PROFUGHI IN CANAVESE - Sindaci spaccati sull'accoglienza: «Prima pensiamo a chi fa fatica a prendere la pensione»

| All'incontro con il prefetto Saccone il territorio si è diviso in due anime separate sulla gestione dei migranti. C'è tempo fino a settembre per trovare un accordo tra i sindaci, alcuni possibilisti altri totalmente contrari

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PROFUGHI IN CANAVESE - Sindaci spaccati sullaccoglienza: «Prima pensiamo a chi fa fatica a prendere la pensione»
Una strategia comune per gestire i profughi sul territorio dell'alto Canavese. La proposta del prefetto Renato Saccone di gestire in prima linea, attraverso anche l'unione di più Comuni, la delicata partita dell'accoglienza, parte in Canavese da poli opposti. Dai sindaci possibilisti a quelli totalmente contrari. Giambattistino Chiono, primo cittadino di Busano, lo ha detto chiaramente anche al prefetto. «Quello dei migranti è un tema importante e delicato. Questa non è più un'emergenza perchè l'emergenza è qualcosa che dura poco. Invece qui sono anni che discutiamo di accoglienza. A mio avviso, sul nostro territorio, oggi c'è già un numero sufficiente di profughi. Altrimenti diventa un'invasione». 
 
Chiono, che guida un nutrito gruppo di sindaci del territorio, ne fa un problema (anche) di ordine economico. «Finché le risorse ci sono va tutto bene. E poi? Ogni profugo ci costa 1050 euro al mese e c'è gente che fa fatica a prendere poche centinaia di euro di pensione. I sindaci non riescono nemmeno ad asfaltare le strade dei propri paesi. Siamo all'assurdo: c'è persino uno Stato che non mi permette di usare i soldi che ho accantonato nel corso degli anni. Anche fossi disposto ad accogliere con quali risorse e in quali strutture potrei farlo?».
 
Più sfumata la posizione di Ornella Moretto, sindaco di San Ponso e presidente dell'assemblea dei sindaci del Ciss 38, il consorzio dei servizi socio assistenziali che potrebbe farsi carico dell'accoglienza dei migranti (come hanno già fatto altri consorzi in zona). «Ne abbiamo già discusso a livello di consorzio ma non è facile convincere tutti. Non abbiamo il personale nei Comuni piccoli per seguire i migranti. Ne avremmo anche bisogno nei centri che vanno via via spopolandosi ma come possiamo integrarli davvero?». E il sindaco di Locana, Giovanni Bruno Mattiet, ha aggiunto: «In un Comune di montagna l'accoglienza c'è sempre stata ma le nostre condizioni vanno tenute in considerazioni: siamo pieni di anziani e case vuote perche la gente se ne va. La nostra parte la faremo ma solo attraverso il Ciss 38 perché da soli, come Comuni, non andiamo da nessuna parte». 
 
Possibilista Edo Gaetano, vicesindaco di Rivarolo Canavese: «Oggi stiamo subendo questa emergenza. Dobbiamo imparare a gestirla. Dobbiamo avere il coraggio di fare una scelta come quella di aderire allo Sprar. In questo modo potremo gestire direttamente il problema». L'esempio dello Sprar, ad esempio, è stato un successo a Chiesanuova (dove è iniziato quindici anni fa) tanto che, di recente, vi ha aderito anche il Comune di Colleretto Castelnuovo. La gestione diretta, come ha suggerito il prefetto, permetterà al territorio di stabilire un numero massimo di profughi da gestire, oltre il quale non sarà possibile andare. C'è tempo fino a settembre per trovare un accordo tra i sindaci.
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