CANAVESANI IN MEETING - Migranti, muri e ponti

| Il tema dei migranti, dei muri e dei ponti è trattato in una mostra dal titolo «Nuove generazioni: i volti giovani dell'Italia multietnica»

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CANAVESANI IN MEETING - Migranti, muri e ponti
Uno dei temi più dibattuti in questa edizione del Meeting è il tema dei migranti, forse perché  riguadagnare l'eredità dei padri è più difficile quando sei lontano da casa, quando hai dovuto lasciare tutto per colpa di un terremoto (come non ricordare le vittime ed i feriti del sisma di Ischia), di una guerra o di qualche altra calamità ambientale. Un tema che interessa tutti, soprattutto quando leggiamo le notizie di cronaca dei giornali. Quante volte abbiamo sentito i termini “emergenza migranti”, “aiutiamoli a casa loro”, “crisi epocale”, oppure quando leggiamo fatti di cronaca nera che vedono gli extracomunitari come protagonisti, come spesso leggiamo sulle pagine anche del nostro giornale.
 
Il tema dei migranti, dei muri e dei ponti è  trattato in una mostra dal titolo «Nuove generazioni: i volti giovani dell'Italia multietnica» ed è stato oggetto di confronto tra importanti personalità anche in diversi incontri. Ne hanno parlato politici come Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo insieme all'ex premier Enrico Letta. Hanno analizzato la problematica esperti come la costituzionalista Lorenza Violini ed il demografo Giancarlo Blangiardo. Il tema è stato anche approfondito a livello giornalistico in uno spazio del Meeting appositamente dedicato (#muri). Insomma una questione importante,  certamente non risolvibile con semplici slogan ma, come ribadito da Giorgio Vittadini, uno degli organizzatori del Meeting, con un lavoro di analisi e confronto fra le realtà politiche e sociali del nostro paese ed anche del nostro continente.
 
Politica di alto livello che guarda ai profondi cambiamenti che toccano il mondo del lavoro e dell'economia. Politica che riguarda noi tutti, dagli studenti interessati all’Erasmus agli anziani che per cercano possibilità di cura alla loro portata, passando per tutti i lavoratori, dagli imprenditori delle nuove start-up agli addetti delle imprese che vedono seriamente a rischio il loro posto di lavoro (come non pensare alle oltre 140 famiglie della Comital?).
 
Al Meeting sono stati accolti, in un desiderio profondo di dialogo con tutti, molti politici di tanti schieramenti. Oltre a quelli già citati, dobbiamo ricordare il ministro Del Rio ed il ministro Calenda, il presidente della Liguria Giovanni Toti e quello della Lombardia Roberto Maroni, i sindaci di Rimini, Venezia, Firenze e di tante altre città. Il parlare delle polis al centro della politica non è indifferente alla nostra realtà territoriale (non possiamo dimenticare che il 12% dei comuni italiani sono concentrati nel solo Piemonte). Quindi il Meeting ė una kermesse politica, eventualmente meno inquadrabile rispetto alle scorse edizioni, come scritto su diverse testate nazionali? Il Meeting è politica, nel senso più ricco e completo che esprime queste parola: politica, cioè polis, città,  insieme di persone, comunità. Tutti sinonimi.  Città sempre più ricche di contraddizioni, con immigrati senza lavoro ai crocicchi delle strade, e con i giovani italiani senza lavoro chiusi le loro stanze mantenuti da genitori ogni giorno più anziani. Città che devono ritornare quindi ad essere un luogo di crescita e di confronto per tutti, in primis per i giovani.
Nella giornata di martedì ha avuto luogo l'incontro principale, proprio sul titolo del Meeting tenuto dalla presidente della Fondazione Meeting Emilia Guarnieri con il vescovo di Gerusalemme mons. Pierbattista Pizzaballa.  
 
L'ex custode francescano dei luoghi sacri della Terra Santa ha ricordato che l'eredità deve essere riguadagnata prima di essere posseduta.  Una volta che il progetto di Dio su di noi si esplicita bisogna rischiare. Questa eredità ė Dio stesso, è un dono. Un dono che deve essere investito.  Un dono dal quale scaturisce un nuovo modello di uomo, di figlio, non  di orfano. Il nuovo vescovo di Gerusalemme ha parlato del disastro che ha colpito il medio Oriente e che ha portato tanti profughi anche qui in Italia. Ha detto che siamo alla fine di un era, alle prese con una sfida improba.  
 
In medio Oriente i cristiani hanno paura del futuro. Per questo molti chiedono come stare in quella situazione? Non basta costruire loro case o trovare  loro un lavoro. Un palestinese cristiano ha detto: “Se non ci dai qualcosa di grande noi ce ne andremo da qui”. Ecco quello che ognuno di noi brama per riguadagnare la propria eredità: qualcosa di più grande, in qualunque luogo viviamo, dalla Palestina al Sudamerica, dall'Australia al nostro piccolo ma verde Canavese. (p.r)
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