CASELLE - Licenziate dal Comune per «ripianare i debiti»

| In consiglio comunale lo sfogo e il dramma di una ex lavoratrice della «Gm Srl», partecipata di Borgaro e Caselle

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CASELLE - Licenziate dal Comune per «ripianare i debiti»
«Buonasera a tutti. Mi chiamo Loredana Bagnato, ho cinquantun'anni e, da 19 giorni sono una disoccupata. La mia collega, quasi coetanea, è disoccupata da 33 giorni. Nulla di nuovo, in questo orizzonte di crisi, direte voi tutti. E avreste ragione. Quello che forse non tutti, in quest'aula, sanno è che in questa nuova condizione ci ha messi, non un datore di lavoro che sopraffatto dai debiti ha chiuso i battenti. Ma un Ente Pubblico. Anzi, due. Due enti pubblici che hanno deciso di appianare i loro debiti, derivanti da buchi di bilancio “aziendale” insostenibili, “lasciando a casa” due dipendenti. Due donne e cinquantenni. L'equivalente di un disastro annunciato. Donne e cinquantenni, praticamente il margine del margine delle possibilità di una nuova opportunità di lavoro di un nuovo inizio, di una nuova vita». 
 
Inizia così la lettera scritta da Loredana Bagnato (nella foto) che è stata letta questa sera durante il consiglio comunale di Caselle tra l'imbarazzo, inevitabile, della politica locale. Perchè sono proprio i Comuni di Borgaro e Caselle ad aver "lasciato a casa" le dipendenti. «La società di cui parlo è la Gm srl, che, stante ai numeri “economici” e alle parole più volte pronunciate dagli amministratori comunali e societari, doveva essere chiusa. E gli Enti pubblici proprietari sono i comuni di Borgaro e Caselle. Era stata, nel maggio del 2006, la prima boccata di ossigeno per quattro agonizzanti LSU, i lavoratori socialmente utili. Per rendere più solida la nostra posizione all'interno di questa società, abbiamo imparato ad occuparci di ambiti diversi, legati a diversi servizi: dalla Scuola alla Segreteria, dal lavoro in esterna con gli Operai alla gestione dello sportello anagrafe di Mappano, dall'ufficio Casa al servizio di Polizia Municipale allo Sportello Tia/tari. Spostandoci da un edificio all'altro, da un Comune all'altro, da Caselle a Mappano, a Settimo». 
 
Poi la crisi. «A tutti i sette dipendenti viene detto che Caselle vuole uscire dalla società. A marzo partono tre lettere di licenziamento. Nella motivazione si legge: “A seguito delle disdette comunicateci dalle stazioni appaltanti (il Comune di Caselle ndr) tutte le attività di Gm srl subiranno una drastica contrazione". Caro dipendente, visto che i comuni non ci hanno più incaricato di svolgere i diversi servizi che finora hai svolto, io, societa Gm srl sono costretta a licenziarti». Da allora tutte le trattative sono finite puntualmente senza esiti positivi. Di più: Gm ha anche prorogato alcuni servizi, senza però riprendere le dipendenti in esubero o rinviare i licenziamenti. 
 
«Siamo donne e cinquantenni. Forse è anche per questo che useremo ogni singolo mezzo a nostra disposizione, ogni singolo giorno, tutti i giorni, finché non vedremo restituita dignità al nostro lavoro, alle energie profuse da nove anni a questa comunità, con la consapevolezza di essere state utili.  E mai, ripeto, mai, avremmo pensato di dover lottare per vedere riconosciuto un diritto che ci sembrava acquisito più con la trasparenza del nostro operato, piuttosto che con le norme di legge».
 
La risposta del sindaco di Caselle, Luca Baracco, non si è fatta attendere: «Tutti erano a conoscenza della situazione di Gm che arriva da due anni di perdite (oltre 100 mila euro). La società non poteva più andare avanti così. Le ridotte disponibilità dei Comuni (Borgaro e Caselle) non hanno consentito più di tirare avanti. Borgaro ha in essere contratti fino a fine anno. Caselle invece è fuori». Fumosa, invece, la risposta sulle motivazioni dei licenziamenti. «E' previsto un anno di disoccupazione» assicura il primo cittadino. Ma non può essere una soluzione.
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