DUE CITTA' AL CINEMA - «In nome di mia figlia»: la morte sospetta di una bimba e la ricerca della giustizia

| «Due Città al Cinema» celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne con la proiezione del film «In nome di mia figlia» di Vincent Garenq - la recensione di Santho Iorio

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DUE CITTA AL CINEMA - «In nome di mia figlia»: la morte sospetta di una bimba e la ricerca della giustizia
«Due Città al Cinema» celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne con la proiezione del film «In nome di mia figlia» di Vincent Garenq. Basta accendere la TV per rendersi conto che il fenomeno della violenza contro le donne si è acuito. Donne, ragazze, bambine, sono vittime della cruda e incomprensibile violenza di coloro che promettevano di  voler loro bene, di proteggerle sempre. Sono donne uccise da mariti, fidanzati, padri o patrigni per chissà quale peccato, chissà per quale ragione. E per coloro che a quelle vittime volevano davvero bene, comincia una Via Crucis giudiziaria alla ricerca disperata di un po' di giustizia che possa alleviare la propria sofferenza.
 
Il nucleo del film è proprio questo: una disperata battaglia giudiziaria, durata ben ventisette anni, che André Bamberski, un padre coraggioso, ha dovuto combattere per conoscere la verità sulla morte della figlia Kalinka. Un’incredibile storia raccontata in 87 minuti condensati benissimo, con un ritmo che non lascia tregua. L’incipit del film vede la polizia fare irruzione nella casa dell’uomo che vive solo e sembra quasi che aspettasse di essere arrestato. Con un flashback ci ritroviamo negli anni settanta. Bamberski, guida una società di 850 persone a Casablanca, ha una bella moglie, Danièle, e due bambini Nicolas e Kalinka.
 
Vivono felici, finché nella loro vita non irrompe il dottor Dieter Krombach, un tedesco affascinante, dai modi attraenti, che s’insinua nella famiglia con il solo scopo di sedurre Danièle. La donna, stanca dell’assenza del marito, cede. Bambercki la perdona, ma le impone di ritornare in Francia e di ricominciare tutto da capo. Krombach li segue e così la storia ricomincia, finché il matrimonio non naufraga definitivamente. Poi, nel 1982, il medico e la donna, che si sono trasferiti in Germania, sono raggiunti per le vacanze da Kalinka e Nicolas, ormai adolescenti. Una mattina la ragazza viene ritrovata misteriosamente senza vita. L’autopsia, svolta alla presenza di Krombach, non chiarisce le cause del decesso. 
 
Il padre distrutto si precipita a Lindau, Krombach si limita a dire che Kalinka è morta per le conseguenze di un vecchio incidente d’auto o a causa di un’insolazione. Mentre i giudici archiviano frettolosamente il caso, Bamberski si convince che le reticenze del medico nascondano una terribile verità: Kalinka sarebbe morta a causa sua, forse per coprire gli abusi sessuali che avrebbe compiuto su di lei. Così inizia la lunghissima odissea per ottenere giustizia. L’uomo si scontra con il muro eretto dalle autorità tedesche che non accettano che gli inquirenti francesi svolgano ulteriori indagini su un loro cittadino, su un caso per il quale è stato scagionato. Non può fare affidamento nemmeno sul sostegno dell'ex moglie che si ostina a difendere l’uomo di cui è innamorata. Ma il povero Bamberski ha giurato sulla tomba della figlia che avrebbe ottenuto giustizia per lei, a qualsiasi costo. Nel sorprendente finale scopriremo se ci riuscirà.  (Santho Iorio)
 
Film in programma martedì 22 novembre alle 21.30 al Cinema Margherita di Cuorgnè.
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