IVREA - Lo storico Carnevale spiegato ai non eporediesi

| Pillole di storia e curiosità sulla manifestazione carnevalesca più importante del Piemonte

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IVREA - Lo storico Carnevale spiegato ai non eporediesi
Questa settimana entra nel vivo lo Storico Carnevale di Ivrea, con il consueto ballo in maschera, che segna l'inizio dei festeggiamenti. Uffici e scuole chiuse, mentre la città si trasforma, in attesa di conoscere l'identità della Vezzosa Mugnaia. La manifestazione, che ogni anno attrae migliaia di turisti, è fatta di simboli e riti spesso incomprensibili ai non eporediesi. Nei prossimi giorni, cercheremo di offrire agli appassionati un bignami sul Carnevale.
 
La storia: i due tiranni
In realtà secondo la tradizione medievale il carnevale si ispira a due diversi avvenimenti. Il primo risale all'epoca in cui Barbarossa aveva insediato nella città Ranieri di Biandrate, che sottratto al vescovo i suoi poteri aveva iniziato a perseguitare i suoi avversari politici, vessando il popolo con pesanti tasse. Nel 1194 il popolo esasperato dai soprusi, insorse e distrusse il Castello di San Maurizio, dimora del sovrano. Il castello fu ricostruito cent'anni più tardi, nel 1266, da Guglielmo VII di Monferrato, il cui regno fu di breve durata a causa di una seconda rivolta popolare. Gli episodi, che si inseriscono nell'ampia vicenda del tuchinaggio canavesano, sono stati fusi dalla tradizione che ha affidato il ruolo di liberatrice a Violetta, la giovane figlia di un mugnaio.
 
La leggenda: Violetta
Secondo la tradizione Violetta, la mugnaia, promessa sposa dell'amato Toniotto, avrebbe dovuto sottostare allo “ius primae noctis” imposto dal sovrano, che pretendeva di trascorrere con le giovani appena spostate la prima notte di nozze. Il diritto di cui non è mai stata provata l'esistenza, era legato alla tassa che i giovani dovevano pagare per le nozze. Ad ogni modo, Violetta decise di ribellarsi, e fingendo di accettare il tragico destino, si recò al castello di San Maurizio, nascondo tra i capelli un pugnale. Quando fu ora la giovane uccise il tirano e diede il segnale di sollevazione ai vigilanti cittadini, che diedero inizio alla rivoltata popolare.
 
Divise napoleoniche per una tradizione medievale?!
Fino al 1600 i vari rioni della città festeggiavano la ricorrenza separatamente, con feste animate da una accesa rivalità. Nel 1808 il governo napoleonico impose di riunificare i Carnevali rionali in un'unica festa, il cui controllo fu affidato ad un gruppo di cittadini eporediesi. Per suscitare la simpatia della città verso il governo fu fatta indossare al gruppo una divisa dell'esercito napoleonico: nacque così la figura del Generale, circondato da Aiutanti di Campo e Ufficiali di Stato Maggiore. Solo nel 1858,durante il periodo risorgimentale, il Generale fu affiancato dalla figura della Mugnaia, eroina della Storica Manifestazione e simbolo di libertà contro ogni forma di tirannia. Pochi anni più tardi venne introdotto l'uso del Berretto Frigio,simbolo di fratellanza ereditato dai rivoluzionari francesi, indispensabile per non essere fatti oggetto del "grazioso getto delle arance".
 
La battaglia delle arance
La battaglia delle arance iniziò a metà ottocento col lancio della frutta dai balconi sui passanti e viceversa, per nel tentativo di imitare il carnevale di Nizza, da cui proveniva la maggior parte degli agrumi. La battaglia come la conosciamo oggi, nacque nel secondo dopoguerra con la creazione delle primesquadre di lanciatori a piedi opposte agli equipaggi sui carri trainati dai cavalli.
 
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale dello storico carnevale di Ivrea all'indirizzo www.storicocarnevaleivrea.it
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