CANAVESE - Le nostre aziende fuori dalla crisi ma le previsioni per il 2019 non sono molto positive

| Per Confindustria previsioni pessimistiche nel settore industriale. A livello territoriale, soltanto ad Alessandria e Ivrea prevalgono aspettative lievemente ottimistiche, ma con indicatori di poco superiori al livello di equilibrio

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CANAVESE - Le nostre aziende fuori dalla crisi ma le previsioni per il 2019 non sono molto positive
Confindustria Piemonte illustra i dati dell’indagine relativa al primo trimestre 2019, realizzata nell’ambito della collaudata collaborazione tra Confindustria Piemonte, Unioncamere Piemonte, Intesa Sanpaolo e UniCredit per il monitoraggio della congiuntura economica piemontese. A livello territoriale, soltanto ad Alessandria e Ivrea prevalgono aspettative lievemente ottimistiche, ma con indicatori di poco superiori al livello di equilibrio. Negative le previsioni di Cuneo, Asti e Verbania, dove gli indicatori peggiorano sensibilmente rispetto ai mesi scorsi.  Nelle altre aree la fase espansiva sembra essersi arrestata. A Torino, in particolare, il clima di fiducia è decisamente cauto e prevalgono, sia pure di poco, previsioni di contrazione di ordini e produzione.

Con riferimento in particolare alle Imprese del Canavese che le previsioni per il Trimestre gennaio-marzo 2019 permangono ancora moderatamente positive, pur con aspettative in calo rispetto al trimestre precedente. Nonostante il raffreddamento delle aspettative da parte delle aziende, dovuto in particolare alle tensioni internazionali e alla guerra dei dazi nonché alle problematiche politiche italiane e alla crescita dello spread, il nostro territorio resta comunque tra le migliori aree del Piemonte.

In particolare, rimangono ottimistiche le previsioni per Produzione e Ordini, con saldo ottimisti pessimisti rispettivamente pari a +8,9 e +2.2. Sono costanti e con saldo zero le indicazioni per l’occupazione; al contrario, sono negative le aspettative per l’Export (Saldo Ottimisti pessimisti di -8,6) e, soprattutto, per la Redditività (SOP -8,9). In Canavese è limitata al 4.3% la Previsione di Ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni (contro il 9,9% regionale), mentre oltre l’80% delle Imprese canavesane prevede investimenti per i prossimi 12 mesi, di cui 24,4% significativi e per ampliamenti e il 57,8% per sostituzione.

Il raffreddamento del clima di fiducia è particolarmente marcato nel comparto dei macchinari e apparecchi, che nei mesi scorsi era stato uno dei settori portanti della ripresa. Gli indicatori restano lievemente espansivi ma si avvicinano alla stagnazione. Attese decisamente più fredde, ma ancora di crescita, nel comparto della gomma-plastica e nelle manifatture varie (gioielli ecc.). Peggiorano la chimica e il tessile, con previsioni negative. L’alimentare registra la consueta flessione stagionale dopo il picco delle festività natalizie. Restano negative le attese per edilizia e impiantisti. L’automotive  fa storia a sé, ma nel complesso le imprese prevedono una sostanziale stabilità dei livelli di produzione e ordini.

Più in dettaglio, nel comparto manifatturiero, il sondaggio di dicembre registra un ulteriore, marcato indebolimento di quasi tutti gli indicatori. In particolare, peggiorano le attese su produzione e ordini che tornano sfavorevoli dopo quasi quattro anni di crescita. In stallo l’export ma stabile su livelli ancora elevati il tasso di utilizzo degli impianti, frenano in misura sensibile gli investimenti. Nessuna novità sul lato occupazionale, dove da alcuni trimestri le aziende non hanno in programma variazioni della manodopera. Leggero ma significativo aumento del ricorso alla CIG.

Si amplia ulteriormente la “forbice” tra piccole e medie imprese, con indicatori di segno opposto per le due tipologie: pessimiste le imprese con meno di 50 addetti, cautamente ottimiste le imprese più grandi.

Nel comparto dei servizi, al contrario, il clima di fiducia rimane espansivo, con indicatori attestati su valori positivi (utilizzo dei servizi sopra l’80%) e in linea con quelli dei trimestri scorsi.  Con ogni probabilità, la asincronia tra i due comparti è dovuta alla diversa struttura temporale del carnet ordini: nel caso dei servizi, infatti, un terzo delle imprese ha ordini per oltre 6 mesi, mentre nell’industria gli ordini sono generalmente a più breve periodo.

 “L’indagine di dicembre conferma e anzi accentua i timori sulla tenuta dell’economia piemontese. Dopo quasi quattro anni il ciclo espansivo dell’industria manifatturiera sembra essersi concluso; i servizi non registrano ancora una inversione di tendenza grazie a una struttura più di lungo periodo del carnet ordini. Queste valutazioni non stupiscono dato il rapido, marcato peggioramento dello scenario complessivo in questi ultimi mesi”, commenta Fabio Ravanelli, Presidente di Confindustria Piemonte. (G.g.)

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