CANAVESE - Più soldi ai Comuni dagli impianti idroelettrici

| La Corte di Cassazione ha stabilito che i Comuni montani devono percepire i sovracanoni da tutti gli impianti idroelettrici a prescindere da dove questi siano ubicati

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CANAVESE - Più soldi ai Comuni dagli impianti idroelettrici
Le sentenze dei giudici si rispettano, sempre. E per quelle positive, questa volta, il sistema montagna nazionale può esultare. Perché la sentenza numero 16157 delle Sezioni Unite Civili della Corte Suprema di Cassazione è veramente importante per la montagna italiana, frutto di un contenzioso che durava dal 2013. Stabilisce che i Comuni montani devono percepire i sovracanoni da tutti gli impianti idroelettrici a prescindere da dove questi siano ubicati.
 
Era stata la legge di stabilità 2013 a prevedere al comma 137, che "al fine di consentire la prosecuzione  degli interventi infrastrutturali da parte dei Comuni e dei Bacini imbriferi montani, i sovracanoni idroelettrici, previsti ai sensi dell'articolo 1  della legge 27 dicembre 1953, n. 959, sono estesi con decorrenza  dal  1° gennaio 2013 a  tutti  gli  impianti  di  produzione di energia idroelettrica superiori a 220 kw di potenza nominale  media,  le  cui opere di presa ricadano in tutto o in parte nei territori dei Comuni compresi in un bacino imbrifero montano già delimitato". Tema poi ripreso dal "Collegato ambientale", la legge 221 del 2015 all'articolo 62. Ne erano seguiti diversi "attacchi" ai Consorzi da parte dei produttori idroelettrici, proseguiti negli ultimi anni. In campo erano scesi Uncem e Federbim e sul tema si erano impegnati anche diversi Parlamentari, tra i quali l'on. Enrico Borghi, past president nazionale di Uncem.
 
Sono stati definitivamente rigettati i ricorsi avanzati da privati contro la norma che dunque ha esteso i sovracanoni di bacino imbrifero montano previsti dalla legge 959/53 anche agli impianti posti al di fuori del perimetro dei consorzi, e quindi di fatto nei Comuni rivieraschi non montani. La Cassazione ha confermato che la norma in questione, è pienamente legittima sotto il profilo costituzionale e comunitario. Dopo una vicenda giudiziaria lunga cinque anni, oggi il diritto dei Comuni montani - singoli o associati in consorzi - di percepire i sovracanoni in relazione a tutti gli impianti (a prescindere dal rilievo altimetrico) non può più essere messo in discussione. Si tratta di una bella vittoria per i territori montani, che vedranno un aumento del gettito fiscale a loro favore. Una importante vittoria per la montagna italiana.
 
«È il frutto di una mobilitazione forte di Federbim - fanno sapere dall'associazione - grazie all'impegno della nostra Associazione, d'intesa con molti Consorzi imbriferi, con moltissimi Comuni montani e anche con diversi Parlamentari che nelle norme hanno sostenuto una storica istanza. Ora la sentenza ci dà ragione e si tratta di un ottimo successo per la montagna italiana, che ridefinisce i rapporti tra chi produce, genera e preserva il bene e chi invece lo utilizza, generando energia. Si accrescono i principi di sussidiarietà e uguaglianza, si riducono le sperequazionitra territori e i rischi di speculazione di una parte».
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