CANAVESE - Quattro luoghi d'incanto aperti al pubblico per le Giornate Fai di Primavera

| Gli Apprendisti Ciceroni quest'anno provengono dal Liceo Scientifico Moro di Rivarolo, Liceo Classico Botta di Ivrea, Carlo Cena di Ivrea, Liceo Artistico Felice Faccio di Castellamonte

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CANAVESE - Quattro luoghi dincanto aperti al pubblico per le Giornate Fai di Primavera
In Canavese quattro luoghi d’incanto si dischiudono al grande pubblico per  le GIORNATE FAI DI PRIMAVERA, sabato 24 e Domenica 25 marzo dalle 10 alle 18 con il borgo di Cuorgnè e il suo Teatro Comunale, con la visita ai lavori di restauro tra palcoscenico e palchi, con le sale attigue al suggestivo spazio scenico di imminente apertura al pubblico; l’antico Castello di Banchette (alle porte di Ivrea ) monumento storico e architettonico  di grande fascino in un percorso tra gli interni (aperti al pubblico per la prima volta) e il suo Parco  adagiato sulle sponde della Dora Baltea; la Chiesa di San Giorgio a Valperga gioiello tardogotico del ‘400 dell’Alto Canavese in  itinerario tra  la Parrocchiale e la Pinacoteca del Municipio; per completare con Settimo Vittone con la sua Pieve e il Battistero oggetto di recenti restauri del fonte battesimale, monumento promosso dalla Delegazione FAI del Canavese.

TEATRO COMUNALE DI CUORGNE’
(accesso dal cortile del Municipio )
La sua realizzazione risale al 1886 e, rispetto ad altri piccoli teatri piemontesi realizzati anch’essi in epoca ottocentesca, presenta la peculiarità di essere stato ricavato all’interno di una Chiesa seicentesca facente parte di un convento di monache benedettine. Il progetto si deve all’Arch.ing. Pier Giuseppe Zerboglio di Cuorgnè. A seguito della soppressione napoleonica degli ordini religiosi il Comune aveva acquisito l’edificio, operando già nella prima metà del secolo XIX alcuni interventi interni di trasformazione. Con l’intervento ultimato nel 1866 la trasformazione divenne radicale, con l’inserimento nel volume preesistente della chiesa benedettina del piccolo teatro. Dal 1886 al 1919 il teatro fu gestito direttamente dal Comune, in seguito fu dato in affitto a privati, che vi insediarono il cinema comunale. Gli arredi di scena e i fondali furono trascurati e in parte danneggiati. Nel vasto locale della chiesa si decise nel 1860 di trasferire il teatro comunale; il progetto di ristrutturazione venne redatto nel 1865 dall'architetto ing. Pier Giuseppe Zerboglio di Cuorgnè ed il teatro venne ultimato l'anno seguente. Ne disegnarono le scene ed i fondali alcuni artisti che in quell'epoca erano soliti trascorrere il periodo estivo nel vicino paese di Rivara e che proprio da questa cittadina traggono il nome di "scuola di Rivara", sito aperto la scorsa edizione 2017 delle GFP. In particolare lo scenario con Cuorgnè visto dal vecchio ponte sull'Orco è opera del loro caposcuola: Carlo Pittara.

Gli ornati sono opera di Giacomo Rossi da Lugano e del torinese Giuseppe Ceva, le decorazioni e le parti dorate del torinese Vincenzo Ruffino, le figure vennero eseguite da Luigi Crosio di Acqui. Gestito direttamente dal comune fino al 1919, in tale anno fu dato in affitto ai privati, che vi impiantarono il cinema comunale, una delle prime sale cinematografiche in Canavese; gli arredi di scena ed i fondali andarono in gran parte distrutti. Tornati liberi i locali intorno al 1970 furono restaurati dalla Pro Loco cuorgnatese. Venne riaperto al pubblico nel 1976, per essere nuovamente chiuso nel febbraio 1983. Per molti anni ha ospitato solo mostre temporanee nella platea.
Il percorso per i visitatori prevede: il cantiere di restauro del Teatro Comunale (con interventi musicali di “accoglienza”da parte del Liceo Musicale di Rivarolo, la storica quanto suggestiva Pasticceria Pan Belmonte in via Arduino 24 e l’Antica Bottega del Rame in Corso Roma, 4 dove si trovano manufatti artigianali di rara bellezza e abilità manuale.

VALPERGA CANAVESE, CHIESA DI SAN GIORGIO
La chiesa tardogotica dedicata a San Giorgio è uno dei monumenti medievali più importanti dell’Alto Canavese.  La particolarità che rende la Chiesa di San Giorgio quasi unica nel suo genere è che gli affreschi ricoprivano sia le pareti interne sia quelle esterne. Tali affreschi, insieme con le decorazioni in cotto delle finestre, ne rappresentano gli elementi di maggiore rilevanza artistica. La pestilenza del ‘600 probabilmente indusse a utilizzare la chiesa quale ospedale o lazzaretto, e per motivi igienici le pareti vennero completamente ricoperte di calce (scialbo). Perciò gli affreschi interni, ancora visibili nel 1614, scomparvero alla vista (non sono più menzionati nella relazione della visita pastorale del 1674) e ben presto se ne perse addirittura la memoria.

Nel ‘700, ci fu una fase di incuria da parte del patronato, e di competizione con la comunità (che voleva la parrocchia al piano, finita solo nel 1803 con il trasferimento delle funzioni parrocchiali alla chiesa comparrocchiale della SS. Trinità al centro del paese, e quindi la Chiesa di San Giorgio venne praticamente abbandonata. L’importanza artistica del monumento, anche in assenza degli affreschi interni, era ben nota e riconosciuta, infatti nella seconda metà dell’800 l’architetto D’Andrade, al quale si deve il Borgo Medioevale di Torino nel quale volle riprodurre gli elementi più significativi dal punto di vista artistico e architettonico del Piemonte del XV secolo, prese a modello, per una parte della facciata della Chiesa del Borgo Medioevale, proprio le finestre in cotto e gli affreschi esterni della Chiesa di San Giorgio di Valperga.Solo intorno al 1930, grazie al fattivo interessamento del Senatore Giorgio Anselmi di Valperga (1863-1961), vennero effettuati studi e rilievi sul monumento; rimosse in gran parte le sovrastrutture erette nel XVII secolo e soprattutto vennero riportati alla luce gli affreschi interni che vennero sottoposti ad un primo intervento, in realtà alquanto discutibile, di restauro.
Il percorso per i visitatori prevede: la visita guidata e salita al Campanile della Parrocchiale di Valperga, con il supporto organizzativo della Proloco Valperga-Belmonte - la visita alla pinacoteca Felice Barucco presso il Municipio di Valperga, via Matteotti 19 –la visita alla Chiesa tardo gotica di San Giorgio a cura degli studenti del Liceo Aldo Moro di Rivarolo, Apprendisti Ciceroni per il FAI, con il supporto organizzativo dell’Associazione Amici di San Giorgio

IL CASTELLO DI BANCHETTE
Sono poche le notizie riguardanti il Castello di Banchette (oggi proprietà privata che oltre al parco si apre ai visitatori in un percorso interno ai locali interni mai aperti fin ad ora) verificate con certezza dagli studiosi . La ragione principale di questo vuoto documentale risiede nel fatto che sino al 1619 tutta la zona era conosciuta come le “Parrocchie”, insieme a Salerano e Samone e dipendeva dalla Parrocchia della Cattedrale di Ivrea e a questa venivano versate le decime raccolte nelle elemosine. Solo nel 1574 Emanuele Filiberto riconosce l'investitura del luogo di Banchette alla Città di Ivrea. Ma poiché questa investitura implicava un potere superiore (quello dei Savoia) che aveva il diritto di cedere ad altri i diritti concessi, la città di Ivrea perse il 24 marzo 1621 ogni diritto nei confronti dell'abitato di Banchette.

Nel 1639 i Savoia infeudano nuovamente il luogo a favore di Enrico Emanuel e Clara Gasperini di Saluzzo che nello stesso anno venderanno i loro diritti a Francesco e Diana Dal Pozzo. Nel 1722 il luogo verrà elevato in titolo comitale e la famiglia Dal Pozzo venderà a Lorenzo Pinchia il 29 giugno 1722 il titolo di Conte ed il castello per lire 5000. Sino al 1800 nessuna delle famiglie citate abiterà in loco ma tutti i documenti che li riguardano parlano di residenze situate altrove (per lo più nella città di Ivrea). La proprietà seguirà le vicende dinastiche della famiglia Pinchia (ramo principale e cadetti) sino alla seconda metà del XIX secolo – inizio XX secolo quando il Senatore del Regno Emilio Pinchia (V° Conte di Banchette) la ristrutturerà completamente trasformandola nella splendida villa castello che oggigiorno si può ancora ammirare. I lavori di ristrutturazione del Castello (a cui viene aggiunta l'ala più recente furono coordinati dallo stesso archtetto che in quel periodo ristrutturò il Castello di Rivara). Il Senatore Emilio Pinchia è rimasto famoso per non aver mai agito, in 40 anni di carriera politica, per tornaconto personale e per aver votato contro la Guerra e l'annessione della Libia nel 1913 che portarono all’indebolimento dell'Impero Turco– prodromo della Prima guerra mondiale. Dopo la sua morte, estintasi la famiglia Pinchia, il castello passò dapprima, per via ereditaria, alla Contessa Maria Mercurina Arborio di Gattinara e successivamente, attraverso atti di comprevedita, ad altri sino agli attuali proprietari
 
A SETTIMO VITTONE
si dà inizio – in coincidenza delle Giornate Fai di Primavera – alla consueta apertura con le visite al pubblico  a cura dei Volontari della Delegazione insieme alla Proloco di Settimo Vittone che, fino al tardo autunno, si susseguiranno ogni Domenica (salvo altri giorni su appuntamento ) raccontando e illustrando  l’incanto della Pieve di San Lorenzo e dell’attiguo Battistero di San Giovanni quest’ultimo oggetto di scavi del fonte battesimale recentemente condotti sotto la tutela della Soprintendenza. Lungo la via Francigena il complesso è un esempio di architettura preromanica con affreschi tra il XII e il XV sec. dominando fra gli ulivi l’intera vallata.

Gli Apprendisti Ciceroni quest’anno provengono da: Liceo Scientifico A.Moro di Rivarolo, Liceo Classico C.Botta di Ivrea, I.I.C. Carlo Cena di Ivrea, Liceo Artistico Felice Faccio di Castellamonte.

Gli studenti che hanno seguito fino ad oggi degli incontri di formazione a riguardo, come di consueto, cureranno le visite per ciascun luogo, diventando i veri protagonisti della valorizzazione dei luoghi aperti al pubblico attraverso la comunicazione interpersonale e lo “storytelling”.

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