Macedonia con banana

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Macedonia con banana
Che spreco gettare una banana dagli spalti di uno stadio ai piedi di un giocatore di colore! E' un frutto importante per lo sviluppo del nostro cervello, pare sia un antidepressivo naturale, riduce lo stress derivante da attività professionale, importante per chi pratica sport e compreso nella dieta di chi vuole entrare nel costume da bagno tra qualche mese.
Coloro che hanno compiuto tale gesto ne hanno sicuramente molto bisogno, sopratutto la prima peculiarità di questo alimento, potrebbe, forse, nono è detto, per caso o in seguito a favorevoli combinazioni ancestrali portare loro beneficio.
Non escludiamo i differenti usi che sicuramente porteranno benessere a questi individui, non avendo   appunto un intelletto sviluppato a tal punto da comprendere le qualità psico-fisiche positive che il frutto porta loro.
 
Usi svariati: grattarsi la schiena, buttarne la buccia per terra scivolandoci essi stessi sopra procurandosi fratture e traumi vari. Credere che lanciandolo torni indietro come un boomerang.
Mangiarlo intero, buccia compresa, in idioti giochi per ingannare il tempo e quindi garantirsi un codice rosso al pronto soccorso o addirittura muovere l'economia del nostro paese nel settore servizi funerari.
Portarlo allo zoo safari per darlo alle tigri non sapendo che è il cibo preferito dai primati (i quali all'occasione riconoscendo l'inferiorità intellettuale del rappresentate della specie umana rifiuterebbero sdegnati).
Pare che le tigri abbiano gradito tutto ciò che stava attaccato alla banana escluso il cranio ovviamente vuoto.
Tali esseri invecchiano più facilmente non conoscendo le proprietà che riducono i radicali liberi mantenendo  più giovani le cellule della pelle.
 
Tale gesto offensivo per qualsiasi abitante di questo pianeta, originario di terre lontane, ha scatenato reazioni diverse: chi l'ha mangiata, ecco la fantasia di un brasiliano.
Chi ha sofferto istantaneamente come i suoi avi, trattati come schiavi.
In questi due casi chi ha lanciato il frutto è lo schiavo della sua ignoranza.
Sarebbe bello che sia ai Mondiali sia su un campetto di periferia i giocatori di tanti paesi entrino in campo con una coppetta ricolma di frutti dei 5 continenti: pesche, mango, banane, pere, kiwi, papaya, arancia, albicocca, frutto della passione...
Sarebbe bello... basta volerlo.
 
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di Massimo Andreis
42 anni vissuti a San Francesco al Campo nella campagna che ama a far da proscenio alle Alpi Graie che adora ed al Monviso che lo saluta ogni mattino. Sposato padre di 2 figli ai quali comincia a trasmettere la passione per la fotografia, sportiva soprattutto, lo sci di fondo (da buoni figlioli son tali solo se contraddicono i genitori e preferiscono la discesa), l'amore per il ciclismo, come esempio e filosofia di vita (quello pulito che c'è e deve essere difeso) e dell'hockey ghiaccio sinonimo di forza, dinamicità, equilibrio gioco di squadra e rispetto per l'avversario e la fede granata, altro esempio di vita, dove nessuno ti dà niente e il raggiungimento degli obiettivi attraverso la sofferenza e il sacrificio forgiano il carattere.
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