IVREA - Apologia di fascismo: una riflessione di Beiletti (Anpi)

| «Fonti giornalistiche sostengono che un sondaggio vedrebbe un 70% di Italiani favorevoli ad un colpo di Stato. Si cerca I'uomo forte»

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IVREA - Apologia di fascismo: una riflessione di Beiletti (Anpi)
E' possibile “recuperare'' alla democrazia?
 
«Premetto che sono contrario per principio ed indole alle strumentalità della politica di basso profilo, quella per intenderci che cerca voti, visibilità o posti di governo, ad ogni livello. Ciò detto, vorrei sottolineare come l'avanzata delle destre in Italia, in Europa, nel mondo non sia un problema solo di oggi. I più anziani ricorderanno il tintinnar di sciabole nel 1964, quando il generale De Lorenzo tentò di dar vita ad un colpo di stato col "piano Solo". Nel 1970 ci sfiorò il fantasma del golpe ispirato da Junio Valerio Borghese sotto la sigla "Fronte Nazionale" in collegamento con "Avanguardia Nazionale": Borghese, il "prìncipe nero", aveva aderito nel '43 alla repubblica sociale italiana.
 
Fonti giornalistiche sostengono che un sondaggio vedrebbe un 70 % di Italiani favorevoli oggi ad un colpo di Stato. Si cerca I' "uomo forte" che risolva magicamente i problemi, e al diavolo la democrazia! Che cos'è poi la democrazia, se pochi vanno al voto, se le multinazionali fanno il proprio comodo, se il volere popolare (ammesso che non sia ondivago e teleguidato) non è preso in considerazione?
 
Dall'America all'Europa all'Asia all'Africa crescono le dittature, i muri, le guerre ed il terrorismo. Ciò è quanto viene percepito, creando paura, disimpegno, rinascere delle destre. Che poi non sono mai morte, in realtà. Per tornare a casa nostra, dopo la guerra noi non avemmo nemmeno un nostro "processo di Norimberga": tranne poche condanne poi amnistiate nessuno pagò per gli errori e l'adesione al fascismo.  E poi, a ben riflettere, gli Italiani (e non solo) prediligono il centro-destra, hanno una lunga storia di riformismi, mediazioni alle spalle; sospinti dalle chiacchiere "da bar" preferiscono l'ideologia di destra che li spaventa meno (chissà perché?) al comunismo che peraltro non hanno mai provato.
 
Non parliamo poi del "negazionismo" che si ostina a chiudere gli occhi sulla mole di documentazione delle atrocità nazi-fasciste, contestando i numeri delle vittime e tirando continuamente in ballo quelle dell'Unione Sovietica, come se le une giustificassero le altre.  Tornando ora al nostro "orticello", le uscite in Ivrea di alcuni giovanotti nostalgici e propensi al pugilato e ai piccoli vandalismi non potrebbero impensierire una città antifascista come la nostra, se non vi fosse appunto uno sfondo a incoraggiarli. Come abbiamo detto più volte, nessun dialogo può esserci fra i Padri della nostra Costituzione e i torturatori che da essa furono condannati in perpetuo.
 
La XII disposizione finale della Costituzione italiana, infatti, vieta la riorganizzazione del partito fascista, non ha natura transitoria, ed ha appunto lo scopo di evitare che, dopo la caduta del regime fascista, questo possa essere reinstaurato mediante ricostituzione del partito che ne era alla guida. Le norme prevedono anche che l'apologia del fascismo sia un reato.  I nostri giovanotti denunciano di sentirsi "soffocati" dall'antifascismo. Possiamo anche capire (non giustificare), ma se una legge dello Stato prevede il reato di apologia del fascismo, se ne devono fare una ragione. La Storia li ha giudicati e condannati. Né vale la solita equazione stantia: chi non è fascista è per forza comunista. Ci dispiace: l'Anpi e tutti i Cittadini sono contro ogni totalitarismo e poiché in Italia abbiamo sofferto solo il fascismo, siamo antifascisti. Ci piacerebbe che studiassero meglio la storia...
 
Ora, come conciliare la nostra presa di posizione netta contro il dialogo (che li riconoscerebbe "politicamente") con la necessità che essi conoscano e prendano coscienza del passato in cui si identificano? Ci dicono che molti giovani, pur non essendo fascisti, tendono a concedere visibilità a costoro: sono compagni di scuola, hanno esperienze comuni, non amano che i "vecchi" e la politica impongano loro alcunché. Come possiamo recuperarli alla consapevolezza storica, "trasformarli" in cittadini democratici?  Non abbiamo ricette. Occorrono forse strumenti culturali diversi: psicologia, pedagogia, dialogo fra giovani fuori dalle Istituzioni? Il dibattito è aperto, come detto all'inizio, "senza strumentalità". L'Anpi ha il necessario prestigio, l'autorevolezza ed onestà per porsi la domanda e rivolgerla al Paese».
 
Mario Belletti - Presidente Anpi Sezione di Ivrea e Basso Canavese - Segreteria Provinciale Anpi Torino

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