BLOG - Al referendum, io voto no

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Il 4 dicembre, come si sa, siamo chiamati alle urne per il referendum costituzionale. Un referendum che, per volontà stessa del premier Matteo Renzi, è diventato quasi una sorta di valutazione dell’operato di governo.

Si badi bene, non è stata l’opposizione a impostare la campagna referendaria sulla possibilità di mandare a casa questo esecutivo che finora si è mostrato alleato solo di banche e comitati di affari. No, è stato lo stesso premier in tempi non sospetti, quando era ancora stra-sicuro di sé e aveva evidentemente ottimi riscontri da sondaggi, a mettere sul piatto della bilancia le proprie dimissioni.

O vince il sì o mi dimetto, era stata la sua promessa (o paventata minaccia, in queste ore corroborata dallo spettro di un nuovo governo tecnico). Ebbene, ora sarebbe facile quindi limitarsi a dire: votiamo no, e mandiamo a casa questo governo che non solo non ha prodotto risultati positivi, ma in cambio di innumerevoli promesse ha fatto digerire agli Italiani tutta una serie di manovre tese unicamente a favorire i gruppi di interesse che lo sostengono, ossia il mondo della finanza, italiana ed internazionale, e i grandi gruppi industriali.

Con buona pace di liberi professionisti, artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, ossia della gran parte delle attività produttive sulle quali si è sempre basata l’economia della Nazione. Dicevo, quindi, che sarebbe facile dire no tout court. E ce ne sarebbero tutte le ragioni.

Ma la verità è che la riforma per cui siamo chiamati alle urne è un vero pastrocchio che arrecherà, nel malaugurato caso in cui dovesse passare, un sacco di danni. Andiamo nel dettaglio.

Primo motivo per votare NO: non è vero che questa riforma eliminerà il bicameralismo, è vero soltanto che toglierà ai Cittadini la possibilità di eleggere i senatori. Sulla falsariga di quanto fatto con le Province, in parte trasformate in quell’ibrido inutile chiamato Città metropolitana, il Senato diventerà un ente di secondo livello e i senatori saranno scelti dalle segreterie dei partiti fra i vari consiglieri regionali. Pazienza, dirà qualcuno, almeno non ci costano più. Falso, perché verranno pagati con dei rimborsi spese per i continui spostamenti in lungo e in largo per lo Stivale. Vabbè allora, se comunque ci costano, però almeno non rallenteranno più l’attività legislativa della Camera. Falso pure questo, perché il meccanismo di approvazione delle leggi resterà quello vigente per tutti quei testi che riguardano direttive europee ed enti locali: vale a dire abbondantemente oltre l’80% delle leggi. E quindi? In definitiva avremo la stessa situazione, ma peggiorata dal fatto che il Senato non sarà più scelto dai Cittadini e i senatori saranno “rimborsati” con un sistema che ha già mostrato in passato enormi falle. Sarà una considerazione forse banale, ma se si decide di vivere in un sistema democratico, le regole della Democrazia non possono essere raggirate.

Secondo motivo per votare NO: il premier sostiene che la Riforma servirà a dare stabilità al Paese. Ma siccome i cittadini eleggerebbero solo i deputati, mentre i senatori verrebbero scelti tra i consiglieri regionali in carica, si potrebbe tranquillamente verificare una situazione con una Camera con maggioranza A e il Senato con maggioranza B: e come si potrebbe conciliare questa situazione con la necessità di velocizzare l’iter di approvazione delle leggi? Sarebbe un vero caos istituzionale che consegnerebbe il Paese all’immobilismo.

Terzo motivo per votare NO: nella riforma è anche presente il trasferimento allo Stato di parte dei poteri attualmente riservati alle Regioni. Sarà roba di poco conto, penserà qualcuno. Ebbene, si tratta soprattutto della Sanità, cioè del settore che occupa ben oltre il 50% del bilancio di ogni Regione. Quindi, dopo gli sprechi e gli scandali della Prima Repubblica, che avevano consigliato di decentrare via via le competenze in materia sanitaria, ora il governo ha pensato bene di fare il percorso opposto. E sono proprio curioso di sapere se centralizzando il sistema migliorerà il servizio nei territori dove attualmente è scadente, o invece si abbasserà il livello laddove ora esso è d’eccellenza. Gli ospedali che mal funzionano diventeranno come quelli che funzionano bene o piuttosto prevarrà la logica dell’abbassamento della qualità dei servizi? Tra l’altro nella riforma i provvedimenti sulla sanità toccheranno solo le Regioni a statuto ordinario, ma non quelle a Statuto speciale.

Quarto motivo per votare NO: nel test della riforma l’Europa entrerebbe formalmente nel testo della Costituzione una dozzina di volte. Insomma, dopo avere rinunciato alla nostra moneta ed ai nostri confini, andiamo a perdere anche la nostra sovranità nazionale, subordinando la nostra legislazione a quella europea.
Decidere se questa sia una riforma accettabile e sensata spetta ovviamente ad ognuno di noi. Così come tocca ad ognuno di noi valutare se sia una riforma moderna e progressista.

Certamente non penso che si possa banalmente definire populista chi legittimamente con il proprio NO ha deciso di opporsi a queste assurdità.

Io voterò NO. Se poi la vittoria del no servirà per mandare a casa questo governo, tanto meglio. Liberiamocene, prima che sia troppo tardi. 

(Dal blog di Franco Papotti)

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di Franco Papotti
Avvocato, Politico, Conservatore, Canavesano, marito di Loredana, papà di Vittoria. Da ormai un quarto di secolo attivo nel mondo politico e culturale canavesano, porta avanti l’idea di un Canavese capace di fare sistema per la valorizzazione delle peculiarità e delle risorse di un territorio dotato di enormi potenzialità.
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