IVREA - La notte nazionale del liceo classico al Botta

| Venerdì sera si rinnoverà il rito della festa della cultura, studenti e professori accoglieranno e accompagneranno gli ospiti

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IVREA - La notte nazionale del liceo classico al Botta
Marguerite Yourcenar ammoniva che gli antichi avevano già detto tutto: è vero. Se da oltre duemila anni sono ancora e sempre con noi un motivo c’è, o meglio ce ne sono tanti, ma tutti racchiudono in sé l’essenza dell’homo sapiens, la sua dote di logos e bellezza. Infatti la parola degli antichi greci e romani ha creato la meraviglia delle arti, delle lettere, delle scienze e si è rigenerata, secolo dopo secolo, figli dopo i padri e nani dopo i giganti, in un continuum di tradizione e di innovazione. Non è solamente l’età aurea della classicità che noi, cittadini del terzo millennio celebriamo, consci che il canone ha naturalmente inglobato le espressioni della sapienza dei secoli. La Notte nazionale dei Licei Classici è un’occasione per riflettere sul significato del nostro essere e della nostra storia.

E’ la testimonianza di ciò che siamo stati e la conoscenza di ciò che siamo, e se davvero vogliamo onorare il mandato costituzionale di tutela del patrimonio storico e artistico, dobbiamo mantenere viva nella comunità la memoria culturale di cui questo immenso patrimonio tangibile è significato. E che è un unicum (come il Liceo Classico). Ha ragione Maurizio Bettini: “Dal punto di vista del rapporto con la cultura, e quella classica in particolare, non siamo un paese come un altro”.
Peraltro l’eredità spirituale degli studia humanitatis ci richiama a un altro concetto-dovere di cittadini: greci e romani, nostri antenati, sono legati a noi da una continuità culturale che ce li rende vicini, ma, nella lontananza dell’esperienza temporale, anche altri. Diversità e identità sono termini e traguardi culturali quanto mai attuali per i cittadini di oggi e di domani che devono saper vivere la relatività del mondo, la tolleranza e la comprensione: in varietate concordia.

Infine (omne trinum est perfectum, dicevano gli Scolastici, per rimanere nel continuum di cui sopra), consideriamo un significato profondo degli studi classici proprio della scuola: crescere i giovani permettendo loro di costruirsi gli strumenti fondamentali per divenire donne e uomini consapevoli e responsabili, in grado di comprendere e di pensare liberamente, senza condizionamenti di sorta. Non è poca cosa in questa nostra epoca di banalità  e supponenza dilaganti. Allora l’esperienza di studi quotidiani sarà un viaggio ricco e prezioso, certo anche faticoso e per questo ancora più appagante. La meta, pur sapendo socraticamente di non sapere, essere pronti per il futuro, se è vero che, a causa dei grandi e continui cambiamenti strutturali, organizzativi e tecnologici, i lavori di oggi sono soggetti a variazioni rapide e radicali e quindi è necessario insegnare a imparare continuamente, a essere flessibili di mente, adattivi, creativi, coniugando scienza e humanities, e il sapere che permette di fare innovazione è quello umanistico, oggi come nel Rinascimento.

Venerdì sera si rinnoverà il rito della festa della cultura, studenti e professori accoglieranno e accompagneranno gli ospiti che vorranno condividere l’esperienza a vivere la classicità. Sarà benigno il cielo. Et large diffuso lumine ridet. (Lucia Mongiano)

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