IVREA - Il Pd boccia il bilancio della Giunta del sindaco Sertoli

| «Un giudizio negativo per una visione di città che vive sull'esistente, senza la capacità di attuare reali cambiamenti»

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IVREA - Il Pd boccia il bilancio della Giunta del sindaco Sertoli
Riceviamo e pubblichiamo la nota del Partito Democratico di Ivrea in merito al bilancio di previsione presentato in Consiglio comunale, lo scorso 23 dicembre, dall'amministrazione del sindaco Stefano Sertoli.
 
«Il Documento Unico di Programmazione (DUP) e il Bilancio Unico di previsione per il triennio 2020-2022 presentati dall’Amministrazione di Ivrea confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, una forte carenza di visione della città per i prossimi anni. Non si capisce, dalle linee di programma e dagli stanziamenti di bilancio, verso quale visione di città, quale progetto organico abbia in mente l’Amministrazione di Ivrea per la nostra città.
 
Il riconoscimento UNESCO costituisce senza dubbio l’elemento centrale su cui impostare obiettivi e politiche orientate a creare occasioni di crescita per Ivrea. Nel documento programmatico il tema Unesco è quasi inesistente o “timidamente” accennato, così come nel bilancio di previsione appaiono insufficienti gli stanziamenti su questo tema. L’Amministrazione comunale Sertoli è in colpevole ritardo nell’indicare la strada e il programma politico-amministrativo di azione, ed è priva di un indirizzo determinato a creare un volano forte di rilancio della Città sul tema che costituisce oggi il più forte valore aggiunto di Ivrea, oltre ad essere decisamente debole e inconsistente il coinvolgimento della città e della sua popolazione. Nulla si dice sull’Ente di Gestione che, a distanza di un anno e mezzo dall’ottenimento del riconoscimento UNESCO, non è ancora stato costituito, né si sa   in quale forma e con che soggetti si intende costituirlo. E’ importante che ne facciano parte tutti i soggetti che a diverso titolo possono e devono essere coinvolti nel processo di sviluppo dell’Ente, soggetti pubblici e privati.
 
Pensiamo al Comune di Ivrea, alla Fondazione Guelpa, alla Città Metropolitana di Torino e alla Regione Piemonte, alla Fondazione Olivetti, all’Archivio Storico Olivetti, al Cinema d’Impresa, ai diversi soggetti privati proprietari degli edifici storici divenuti patrimonio Unesco. Un complesso di soggetti ampio e articolato, ma che ognuno, per diversi motivi, è fondamentale sia parte attiva nell’Ente di Gestione. Inoltre Ivrea non può pensare e agire da sola. Adriano Olivetti e la sua visone culturale e sociale avevano un chiaro e forte respiro territoriale che non può e non deve essere dimenticato e sottovalutato. In questo senso l’Ente di Gestione sarebbe opportuno avesse un “Comitato di indirizzo” nel quale sia coinvolto a vario titolo il territorio Canavesano, per lo meno quello circostante a Ivrea. Un’importanza strategica va data al “visitor center”: è il biglietto da visita del sito e quindi deve essere molto attrattivo, saper coinvolgere il visitatore su quello che va a vedere e ciò che rappresenta, dare un quadro sufficientemente esaustivo di quella che è stata la storia dell’Olivetti e di quello ha rappresentato, ma che può ancora rappresentare, come modello economico, culturale e sociale di impresa e di modo di rapportarsi con il territorio. Appare quindi troppo modesta la proposta e l’approccio che l’Amministrazione comunale sta valutando: due stanze, pure piccole, seppur all’interno del prestigioso palazzo uffici della portineria del pino non sono adeguate allo scopo e all’obiettivo di un adeguato visitor center.
 
Dobbiamo pensare a un edificio molto più ampio in grado di ospitare una  vetrina e un percorso di visita ampio e articolato (che fine hanno fatto i bei pannelli della mostra allestita qualche anno fa per celebrare i cento anni delle Olivetti?).
In questa direzione perché non pensare all’edificio dell’ex Asilo Nido: una struttura storica per eccellenza, con spazi adeguati e di proprietà del comune. Tanti sono gli edifici storici nati e costruiti per uno scopo e poi passati ad altri utilizzi. L’asilo nido può, con gli stessi contenuti didattici ed educativi, essere collocato in altro luogo, magari pure con costi inferiori. Il museo a cielo aperto, MAAM, è stato per anni ed è ancora l’unica espressione concreta della rappresentazione organica della storia della Olivetti. In più è ancora oggi la traccia della visita che viene proposta e organizzata dagli accompagnatori ai turisti che vogliono visitare gli edifici della storia Olivetti.
 
Non è in buon stato, anche vista l’età. Sarebbe quindi opportuno e prioritario fare un restauro del percorso e dei vari pannelli ubicati sullo stesso. Eppure anche su questa bella struttura non una parola e soprattutto non un minimo stanziamento per un opportuno restauro. Il riconoscimento UNESCO, poi, è qualcosa di più e di diverso rispetto a un pur importante riconoscimento di un insieme di beni e edifici storici e di valore architettonico.  C’è dentro questo sito il riconoscimento di un modello di società (economica, del lavoro, sociale, culturale) che è esistita qui a Ivrea e che qui a Ivrea si è sviluppata e ha creato un’esperienza e una presenza che ancora in parte permane. L’idea di Ivrea come nuovo polo di ricerca e innovazione tecnologica va bene, meno la “trionfale” proposta contenuta nella così chiamata “Ico Valley”. Un obiettivo del genere per essere credibile dovrebbe trovare analoghe declinazioni negli obiettivi e nei sostegni economici e finanziari del governo e della Regione Piemonte.
 
Manca in questa Amministrazione una visione di territorio. Non c’è una parola su quella che dovrebbe essere invece la capacità e l’azione di Ivrea come Comune capofila di un territorio. Il contesto della Città Metropolitana deve costituire una opportunità per accreditare Ivrea come il polo nord-est della Città Metropolitana stessa. In questo senso Ivrea con i suoi servizi sovracomunali è già punto di riferimento di un territorio vasto. Per poter rendere concreto questo obiettivo è necessario non agire da soli, ma avere la capacità politica di costruire un’alleanza di territorio. Perché i problemi di Ivrea sono anche i problemi dei comuni dell’eporediese: saperli affrontare in una logica unitaria di territorio significa avere più forza, ridurre la dispersione di risorse, rendere più coerenti le politiche di gestione dei servizi, poter esercitare un ruolo più significativo all’interno del contesto istituzionale della Città Metropolitana. Per il suo peso e ilo suo ruolo Ivrea deve essere riferimento di una proposta di aggregazione per consolidare e rafforzare nel territorio eporediese quelle importanti risorse ed esperienze che ci sono sia nel settore produttivo che dei servizi. Per questo Ivrea deve consolidare il rapporto con i comuni contermini per una gestione associata dei servizi, in particolare quelli a valenza sovracomunale. Mentre invece questa Amministrazione ha addirittura abbandonato l’idea e la prospettiva della appena nata “Unione” con quattro comuni del circondario.
 
Appare poi estremamente riduttivo il ruolo al quale sembra essere stata relegata la società partecipata “Ivrea Parcheggi”. Se il suo ruolo si riduce unicamente al controllo del pagamento del parcheggio da parte degli utenti è ben poca cosa. Siamo ben lontani dall’idea di uno strumento al servizio della città per un’attività di gestione delle aree parcheggio e le strutture collegate alla mobilità. Oltre tutto non è assolutamente chiaro quale sia per l’Amministrazione il rapporto di partnership con il socio ACI che, anzi, sarebbe intenzionato a chiudere la sezione di Ivrea proprio per l’assenza di un più strutturale rapporto con la città di Ivrea e la sua Amministrazione.
 
Appaiono molto deludenti e insufficienti le scelte fatta dall’Amministrazione sul futuro di Ivrea e il rilancio della città.
Sul turismo vengono proposte vaghe enunciazioni di principio, ma non c’è un organico programma di azioni. Anzi addirittura il Comune di Ivrea, dopo che per iniziativa della passata Amministrazione ne aveva ospitato nella nostra città il consueto raduno, ha deciso di uscire dal comitato direttivo dell’Associazione Europea della Via Francigena. Si parla in più punti nel DUP del “fantomatico” nuovo Palazzetto dello Sport, e poi in bilancio non compare un minimo stanziamento su tale opera. Ci domandiamo se una città delle dimensioni di Ivrea possa sostenere l’esistenza di una struttura del genere quando, ad esempio, città di ben più ampia dimensione, come ad esempio Novara, fatichino non poco al suo mantenimento. Forse l’idea di un impianto di dimensioni più consone, ad esempio coma la vecchia palestra di via dei Cappuccini, potrebbe essere un proposta, se effettivamente necessaria, più adeguta.
 
Si parla di unificare gli uffici del comune sistemandoli, dopo ristrutturazione, a palazzo Giusiana. Un grave errore strategico chiudere alla città il più bel palazzo di Ivrea di proprietà del Comune facendone sede di uffici. Tra le possibilità da considerare e valutare attentamente vi è sicuramente, invece, quella di allocare a Palazzo Giusiana la biblioteca civica. Palazzo Giusiana, un immobile di sicuro prestigio, sarebbe in tal modo valorizzato al meglio e potrebbe diventare un prestigioso centro culturale della città di Ivrea, magari utilizzato per le presentazioni dei libri da parte delle librerie eporediesi, attività molto partecipata dai cittadini di Ivrea.
 
Invece si insiste con il voler riutilizzare il sito dell’edificio scolastico dell’ex istituto “Cena” addirittura con un investimento di più di cinque milioni di euro. Il trasferimento della biblioteca a Palazzo Giusiana consentirebbe invece di liberare i locali al pian terreno dell’edificio di Piazza Ottinetti che potrebbero essere ceduti a terzi, magari per attività commerciali rendendo così più viva quella bella piazza e il centro della città, e destinare i locali ai piani superiore agli spazi per le mostre temporanee al museo civico. Gli uffici riuniti del comune potrebbero trovare spazio, invece, nello stabile dove sono oggi già allocati gli uffici dell’ufficio tecnico e dell’ufficio tributi che potrebbe essere rialzati di due piani.
 
Anche dal punto di vista delle politiche commerciali non vengono indicate linee di indirizzo su iniziative rivolta a cercare di sostenere un settore che in questo momento vive un momento carico di significative criticità. Non una parola su obiettivi e iniziative, solo un generico stanziamento a fronte di non si sa cosa. Il mercato di via circonvallazione continua a essere una “location” critica e non vengono indicate soluzioni strutturali. Siamo convinti invece che il mercato debba essere riportato più a ridosso del centro. Non si tratta di pensare ai camion in via Palestro, quanto piuttosto a una distribuzione razionale e intelligente (magari per specialità merceologiche) nelle aree comprese tra piazza Freguglia, pazza del Rondolino, corso Botta, via Palestro, piazza Ottinetti. Inoltre va immaginata e sperimentata la location del mercato a Km 0 in piazza Gioberti e piazza Bergoglio. Il centro, le vie, le piazze si rianimano portando attività e persone con iniziative costanti e durature nel tempo.
 
Sono completamente spariti due interventi importanti: il pluriuso di San Bernardo e il collegamento di via Verdi con l’area ex Montefibre.  Sul primo intervento esisteva già il progetto di ristrutturazione dell’ex bocciodromo dove era già anche stato realizzato l’intervento di rifacimento del tetto. In questo piano triennale non c’è un euro stanziato per questo intervento che, quindi, almeno per questa tronata amministrativa non verrà realizzato lasciando quindi senza struttura il quartiere di San Bernardo e la città: altro che i proclami della campagna elettorale! Il collegamento stradale di via Verdi con l’area ex Montefibre costituirebbe un utilissimo collegamento alternativo a via Torino e via Dora Baltea. Uno sbaglio rinunciare completamente a questa opera. Del resto nulla si dice sulla necessità di attivarsi con azioni politiche incisive per insistere sulla realizzazione del “peduncolo” (proseguimento dell’Asse distributore verso Bollengo) e sull’ammodernamento della rete Ferroviaria.
 
Sui servizi vediamo confermato, per fortuna, l’impianto politico programmatico delle amministrazioni di centro-sinistra, con l’unica eccezione della gestione delle modalità di accesso e pagamento ai centri estivi dove le nuove direttive di questa amministrazione hanno fatto sì che il servizio si fortemente diminuito nella fruizione da parte dei bambini delle famiglie eporediesi. Complessivamente un giudizio decisamente negativo, per una visione di città che vive sull’esistente, senza la capacità di leggere la necessità di attuare reali cambiamenti, anche strutturali, adeguati al bisogno di rilancio a cui la città può aspirare».
 
Politica
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