Dall'America soffia il vento del cambiamento

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DallAmerica soffia il vento del cambiamento
E così, nonostante tutte le previsioni contrarie dei vari media americani e internazionali, alla fine l’ha spuntata lui. Donald Trump, il tanto bistrattato tycoon, il candidato anti-establishment che ha vinto le primarie repubblicane nonostante avesse tutto il partito contro, è riuscito nell’impresa di battere anche Hillary Clinton, la candidata democratica per la quale tutti avevano espresso il loro appoggio. Tutti, ma proprio tutti. Dal mondo della finanza di Wall Street, ai grandi e potenti gruppi di comunicazione statunitensi, a cominciare dalla CNN per continuare con il New York Times, a tutto il mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento. Tutti, da Madonna (e tralasciamo i toni usati) a Bruce Springsteen.

Anche in Europa, dalla Merkel a Hollande, per finire con i nostri vari Renzi, Boschi e compagni. Evidentemente in troppi avevano finito per confondere i loro desideri con la realtà.Tutto il mondo contro Trump, insomma. Tutto, eccetto Clint Eastwood, Vladimir Putin, Marine Le Pen, Matteo Salvini… e il Popolo Americano. Quest’ultimo, evidentemente considerato dal mondo degli affaristi e da quello dei  cosiddetti esperti di comunicazione come cosa di poco conto. Ma, per fortuna, nella più grande democrazia del mondo quello che conta è avere il sostegno del popolo.

E questi, sin dai tempi dei primi convegni in vista delle primarie, aveva mostrato chiaramente di preferire Trump a tutti i vari candidati “ufficiali” espressi dai partiti. Quando tutti i candidati facevano infatti fatica a radunare poche decine di sostenitori ai primi incontri elettorali, scontrandosi con la sfiducia della gente verso il mondo politico, Trump riempiva i palazzetti all’inverosimile con migliaia di spettatori. Al di là di quello che hanno tentato di spacciarci i media schierati (cioè, praticamente tutti) con la Clinton, anche tramite sondaggi artefatti o palesemente farlocchi, la campagna di Donald Trump è stata una cavalcata inarrestabile iniziata molti mesi fa, quando la sua candidatura sembrava quasi una boutade a cui pochi davano vero credito.

Invece ha sbaragliato tutti gli avversari sul suo cammino. E ora si trova lì, pronto a prendere il posto di un presidente che magari in America verrà ricordato positivamente (ma visto il risultato democratico, ho i miei dubbi), ma che per l’Europa è stato decisamente negativo. A Trump infatti Obama consegna una guerra apparentemente inesauribile in Siria, un Isis che solo ora finalmente ci si è decisi a combattere seriamente, ma che è nato e si è sviluppato proprio per l’incapacità in politica estera del duo Clinton & Obama. Gli consegna rapporti con la Russia tesi al limite del conflitto aperto, una Libia spaccata, lacerata da guerre intestine, che è diventata la porta girevole per una delle più grandi migrazioni (o invasioni, che dir si voglia) che si conoscano da decenni a questa parte. Libia che era tenuta in equilibrio solo da Gheddafi, che Obama e Sarkozy hanno pensato bene di rimuovere senza avere la minima strategia circa la sua sostituzione. La sfida per Trump sarà ardua, senza dubbio, e non sappiamo se ne sarà all’altezza.

Possiamo solo sperarlo. Di una cosa però possiamo essere certi. La sua vittoria, contro tutti i pronostici, contro tutti i poteri forti della finanza, degli affari, dei media, ci dà ancor più forza e coraggio per portare avanti la politica di cambiamento di cui anche l’Italia ha bisogno, scrollandosi di dosso il non democraticamente eletto premier Renzi ed il suo Governo. Dall’America giunge il vento del cambiamento. Voluto dal Popolo, attraverso democratiche elezioni. Ora tocca a noi dimostrare di essere pronti a raccogliere la sfida. Anche per questo, il 4 dicembre democraticamente #iovotono. (Dal blog di Franco Papotti)

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di Franco Papotti
Avvocato, Politico, Conservatore, Canavesano, marito di Loredana, papà di Vittoria. Da ormai un quarto di secolo attivo nel mondo politico e culturale canavesano, porta avanti l’idea di un Canavese capace di fare sistema per la valorizzazione delle peculiarità e delle risorse di un territorio dotato di enormi potenzialità.
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