RIVAROLO - Scandalo gay: studenti del Botta contro la prof

| Si intitola «La paura dell’uguale» la lettera scritta dai rappresentanti degli studenti del liceo Botta d'Ivrea

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RIVAROLO - Scandalo gay: studenti del Botta contro la prof
Si intitola «La paura dell’uguale» la dura lettera scritta dai rappresentanti degli studenti del liceo Botta d'Ivrea, in risposta all'articolo che la professoressa Cristina Zaccanti (che insegna nello stesso liceo) ha scritto sul bollettino parrocchiale di Rivarolo. Un articolo bollato come «anti-gay» da stampa e tv. La presa di posizione degli studenti è netta. 
 
«Zaccanti ha esposto sul bollettino pastorale della parrocchia di Rivarolo affermazioni senza valenza scientifica né rispetto nei confronti dei martoriati omosessuali italiani, in particolare, e del mondo, in generale. Leggendo l’articolo, due sono le dichiarazioni errate che saltano subito agli occhi dei lettori. La prima: “All’insaputa delle famiglie il bambino viene orientato all’omosessualità che si configura sullo stesso piano dell’eterosessualità”; tutto questo, ritiene l’insegnante, avviene attraverso la somministrazioni di particolari ormoni che ritardano la crescita dell’individuo. Tolto il fatto che tale situazione sarebbe passibile di denuncia da parte delle famiglie il cui figlio è stato oggetto di tali operazioni farmacologiche, ciò che fa sorgere dubbi è l’affermazione secondo cui l’omosessualità non sia sullo stesso piano dell’eterosessualità. Fino a prova contraria, la costituzione italiana prevede che vengano rispettati, in modo eguale di fronte alla legge, la quale è l’unico mezzo per capire chi sia nel giusto e chi in errore, qualsiasi persona a prescindere dal tipo di orientamento sessuale, ideologico, di razza, religioso… Per tanto, come lo Stato rispetta tutte le confessioni religiose (cristiana, musulmana, ebrea...), ideologiche o razziali, così esso deve sostenere e favorire in egual modo omosessuali ed eterosessuali. 
 
Non è lecito sostenere che i gay siano contro natura, poiché nessuno può definire cosa sia naturale o meno al di fuori della scienza, che non ritiene che tali individui siano anomali. La seconda affermazione: “La famiglia cosiddetta naturale […] viene posta in una luce sempre più oppressiva […]. Si vuole invece presentare la famiglia omosessuale come […] l’ideale per accogliere bambini prodotti secondo i criteri della selezione e della zootecnia”. Nella legge non si vuole mettere in luce né in ombra nessuno: chi ritenesse la famiglia omosessuale migliore della tradizionale avrebbe allo stesso modo una posizione errata e discriminatoria, poiché la Costituzione non distingue tra famiglia omosessuale e eterosessuale, dunque implicitamente afferma la perfetta uguaglianza tra le due. Riguardo ai bambini, c’è veramente poco o niente da dire: essi non sono prodotti come bestie e allevati come tali, ma semplicemente nati con altre modalità di concepimento, per dare la possibilità a chi non ne ha di avere la gioia di accudire un figlio. Perché ci preoccupiamo tanto di non dare figli ai gay, ma accettiamo che le donne sterili ne possano avere uno? Secondo noi in nessuno dei due casi ci dovrebbero essere problemi, ma la domanda è rivolta a omofobi e razzisti in generale. 
 
Dal punto di vista storico, tali discriminazioni sono sempre state alla base delle peggiori rappresaglie e olocausti, avvenuti per mano di spietati uomini di diverse tendenze politiche e religiose. Per evitare che tutto questo possa avvenire nuovamente, esprimiamo la nostra indignazione all’idea di stare in un istituto scolastico (che da sempre ha respinto ogni forma di omofobia) assieme ad un’insegnante che ha espresso tali affermazioni. Inoltre, esse non devono essere sostenute da un’insegnante di un istituto laico e statale, dove le discipline scientifiche ci insegnano uguaglianza e rispetto. Per questo abbiamo voluto scrivere questa lettera, chiarendo la nostra posizione di neo-eletti rappresentanti della componente studenti in consiglio di istituto al Liceo “Carlo Botta” di Ivrea. Sperando che il nostro tentativo non sia stato vano, vi abbiamo esposto il nostro punto di vista, per poter tornare a vivere nella scuola che ci ha attratti al momento della nostra scelta nel passaggio da medie a superiori e poter vivere nell’uguaglianza più assoluta, tema fondamentale e alla base del nostro pensiero di rappresentanti e del nostro vivere civile». 
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