando passa a Briancon vedo una mummia!
Lui odora il pericolo si piazza tra i primi 15, spesso sono 2 suoi compagni in testa a controllare o tenere alto il ritmo.
Già dal secondo giorno decide che la bandiera del suo paese, quel tricolore conquistato poche settimane prima ai campionati italiani e orribilmente incastonato nell’azzurro Astana deve essere ricoperto dal giallo.
Ai -2km dove ti aspetti la saetta di Sagan o l’allungo imperioso di Cancellara con il ritmo cadenzato dei passisti (bellissimo il duello finale che li vide protagonisti sulle strade bianche di Siena 2 anni fa) parte un grimpeur siciliano che fa 1900m  a tutta: Sagan guarda assieme a Cancellara, Contador e Froome lo scatto, l’allungo.
E continuano a guardarsi i quattro: chi va per primo? Chi si carica sulle spalle il peso dell’inseguimento?
Nibali allunga ancora e ai 700m il gruppo tenta il disperato assalto, a 50m dall’arrivo il nostro mostra a tutti il tricolore sulla sua maglia a questo punto il gruppo si arrende al suo colpo da volpe.
La corsa si sposta sul suolo francese e due nomi entrano nella testa di Nibali, Froome e Contador: foresta di Arenberg e paveè.
Chi ne avrà meno paura? Chi volerà su quel fondo sconnesso? Chi avrà il coraggio di correre a velocità folle su quelle pietre che hanno fatto la storia del ciclismo?
Boom vince a Roubaix una corsa d’altri tempi, fango su bici e gambe, la faccia fuligginosa.
Nibali terzo, capace di dare del tu a quei cubetti, la maglia giallo scuro la faccia segnata da km di pioggia e fango.
Assieme alla sua squadra che ha dato prova di forza e di tattica: 2 nei primi 3 arrivati e 3 nei primi 10!
Contador ha dato la risposta sbagliata alle domande fatte 6 righe sopra: 37° di tappa a 2’54’’ da Boom e 2’37’’ in generale da Nibali, dopo 5 giorni di corsa ha già un ritardo inusuale.
Froome affronta il paveè con un polso malconcio per una caduta del giorno precedente, con molta attenzione e prudenza piega sulle curve e le rotonde, il passaggio al timore e tensione nervosa è breve.
Il dolore aumenta per ogni colpo che il fondo sconnesso gli restituisce ed al km 83 dopo due cadute il keniano bianco mette il piede a terra, lascia la bici al meccanico, sale sull’ammiraglia fissando lo schienale davanti a lui e mettendo la parola fine al suo Tour.
L’Equipe pone ai suoi lettori la fatidica domanda: Nibali vincerà il tour?
Il diretto interessato mantiene un profilo molto basso, scava nella mente di chi gli pone le domande con i suoi occhi scuri e profondi, la sua faccia seria quanto basta, fa si che tutti si convincano di quel che dice.
Ma in cuor suo e nostro … ma è troppo presto, meglio fugare via questi pensieri peccaminosi, meglio essere scaramantici.
I vosgi sono vicini, Contador non nasconde le sue intenzioni e manda un avvertimento a Nibali, ordina a Roche di prendere il comando del gruppo e alzare il ritmo, Nibali capisce e si prepara a un fine settimana di battaglia. 
Nancy vede un altro italiano alzare le braccia dopo la linea d’arrivo: Matteo Trentina beffa per pochi centimetri un incredulo e sfortunato Sagan.
Cosa diranno i vosgi? Contador attaccherà e limerà il suo svantaggio?
A Gérardmer la Mauselaine Contador mette i suoi a tirare, vuole attaccare, vuole far sapere a Nibali che a Parigi ci sarà anche lui e che farà di tutto per prendersi la maglia gialla.
Nibali perde uno ad uno i suoi compagni sotto l’azione di Roche Rogers e Tosatto il treno per le salite dalla Saxo.
Gi ultimi 300m sono un sfida fatta di scatti, contro-scatti, sguardi che si incrociano e dicono più di mille parole.
Nibali e Contador passano a velocità doppia gli eroi di giornata, il madrileno allunga, si volta e trova il messinese alla sua ruota.
Altra spinta, Nibali stringe i denti, è in difficoltà per la prima volta in questo Tour.
Affianca il Tinkoff-Saxo come a dirgli “sono qui, sai che non vai da nessuna parte senza di me?”
In realtà sta bluffando.
Ultimi 30m Nibali molla la presa e Contador guadagna 3’’.
Si aspetta un altro attacco di Contador anche se le energie spese dalla sua squadra sono tante quante quelle spese degli Astana, risultato a Mulhouse Galoppin indossa la maglia gialla.
Di solito il 14 luglio i francesi si dannano l’anima per regalare la vittoria di tappa o la maglia del comando al loro paese.
Questa’anno si accontentano di tenerla per 24 ore, Galoppin che non è uno scalatore puro ma un bravo gregario parte in giallo al mattino e sulla salita che porta alla Planche des belles filles viene fulminato dall’azione ai 3km di Nibali.
Contador non mantiene la promessa fatta nei giorni precedenti e non per colpa sua, perlomeno non del tutto.
In discesa dal Petit Ballon cade rovinosamente,la ferita al ginocchio è vistosa, il medico gliela fascia ma riprendere la corsa è dura.
Il colpo è stato violento, di nuovo tradito dall’asfalto viscido, da chi davanti a lui frena improvvisamente o fa una mossa azzardata o inconsulta, l’attenzione cala quando non deve ed il madrileno si ritrova a terra dolorante, il messinese ha la fortuna e la prontezza di riflessi per non passare il medesimo guaio e questo farà la differenza.
In un batter di ciglia i minuti di ritardo da Nibali diventano quattro, risale in sella scortato dai suoi riparte per fare una ventina di km di dolore, rabbia, tristezza ed il ginocchio che fa un male cane e la gamba ancor di più.
Si affianca a Rogers, il suo scudiero più fedele, mette la mano sulla spalla, gli dà alcune indicazioni e gli cede ufficialmente la guida della squadra.
Si ferma, scende dalla bici e va verso il ciglio della strada dando le spalle ai fotografi.
Si passa la mano sugli occhi per cancellare le lacrime, ormai ha capito che il suo tour è finito, non poteva pensare di andare avanti con una tibia fratturata.
Sale sull’auto del direttore sportivo, e come Froome lascia a tutti quest’ultima immagine, chino sul sedile a pensare a tornare in sella magari già alla Vuelta per rilanciare la sfida a Nibali ma con il rischio di veder la sua stagione irrimediabilmente compromessa.
Nibali rende omaggio al suo avversario, lancia il suo attacco ai – 3 dall’arrivo, recupera e supera i fuggitivi e si mette sulle tracce di Rodriguez che perde man mano forza ed energie, la sua azione si appesantisce, ondeggia vistosamente e viene passato dal messinese e da tutti i migliori.
Si riprende la maglia Vincenzo, vince sul dritto finale, pollice in bocca dedicato alla sua piccola.
Ora 2 tappe d’avvicinamento alle alpi, l’Astana controlla, non prendere rischi inutili.
Recuperare le forze ed energie spesse sui vosgi è l’ordine di Martinelli.
Nibali ed i suoi obbediscono e a Chamrousse va in scena il terzo capolavoro dello “squalo dello stretto” stavolta l’azione parte ai -7,5km dalla’arrivo straordinaria come intensità, forza, coraggio. Ormai lui è “roi Nibali”. 
I giornali francesi lo incoronano imperatore, hors categorié, il tour è nelle sue mani può solo perderlo.
Lui abbozza ti guarda negli occhi e serafico risponde che il tour non è ancora finito, serio serio continua ricordando che c’è ancora Risoul, e poi i Pirenei, Hautacam, il Tourmalet.
Intanto la classifica dietro di lui si fa interessante, Valverde che tanto ha promesso di recuperare su Nibali tanto vede sfilare posizioni in generale a favore dei francesi terribili Peraud, Bardet, Thibaut-Pinot.
Si avvicina il confine spagnolo, quasi un promo ad esserci a settembre quando la Vuelta vedrà molti atleti a contendersi prima la maglia rossa e dopo con le rispettive nazionali a lottare per la maglia iridata di Campione del Mondo a Pontferrada, con gli spagnoli che faranno l’impossibile per indossare quella maglia che si son fatti scappare da polli in quel di Firenze 2013.
L’Astana deve controllare, marcature particolari sui francesi terribili che sanno comunque di poter ambire al secondo e terzo posto e si batteranno per questo, con Saxo alla caccia della vittoria di tappa, quella che ti rende meno amaro e malinconico un Tour che gli ha visti alla partenza con ben altre aspirazioni, e Sky che perso Froome è letteralmente colata a picco, sparita dai radar.
Richie Porte è crollato sotto il peso della figura del capitano a tutti gli effetti e con un ds che aveva poche idee e molto confuse.

Ma anche qui Vincenzo vuole lasciare il segno e a Hautacam porta a segno il suo quarto colpo.
Risponde ad un attacco di Horner ai -11km e si lancia all’inseguimento di Nieve che intanto ha mollato il suo compagno di fuga Kadri dopo aver scalato insieme il Tourmalet.
Un altro allungo, una cavalcata solitaria sin all’arrivo.
Parigi è più vicina anche se fisicamente sei 800km a Sud-Ovest.
Ora è importante come 19 giorni prima e per 19 giorni controllare la corsa, gestire le energie ma stare sempre davanti per non finire coinvolti in una caduta, arrivare alla crono e farla sempre concentrati, attenti.
E che crono! Vincenzo vola, ha il passo cadenzato nella gambe e un metronomo in testa.
Mai una traiettoria a casaccio, mai un azzardo, mai un cambio di ritmo ed una cambiata che ti fa “andare il motore fuori giri”.
Curve pulite, in alcune qualche rischio di troppo lo prende ma ha sempre un margine di sicurezza.
E fa un gran tempo, il quarto, davanti solo i mostri sacri della specialità.
Ma lui è un corridore completo, come Contador, come Froome: va bene nelle crono, in salita sa attaccare e resistere in discesa fa numeri che ti fan saltare le coronarie nei tratti pianeggianti con condizioni climatiche differenti a volte estreme in un senso o nell’altro è capace di intuire in anticipo al gruppo e ricucire ad esempio uno strappo creato dalla Bmc al completo che in una serie di rotonde stava formando un ventaglio senza possibilità di recupero.
Domenica 26 Luglio 2014. Parigi è vicina stavolta, il Tour ha fatto grande un altro corridore ma a lui non importa, lui è un ragazzo semplice, umile e determinato.
Da bambino Vincenzo voleva vincere il Tour de France, semplicemente, tutto qui.
 

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di Massimo Andreis
42 anni vissuti a San Francesco al Campo nella campagna che ama a far da proscenio alle Alpi Graie che adora ed al Monviso che lo saluta ogni mattino. Sposato padre di 2 figli ai quali comincia a trasmettere la passione per la fotografia, sportiva soprattutto, lo sci di fondo (da buoni figlioli son tali solo se contraddicono i genitori e preferiscono la discesa), l'amore per il ciclismo, come esempio e filosofia di vita (quello pulito che c'è e deve essere difeso) e dell'hockey ghiaccio sinonimo di forza, dinamicità, equilibrio gioco di squadra e rispetto per l'avversario e la fede granata, altro esempio di vita, dove nessuno ti dà niente e il raggiungimento degli obiettivi attraverso la sofferenza e il sacrificio forgiano il carattere.
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