RIVAROLO - Il viale senza nome diventa via Monsignor Bosio

| Il sindaco Rostagno intitola un'altra via. Questa volta scelta una strada ufficialmente senza nome che sarà dedicata all'ex parroco

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RIVAROLO - Il viale senza nome diventa via Monsignor Bosio
Sarà intitolato a Monsignor Mario Bosio il viale alberato al fondo di via Ivrea formalmente senza nome. La cerimonia domenica 25 settembre alle 12, nell'ambito del festeggiamenti per la patronale di San Michele. Monsignor Mario Bosio era nato a Montanaro il 29 novembre del 1917. Intraprese gli studi da seminarista dopo aver ricevuto l'ordinazione presbiteriale da monsignor Paolo Rostagno il 2 giugno del 1940. Viene prima assegnato alla comunità di Azeglio ed in seguito, come vice parroco, a Feletto. Nel 1948 lascia la parrocchia felettese per affiancare a Rivarolo Canavese il parroco e teologo Vincenzo Stragiotti. Don Bosio diventa parroco di San Michele a Rivarolo nel 1950, su nomina del vescovo Rostagno. 
 
Elemento tangibile della sua opera in città fu la ripresa, da lui fortemente voluta, della distribuzione del bollettino parrocchiale, precedentemente interrotta dai turbolenti anni della guerra. Una via, come diceva spesso, «per essere nelle case di ognuno». Don Mario si rese protagonista di un evento molto importante della storia di Rivarolo: il completamente dei lavori di costruzione della chiesa di San Michele, iniziati nel 1759 dall'allora parroco don Antonio Ghizzardi e dall'allora sindaco Viani, i quali posero la prima pietra della chiesa più famosa e visitata di Rivarolo. I lavori, però, si arrestarono nella parte alta dell'edificio e vennero ripresi solo grazie all'interessamento di don Mario. 
 
Fu una vita spirituale e di grande lavoro per la comunità di Rivarolo, quella di don Mario. Persino il Papa, Giovanni Paolo II, invocò sul parroco rivarolese la Benedizione Apostolica. Un semplice uomo di chiesa ma dalle grandi qualità. Una persona di grande statura morale. Forse questo è il ricordo autentico da tramandare. Quello di un uomo che, con coraggio e determinazione, ha affrontato le difficoltà, difendendo la sua scelta di fedeltà al ministero sacerdotale anche nei momenti problematici per la vita della chiesa. Nel 1944, ostaggio insieme ad altri tra le mura dell'oratorio di Feletto in fiamme, sotto il tiro delle sentinelle tedesche, s'impose contro la violenza per poter continuare a celebrare la Messa di ogni giorno. Rischiando la vita come viene richiesto agli uomini di Dio.
 
Ricevette l'onirificenza della nomina a Cappellano di Sua Santità e l'appellativo di Monsignore il 29 settembre del 2002, su richiesta del vescovo d'Ivrea, Monsignor Arrigo Miglio, ad opera di Papa Giovanni Paolo II. Pochi mesi prima della morte, avvenuta il primo marzo del 2003. 
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