CANAVESE - Al Meeting per l'amicizia fra i popoli di Rimini tanti ragazzi canavesani

| Negli stand si possono incontrare italiani ma anche spagnoli, russi ed egiziani, ugandesi e taiwanesi. Si possono incontrare cattolici, ma anche ortodossi, ebrei e musulmani

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CANAVESE - Al Meeting per lamicizia fra i popoli di Rimini tanti ragazzi canavesani
Gli anni scorsi abbiamo raccontato su Quotidiano Canavese cosa aveva portato un gruppo di amici di Ivrea, Cuorgné, Rivarolo e Agliė a visitare gli stand della fiera di Rimini che ospitavano il Meeting per l'amicizia tra i popoli. In questi giorni ė iniziata l'edizione numero quaranta. Quest'anno però c'è un aspetto significativo che vorremmo evidenziare: alcuni ragazzi universitari canavesani hanno deciso di dare parte delle proprie vacanze,  del proprio tempo libero per aiutare il Meeting ad essere una realtà di incontro, di crescita umana e culturale, una realtà appunto – come richiama il Meeting nel proprio nome – di amicizia tra i popoli.

Negli stand si possono incontrare italiani ma anche spagnoli, russi ed egiziani, ugandesi e taiwanesi.  Si possono incontrare cattolici, ma anche ortodossi, ebrei e musulmani. Tutto questo è possibile grazie alla disponibilità di questi volontari,  migliaia di volontari di tutte le età. Nell'incontro conclusivo sono stati definiti dal sociologo Salvatore Abbruzzese, coloro che aprono le porte di un paradiso, del Paradiso. Facciamoci accompagnare da loro in questo viaggio, vediamo cosa ha spinto questi ragazzi a venire qui nel caldo riminese, non per andare al mare o in discoteca, ma per aiutare il Meeting a crescere e diffondersi nel mondo (a Madrid, a New York, a Il Cairo).

Giulia, alladiese, studentessa presso l'università di Novara, accompagna piccoli e grandi alla scoperta dei meccanismi del cervello. Le chiediamo perché  ha deciso di fare la volontaria. “Perché l’ho fatto l’anno scorso e ho capito che venire al Meeting ė un'opportunità per costruire un posto bello, donare al mondo della bellezza che senza me non sarebbe possibile. Io voglio fare la mia parte per un mondo migliore”.

I tuoi studi ti stanno aiutando a spiegare il cervello alle migliaia di visitatori degli stand riminesi? “Le  conoscenze acquisite in questi anni di apprendimento mi sono state certamente utili a rispondere alle più svariate domande su uno dei nostri organi ancora in parte da scoprire. Ho notato però che più spiegavo, più interagivo, più le loro domande diventavano utili a me e le mie spiegazioni a loro".

Cosa porterai a casa? “Ho scoperto che la scienza è per tutti: anche i bambini capivano. Un bambino di 10 anni, dopo avermi ascoltato, ha illustrato ai suoi amici l’affinità di legame, un concetto chimico estremamente complesso. A chiunque interessa sapere come siamo fatti. Dopo i primi giorni di un certo spavento siamo stati assaltati da oltre 300 visitatori all‘ora”.

Michele, studente di ingegneria biomedica presso il Politecnico di Torino, anche lui alladiese, riesce a far muovere delle macchinine con la forza del cervello. “L'associazione Euresis e la struttura universitaria dove vivo a Torino (Camplus ndr) cercavano ragazzi per una mostra sul cervello umano. Ne ho approfittato per dare corpo ad una idea che avevo da tempo: creare una macchina alimentata dalla concentrazione della mente. La cosa che mi colpisce di più è che i bambini hanno una maggiore capacità di concentrazione degli adulti. I più giovani sono più pronti, più sensibili a focalizzarsi su un obiettivo”.

Cosa ti ha colpito di piu? “L'interesse alla nostra opera da parte dei visitatori, dai più  conosciuti come i ministri Tria e Bussetti o l'astronauta Nespoli ai più stravaganti, come ad esempio un signore vestito da guerriero medievale o un altro da monaco shaolin".

Il tema di quest'anno del Meeting si basa su una frase di san Giovanni Paolo II: “Nacque il tuo nome da ciò che fissavi". Chiediamo ad un terzo volontario, studente dell’università di Torino, che sguardo ha avuto sul meeting, cosa lo ha di più aiutato a fissare la propria attenzione, la propria sensibilità. “Il lavoro del volontario non ė semplice, da chi serve ai tavoli degli stand gastronomici a chi sta ai parcheggi, a chi si occupa della sorveglianza. Ognuno ė il volto del Meeting per chi viene qui da quarant'anni o per la prima volta. Chissà cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo Meeting che si intitolerà «Privi di meraviglia restiamo sordi al sublime»”. Quanto sopra descritto sono piccoli esempi della storia del Meeting per l'amicizia tra i popoli.  Perché non pensare il prossimo anno di farne parte? (P.R.)

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