Uscire dall'ombra del campanile

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Uscire dallombra del campanile
Uscire dall’ombra del campanile, saper guardare oltre la propria cinta daziaria. Questo è ciò che serve, ora più di prima, al nostro Canavese ed ai Canavesani. In un mondo che cambia sempre più rapidamente e che, nella sua geografia occidentale, da anni combatte con una crisi sociale ed economica sempre più profonda, serve un nuovo approccio ai problemi del Territorio.
 
È giunto il momento di saper guardare al futuro del Canavese attraverso una ottica che sia innanzitutto di confronto e di collaborazione con le altre realtà di riferimento, siano esse piemontesi o nazionali. È necessario abbandonare una volta per tutte la “logica del campanile” che per troppi anni ha limitato lo sviluppo e la competitività del nostro Territorio. Essere orgogliosamente Canavesani non può e non deve significare essere campanilisti. Poco cambia che si tratti di viabilità, di gestione dei rifiuti, di decidere dove collocare il nuovo ospedale, di votare per il futuro di una banca locale, di affrontare l’emergenza profughi.
 
Occorre ragionare con la consapevolezza che il futuro del nostro Canavese oggi passa attraverso il raggiungimento di risultati ed obbiettivi condivisi con altre realtà territoriali ed imprenditoriali che sono complementari - e non per forza in competizione - rispetto alle nostre. Arroccarsi sulla logica del richiamo al sentimento del campanile alla fine rende isolati. Al contrario, la miglior tutela delle nostre capacità e delle nostre peculiarità si ottiene inserendole con equilibrio in un sistema più ampio che le sappia valorizzare ed esaltare quali parti peculiari ed integranti di un contesto politico, territoriale e produttivo più vasto e competitivo.
 
A riprova di ciò basti un semplice esempio: alcuni produttori locali del settore enogastronomico hanno dimostrato in anni recenti di saper conquistare i mercati nazionali ed internazionali e, così facendo, hanno fatto conoscere l’eccellenza canavesana anche fuori dai nostri confini geografici. Che sarebbe invece accaduto se avessero deciso di mantenere i loro prodotti all’interno delle mura domestiche?
 
Molti altri potrebbero essere gli esempi positivi che in tal senso sono stati forniti dal mondo privato canavesano in questi anni, nell’impresa come nella ricerca, nell’agricoltura come nel commercio, nella cultura come nel turismo. Ora serve un segnale forte dalla Politica: la sanità, il lavoro, i rifiuti, la sicurezza, la viabilità sono alcuni tra i grandi temi che richiedono programmazioni e politiche necessariamente sovra comunali e che dunque richiedono soluzioni integrate e condivise.
 
Serve a poco dibattere della miglior ubicazione del nuovo ospedale se poi non si ha la capacità di convincere la Regione a realizzarlo. Serve a poco trattare della gestione dei rifiuti, se poi non si riesce ad adottare una tecnologia moderna che trasformi i rifiuti stessi in energia pulita da riutilizzare sul territorio. Serve a poco dibattere del futuro delle realtà produttive se poi non si fornisce loro un sistema di infrastrutture moderne ed efficienti che garantiscano la competitività del Canavese. Dimostriamo finalmente che sappiamo fare sistema, che sappiamo lavorare in sinergia. 
 
Sempre con il campanile nel cuore, ma finalmente con lo sguardo rivolto a più ampi orizzonti. (blog di Franco Papotti)
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Guardare al futuro
di Franco Papotti
Avvocato, Politico, Conservatore, Canavesano, marito di Loredana, papà di Vittoria. Da ormai un quarto di secolo attivo nel mondo politico e culturale canavesano, porta avanti l’idea di un Canavese capace di fare sistema per la valorizzazione delle peculiarità e delle risorse di un territorio dotato di enormi potenzialità.
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