SAITTA: L'OSPEDALE DI CUORGNE' NON VE LO CHIUDO

| L'assessore regionale risponde alla lettera di Pezzetto e ai timori di tanti

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SAITTA: LOSPEDALE DI CUORGNE NON VE LO CHIUDO
«Sono a conoscenza delle preoccupazioni e delle paure dei cittadini, le rispetto, le comprendo e come amministratore ho il dovere di farmene carico e di fornire delle risposte. La delibera 1-600 sul riordino della rete ospedaliera non chiude nessun ospedale: l’offerta ospedaliera non diminuirà, ma sarà migliorata per garantire sicurezza e salute. La delibera classifica la struttura di Cuorgnè come ‘ospedale di area disagiata’. Si tratta di un ospedale nel senso pieno del termine, con un Pronto Soccorso h24, quindi un presidio inserito nella rete dell’Emergenza-Urgenza, non una semplice lungodegenza o un poliambulatorio. Non solo l’ospedale di Cuorgnè non perderà nessuna delle attività che attualmente si svolgono, ma, nella fase di attuazione della delibera che avverrà in due-tre anni, sarà possibile implementare l’ospedale con ulteriori attività/servizi: come scritto con precisione nella delibera, spetterà all’assessorato, su proposta dei direttori generali delle aziende, definire l’allocazione definitiva delle discipline non connesse all’Emergenza urgenza». E’ la risposta dell’assessore regionale alla sanità, Antonio Saitta, alla lettera inviata nei giorni scorsi dal sindaco di Cuorgnè, Beppe Pezzetto.
 
 «Voglio poi ricordare che il riordino della rete ospedaliera verrà attuato contestualmente alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale e alla riorganizzazione del 118 – aggiunge Saitta - siamo convinti che soprattutto nei territori montani con popolazione prevalentemente anziana, occorra passare da una visione sanitaria prevalentemente incentrata sull’ospedale a una impostazione ‘territoriale’, e per questo assegneremo ai nuovi direttori generali che nomineremo ad aprile obiettivi non generici, ma specifici e articolati, con una particolare rilevanza assegnata proprio all’assistenza territoriale”.
 
Sul punto nascite di Cuorgnè e sulle richieste avanzate dal gruppo “Sosteniamo l'ostetricia di Cuorgnè”, l’assessore Saitta così risponde: «Il Punto nascite venne trasferito da Ivrea a Cuorgnè provvisoriamente a causa dei lavori di ristrutturazione dell’ospedale di Ivrea. Terminati i lavori il Punto nascite è ritornato nella sua originaria collocazione. La delibera sul riordino della rete ospedaliera del 14 marzo 2013 (Giunta Cota), stabiliva la disattivazione di otto Punti nascite sotto soglia, tra cui quello di Cuorgnè. Qui, peraltro, sarà attivato il nuovo Day Service materno-infantile. Pertanto le gestanti non saranno certo abbandonate al loro destino. Il Patto per la salute e il regolamento attuativo stabiliscono che i Punti nascite possono essere mantenuti solo nei Dea di I e II livello. E non si tratta di una discrezionalità o una scelta dettata da ragioni di risparmio, ma dal rispetto di precisi parametri tesi alla tutela della salute delle mamme e dei nascituri». 
 
Saitta conferma che i parti devono avvenire in strutture dove sono presenti tutti i reparti indispensabili a garantire interventi di emergenza (cardiologia, neurologia, rianimazione). Infine, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato in 1.000 parti la soglia dei Punti nascite: «Come amministrazione regionale riteniamo che sotto l’asticella dei 500 parti ci sia un inaccettabile rischio per le mamme e per i bambini. Pertanto, la chiusura dei Punti nascite non è giustificata da ragioni di risparmio, ma solo di sicurezza».
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