CASTELLAMONTE - Le «Organiche impressioni - teiere nell'immaginario ceramico» di Roberto Castellano

| La peculiarità di Castellamonte è da sempre la lavorazione della terra rossa, che ormai da secoli i ceramisti modellano per creare oggetti di utilizzo comune e preziose opere d'arte.

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CASTELLAMONTE - Le «Organiche impressioni - teiere nellimmaginario ceramico» di Roberto Castellano
"Organiche impressioni – teiere nell'immaginario ceramico", mostra di Roberto Castellano a cura del Cantiere delle arti Castellamonte. Testi di Walter Ruffatto, Sandra Baruzzi, Claudio Bethaz.
INAUGURAZIONE: venerdì 2 marzo ore 17,30  presso il Cantiere delle arti Via P. Educ, 40.
PERIODO ESPOSITIVO: dal 2 al 31 marzo 2018, orario venerdì dalle 16 alle 19, sabato mattino dalle 10 alle 12,30 pomeriggio dalle 16 alle 19.
ORGANIZZAZIONE: Cantiere delle arti Castellamonte con Assessorato alla Cultura Città di Castellamonte. Per informazioni e prenotazioni visite: 3403755732, email: sambaru@libero.it.
ESPOSIZIONE: Cantiere delle arti  -  Via Pasquale Educ, 40 – Castellamonte
Manifesto: progetto grafico di Guglielmo Marthyn
Ingresso gratuito

La peculiarità di Castellamonte è da sempre la lavorazione della terra rossa, che ormai da secoli i ceramisti modellano per creare oggetti di utilizzo comune e preziose opere d’arte. Nella mostra “Organiche Impressioni” e nelle opere di Roberto Castellano vediamo tutti i punti di forza che la nostra Amministrazione vuole favorire per facilitare le attività del mondo della ceramica e far si che il nostro Comune diventi sempre più appetibile anche dal punto di vista turistico.
Innanzitutto una collaborazione con lo spazio del Cantiere delle Arti e quindi con altri ceramisti del territorio, che danno la possibilità di mettere in mostra i lavori di artisti più giovani, ma ugualmente, e qui sta un altro fattore importante, capaci di muoversi agilmente tra le tantissime tecniche della lavorazione ceramica, e di ideare una serie di opere, quali le teiere, che riescono a essere allo stesso tempo oggetto di uso comune e arte, e che quindi possiamo apprezzare su diversi piani di lettura. Come amministratori e come castellamontesi non possiamo quindi che ringraziare e aiutare chi continua a organizzare mostre dando visibilità al territorio, con la passione e la competenza che si riflettono nelle opere di Roberto Castellano. (Pasquale Mazza, Claudio Bethaz).

Teapot(tery) di Walter Ruffatto
Se esistesse una Bibbia della teiera, il primo versetto della Genesi reciterebbe così: “In principio l’uomo plasmò la teiera dalla terra”. Forse la mia è solo una licenza poetica senza alcun fondamento storico, ma l’argilla rimane uno dei materiali privilegiati nella vita dell’uomo fin dai periodi preistorici, in grado di dare forma a tutti quegli oggetti che, nella vita di tutti i giorni, ancora oggi utilizziamo per cucinare, bere, conservare alimenti e bevande.
Il mio incipit può sembrare irriverente, ma la ceramica ha in sé qualcosa di mistico. Le società tribali hanno sempre associato significati simbolici all’argilla e alla sua lavorazione. L’attività di plasmare la terra per dare vita a qualcosa di nuovo richiama il concetto teologico di Creazione. Infatti, il Dio ebraico-cristiano plasma l’uomo dall’argilla a sua immagine e somiglianza. Nello stesso modo il ceramista, attraverso le sue mani, dona forma alle immagini che abitano la sua mente. Ogni oggetto che produce è il risultato di un atto rituale, a memoria di quello primigenio che diede vita a tutti noi.
La stessa bevanda del tè è stata rivestita di un aspetto sacro nelle sue modalità di assunzione. Nell’antica Cina furono i monaci buddisti ad utilizzarla come tonico in grado di tenerli svegli durante le lunghe ore di meditazione. In Giappone divenne poi una vera e propria pratica sociale e spirituale, una delle tradizionali arti zen più note e conosciute al mondo con il nome di “Cha no yu”, ovvero la famosa “Cerimonia del tè”.
Anche in Occidente questa bevanda ebbe la sua fortuna, tanto da divenire un rituale laico irrinunciabile e imprescindibile. La stessa letteratura anglosassone di epoca Romantica e Vittoriana è imbevuta nel tè. Non c’è romanzo che non preveda una scena dedicata al suo consumo. Da Henry James a Charles Dickens, da Jane Austen alle sorelle Brontë perché, come ci ricorda il Cappellaio di Alice nel paese delle meraviglie: “È sempre l’ora del tè!”.
Roberto Castellano deve aver accolto l’invito del personaggio di Lewis Carroll, quando ha deciso di realizzare la mostra “Organiche impressioni: teiere nell’immaginario ceramico”.
L’esposizione presenta al pubblico un oggetto solo in apparenza semplice, ma a ben guardalo è composto da più elementi: un corpo, un manico, il beccuccio e il coperchio. Una sfida tecnica che però lascia ampio spazio alla creatività e alla sensibilità di chi la realizza, senza dimenticare i mille riferimenti culturali che la teiera porta con sé.
Ispirate nelle forme alla natura o alle architetture abitative, ognuna di essa è una monocottura bianca con qualche timido accenno di colore tra le pieghe delle superfici. Alcune sono dotate di manici in legno realizzati a mano che, in modo armonico, si uniscono perfettamente al corpo in ceramica.
In accordo con il suo stile, anche in queste opere, Castellano predilige le forme regolari, pulite e non troppo appariscenti. Nessun orpello inutile od ornamento lezioso. La bellezza dei suoi oggetti si fa scoprire piano piano. Non è invasiva e in nessun modo seduttiva. Anzi, si nasconde all’occhio poco attento, perché non ricerca la spettacolarizzazione e il clamore.
Ho già avuto modo di sintetizzare il lavoro di Castellano in occasione della recente mostra collettiva dal titolo “Confine”, allestita nel 2017 presso il Museo del Territorio di Biella: “La ricerca in campo ceramico di Roberto Castellano è caratterizzata dalla sperimentazione continua di svariate tecniche e materiali. Un lavoro minuzioso e costante che porta l’artista a realizzare opere dove il confine tra arte e design si fa incerto”.
Tecniche collaudate nel tempo e un silente lavoro che in questi anni gli hanno regalato molte soddisfazioni, apprezzamenti e riconoscimenti. Una carriera avviata che sa regalarci, ogni volta, un nuovo stupore.

Roberto Castellano di Sandra Baruzzi
Artista che attraverso il suo operato ci mostra la sua curiosità. I particolari lo attraggono, li nota e li esalta, un atteggiamento culturale che lo porta non soltanto ad osservare ma a scrutare e praticare con continua ricerca di forme, di materiali e tecniche. Lontano da ogni coinvolgimento alle tendenze di moda si pone con sapiente operare nelle tendenze innovative di poetica emozionale per volumi, superfici e funzione.  Un percorso formativo completo,  frequenta prima l’Istituto Statale d’Arte Felice Faccio di Castellamonte, indirizzo Arte della Ceramica, poi lo IED, corso Industrial Design, a Torino e infine la professione presso L’Azienda di stufe La Castellamonte. Un accumulo continuo di saperi che nel tempo ci ha donato  installazioni, opere d’arte e oggetti di design che alla loro vista ci emozionano perché carichi di estetica, di poesia, di ricerca e d’esperienza. Il materiale ceramico è il mezzo espressivo a lui più congeniale, moltissime le tecniche sperimentate nel corso degli anni, come altrettanto numerose le ricette di impasti e smalti. Mai ha presentato una forma con volumi e linee banali, mai si è sottratto alla ricerca di una superficie. Campiture arse si alternano ad altre ricoperte di smalti senza passaggi  inconsueti della vibrazione della luce per il suo intercalarsi di segni, strappi e cromatismi. Una terra che si consolida o sfuma, che si integra nel tempo e nello spazio senza mai irrompere e negarsi all’uso. Il nostro sguardo viene catturato e sedotto dai suoi oggetti, il nostro corpo viene invitato a vivere  le sue installazioni e si resta coinvolti per emozione e immaginazione. Non solo qualità ceramica ma fusione e/o con-fusione della sua umanità.

Castellano, al Cantiere delle arti di Castellamonte, con la mostra “Organiche impressioni” ci presenta una serie inedita di teiere, oggetti che rappresentano qualcosa di più della loro funzione pratica.  Nella loro creazione sono stati presi in considerazione un ventaglio molto ampio di aspetti: la scelta della terre, degli smalti della tecnica di foggiatura, della forma, della fragilità, della praticità ma di certo appena vi posiamo lo sguardo non possiamo non vivere una forte componente emozionale. Viscerale, comportamentale e riflessivo; queste tre dimensioni s’intrecciano nelle teiere e ci proiettano mentalmente in diverse direzioni. Anche in un altrove, ci regalano un sogno d’esistenza di altre genti e usanze importate dall’Estremo Oriente, dal Giappone, ci richiamano il fenomeno del raku che concentra in sé una tradizione di spiritualità e insieme di materialità, di creatività e di manualità di riti e di usi, d’ideazione e di tecnica, una fenomenicità così complessa e di cosmica empatia. Lo sguardo, posato sulle teiere raccoglie risultati estetici di grande pregio e valenza, di naturalezza e gentilezza, di freschezza e di spiritualità, ma quello della vista non è l’unico senso che si attiva perché con l’immaginazione percepiamo gli odori e i sapori della bevanda contenuta, siamo partecipi della bellezza che ci circonda. Queste teiere possiedono un valore aggiunto, sono opere d’arte.

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