CASTELLAMONTE - Sulla discarica c'è «puzza di mafia»

| Duro attacco del comitato «La voce dei monti pelati» su Vespia

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CASTELLAMONTE - Sulla discarica cè «puzza di mafia»
Pesanti riflessioni del Comitato dei monti pelati sull'imminente via libera alla riapertura della discarica di Vespia. Riapertura con annesso ampliamento. L'unica potenzialmente attiva in tutto il Canavese. La contrarietà dei residenti della zona era nota già da tempo. Solo che, fin qui, le istituzioni non hanno preso in considerazione il "no" degli abitanti delle frazioni vicine alla discarica. Per questo il comitato va all'attacco del previsto via libera alla riapertura da parte della città metropolitana. 
 
«Nonostante la discarica sia stata dichiarata mal concepita, mal realizzata e inquinante da vari servizi tecnici tra cui l’ARPA e il piano di bonifica, teoricamente in corso d’esecuzione non sia stato portato a compimento, esigenze di carattere naturalmente emergenziale e indilazionabili e ovviamente collegate a interessi superiori a salvaguardia dell’ambiente e salute pubblica, ne rendono ora impellente la riapertura per una capacità di ulteriori circa 110.000 mc. 
 
In retrospettiva, l’impatto sulla credibilità pubblica della vicenda ASA è urticante. A vario titolo ne sono stati e ne sono tutt’oggi coinvolti uffici, organi e dipartimenti di amministrazioni comunali, provinciali e regionali e statali. Questo è lo schema che, fra poche settimane ci verrà riproposto, con il rilascio di un’autorizzazione integrata ambientale per l’ampliamento della discarica di Vespia, con pochi adattamenti. Mentre, per coincidenza, il labirintico percorso procedurale amministrativo, da poche settimane, si è prodigiosamente semplificato. Quasi tutti i procedimenti sono confluiti in uno solo: quello del rilascio dell’AIA, la cui istanza è stata presentata da Agrigarden in aprile 2014, ricomprendendo oltre all’ampliamento anche una riprofilatura. Autorizzazione che se rilasciata nei prossimi giorni, verrebbe rilasciata in tempi veramente sospetti. 
 
Le tracce della bonifica ancora in corso, felpatamente, hanno perso visibilità procedurale in una dimensione di dati conflittuali, allarmanti, ma mai ponderabili come definitivi o indicativi di un inquinamento dovuto a circostanze sempre atipiche e mai croniche o strutturali. Questo il paradosso: la sfera privata criminale travolge quella pubblica, confondendosi in essa, senza che nessuno dissenta razionalmente. Si mercifica la salute pubblica e l’ambiente finanziando iniziative che pur targate a tutela della salute e dell’ambiente, alimentano quasi esclusivamente tornaconti individuali, spesso con chiari connotati mafiosi. E’ troppo facile osservare che con i circa 100 milioni sottratti si sarebbero potuti finanziare servizi pubblici locali di eccellenza, presidi medici e pronto soccorsi capillari, scuole d’avanguardia, asili alla portata di tutti, pensioni minime decorose (integrati dalla fiscalità locale), nuovi posti di lavoro a tutela e non per la distruzione del territorio.
 
Oltre a permettere di stuprare la terra, col nostro atteggiamento e i nostri soldi favoriamo e finanziamo non solo ladri e truffatori, ma anche clientele e frange parassitarie che: a) millantano riduzioni di sprechi e sacrifici indifferibili di diritti sociali, truccando rozzamente bilanci pubblici e piani finanziari; b) evasori che vogliono nascondere la produzione di rifiuti per far risultare meno attività, meno ricavi e meno gettito; c) criminali che smaltiscono a minor costo (quello degli RSU) rifiuti speciali, tossici e pericolosi e perché no, radioattivi; d) cosche che riciclano denaro capillarizzando la propria presa sul territorio, finanziando il voto di scambio e la corruzione. 
 
Certo, è vero che ogni discarica ha il suo Comitatino. Ma è anche vero che dagli anni ‘90 a Vespia si è messa in scena, con sinistra profondità, la rappresentazione di quanto l’illegalità con connotati mafiosi, sia diventata virale e ormai appartenga per definizione alla nostra cultura locale».
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