Buone vacanze (una buona notizia c’è)

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Buone vacanze (una buona notizia c’è)
E così anche quest’anno siamo arrivati al mese di Agosto, tra speranze, delusioni, arrabbiature e l’amara constatazione che quasi nulla di quanto il Governo Gentiloni aveva pomposamente promesso è stato portato a compimento. Annunci roboanti sui giornali, conferenze stampa aventi ad oggetto mille progetti, promesse di superamento del deficit e di rilancio della economia … tutto superato dall’arrivo dell’estate, tutto serenamente dimenticato sotto l’ombrellone (per chi ancora può permettersi qualche giorno al mare) o anche più semplicemente rimosso di fronte ad una birra fresca al bar con gli amici (per chi al mare non può più permettersi di andare). Tutto cambia per poi scoprire che poco o nulla è cambiato. Nulla è mutato (se non in peggio) negli ultimi dodici mesi: nessun provvedimento che abbia tracciato un vero cambio di rotta sulle politiche del lavoro, sul sistema pensionistico, sull’economia, sul deficit pubblico, sulla sanità, sulla viabilità, sul trasporto pubblico locale, sull’assistenza.
 
Questo Governo e la maggioranza politica che lo sostiene non sono riusciti nemmeno ad approvare una nuova legge elettorale, praticamente noncuranti del fatto che nel frattempo un Ministro ha abbandonato l’incarico poiché in contrasto con le scelte del Governo di cui era componente, del tutto distaccati dal fatto che, comunque vada, in primavera (dopo cinque interminabili anni di Premier nominati e non eletti) finalmente gli Italiani torneranno a votare per scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.
Si dirà che non è certo la legge elettorale il provvedimento che risolve i mille problemi del Popolo Italiano: è vero, ma è altrettanto vero che senza una legge elettorale chiara e determinata non si potrà avere una maggioranza sicura e forte, il che significa che l’Italia non potrà essere concretamente governata. E così anche questa estate passeremo ore ed ore a parlare di calciomercato e di gossip amorosi di cantanti, calciatori e veline e non ci renderemo conto (o faremo finta di non rendercene conto) dell’inflazione, della diminuzione del potere di acquisto del denaro, del rincaro di qualche bolletta e, magari, pure dell’ennesimo aumento del prezzo della benzina. Si dirà: quanto pessimismo sotto il sole di agosto!
 
E allora aggiungo che almeno una buona notizia c’è: il rinvio della votazione sullo Ius soli. “Lo Ius soli (in latino «diritto del suolo») è un'espressione giuridica che indica l'acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori” (definizione tratta testualmente da Wikipedia, per comodità di tutti). Non ho intenzione di discutere qui la bontà teorica dell’istituto giuridico in questione - che in alcuni contesti storici e politici ha certamente avuto ed avrà le sue positive ragioni per essere applicato - mi concedo solamente la licenza di dire che a mio parere l’Italia di oggi non può permetterselo.
 
L’Italia è da anni al centro di un flusso migratorio incontrollato e mal gestito - tanto che buona parte dell’Europa ci sta pacificamente lasciando soli di fronte alla nostra incapacità - e non è difficile immaginare che, qualora si concedesse la cittadinanza sulla scorta del semplice principio dello ius soli, in aggiunta alle migliaia di (troppo spesso sedicenti) profughi se ne aggiungerebbero altre migliaia mossi soltanto dalla prospettiva di ottenere la cittadinanza italiana e, quindi, di fatto la cittadinanza europea. Già, perché se si concede la cittadinanza ad ogni nato in Italia per il solo fatto che in Italia è appunto nato, poi la si dovrà concedere anche alla madre e, con la regola del cosiddetto ricongiungimento familiare, anche al padre ed ai parenti più prossimi.
 
Non è questo il momento storico per parlare di ius soli. Non per questioni ideologiche (che sul punto personalmente non mi appartengono), semplicemente per ragioni di logica e di buon senso. Non per populismo: il populismo, quello più insidioso perché sotto traccia, quello vero, lo manifesta in verità chi attraverso il richiamo allo ius soli illude migliaia di persone provenienti da Stati più poveri del nostro di poter trovare qui quello che in altre zone del Mondo non c’è.
 
Ma è appunto soltanto una illusione: nella condizione di pesante crisi economica e sociale in cui da anni ci troviamo costretti a vivere, immaginare di concedere la cittadinanza italiana indiscriminatamente a tutti gli stranieri che nascono sul territorio nazionale senza che ci siano le condizioni per garantire loro un normale inserimento sociale è semplicemente improponibile.
A meno che non si vogliano trascurare le più elementari regole del buon senso e si voglia dunque ragionare soltanto in una fredda prospettiva economica: concedere lo ius soli per avere oggi nuovi cittadini italiani ed europei che domani saranno i nuovi acquirenti dei prodotti di consumo del mercato europeo oggi in forte crisi perché da tempo saturo piuttosto che i futuri contribuenti di un sistema fiscale e pensionistico oggi in grave sofferenza.
 
Ma questo non lo voglio nemmeno pensare. Non voglio una Europa governata dalle multinazionali, dalla finanza e dalla economia. Continuo ancora e sempre a sognare ed a volere l’Europa dei Popoli e delle Nazioni. (blog di Franco Papotti)
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di Franco Papotti
Avvocato, Politico, Conservatore, Canavesano, marito di Loredana, papà di Vittoria. Da ormai un quarto di secolo attivo nel mondo politico e culturale canavesano, porta avanti l’idea di un Canavese capace di fare sistema per la valorizzazione delle peculiarità e delle risorse di un territorio dotato di enormi potenzialità.
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